Riyadh, 2 febbraio 2026 – Gli otto paesi più influenti dell’Opec+ hanno deciso ieri sera, durante una riunione in videoconferenza, di tenere ferma la produzione di petrolio almeno fino a marzo. Nonostante i recenti scossoni nei prezzi e le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman – che insieme coprono circa metà dell’output globale – hanno preferito non correre rischi, confermando la sospensione degli aumenti produttivi già in vigore da gennaio.
Opec+ punta sulla prudenza
Nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale dell’Opec, si legge che i membri “seguiranno con attenzione l’andamento del mercato” e che, nel loro “impegno costante a mantenere la stabilità”, hanno ribadito l’importanza di un “approccio prudente” e di restare “flessibili”. In sostanza, niente aumento della produzione per ora. Questa decisione rispecchia le incertezze legate alle tensioni geopolitiche – soprattutto dopo l’azione militare statunitense in Venezuela e il peggioramento dei rapporti tra Washington e Teheran – e le oscillazioni dei prezzi viste nelle ultime settimane.
Mercati in attesa, prezzi altalenanti
Il prezzo del greggio Brent ha oscillato tra 78 e 82 dollari al barile nell’ultimo mese, con rapidi saliscendi. Gli esperti di grandi banche come Goldman Sachs e JP Morgan sottolineano che la scelta dell’Opec+ era ampiamente prevista. “Adesso si va con i piedi di piombo: nessuno vuole far saltare il fragile equilibrio”, spiega un trader londinese contattato subito dopo la pubblicazione del comunicato. Anche a New York, dove il WTI ha chiuso a 76,40 dollari ieri, la reazione è stata moderata. Solo qualche scambio nervoso nelle prime ore del mattino.
Tensioni internazionali pesano sul mercato
Lo scenario globale resta incerto. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, acuite dall’attacco missilistico a una base americana in Iraq il 28 gennaio, continuano a pesare sul settore. “La situazione cambia in fretta, ogni decisione frettolosa può avere effetti imprevedibili”, ha detto un funzionario del ministero dell’Energia saudita in un’intervista alla Reuters. Anche la Russia, alle prese con sanzioni e una produzione interna in calo, sembra preferire la linea del “vediamo”.
Marzo, la prossima tappa decisiva
La prossima riunione degli otto membri dell’Opec+ è fissata per il primo marzo 2026. Solo allora – spiegano fonti vicine all’organizzazione – si deciderà se aumentare la produzione. Fino ad allora, tutto resta bloccato. “Non escludiamo nulla, ma per ora serve stabilità”, ha detto un delegato kuwaitiano al termine della videoconferenza.
Cosa significa per l’Italia e l’Europa
Per l’Italia e l’Europa, la scelta dell’Opec+ porta almeno due mesi di calma sui prezzi alla pompa. I dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano che il costo medio della benzina si mantiene stabile intorno a 1,84 euro al litro. Le associazioni dei consumatori però mettono in guardia: “Basta un piccolo sussulto nei mercati internazionali per far ripartire i rincari”, avverte Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.
Un equilibrio fragile, tutti guardano a marzo
In definitiva, la decisione dell’Opec+ riflette un equilibrio molto delicato: tra le esigenze dei paesi produttori, le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati. Tutti attendono marzo per capire se ci sarà qualche novità. Intanto, gli occhi restano puntati su Washington e Teheran. E su chi controlla davvero il petrolio nel mondo.
