Crosetto avverte: rischio di rincari e trasporti più costosi fino al 40%

Crosetto avverte: rischio di rincari e trasporti più costosi fino al 40%

Crosetto avverte: rischio di rincari e trasporti più costosi fino al 40%

Giada Liguori

Marzo 3, 2026

Roma, 3 marzo 2026 – Questa mattina il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato dei rischi legati alle tensioni nello stretto di Hormuz. Un passaggio chiave, dove ogni giorno transitano tra i 17 e i 20 milioni di barili di petrolio, pari al 20% della produzione mondiale, e oltre il 30% del commercio globale di gas naturale liquefatto (GNL). Crosetto ha sottolineato come questo corridoio rappresenti una delle arterie energetiche vitali per tutta l’economia internazionale.

Stretto di Hormuz: la spina dorsale dell’energia mondiale sotto assedio

Il ministro ha spiegato che anche una piccola riduzione del flusso o un aumento del rischio percepito possono avere effetti immediati sui prezzi dell’energia. “Non serve molto – ha detto – per far salire i premi assicurativi e aumentare i costi di trasporto fino al 30-40%”. Le sue parole arrivano in un momento delicato, dopo l’ultimo attacco all’Iran che ha riacceso le preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture.

Lo stretto, largo appena una quarantina di chilometri nel punto più stretto tra Oman e Iran, è monitorato da vicino dalle grandi potenze mondiali. Ogni giorno navi cisterna cariche di petrolio e GNL attraversano queste acque, dirette verso Europa, Asia e Stati Uniti. Un blocco o anche solo una minaccia alla navigazione libera avrebbe ripercussioni immediate sui mercati.

Prezzi dell’energia in balia degli eventi dopo l’attacco all’Iran

Oggi è intervenuto anche Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’Energia, durante l’audizione davanti alla X commissione della Camera sul decreto bollette. “Dopo l’attacco all’Iran – ha detto – ci aspettiamo una forte volatilità dei prezzi dell’energia fino a quando le tensioni non si calmeranno”. Si riferisce alle oscillazioni viste nelle ultime settimane, con il Brent che ha superato i 90 dollari al barile in alcune giornate.

Regina ha sottolineato l’importanza dell’energia per la competitività delle imprese italiane ed europee. “Ora più che mai – ha aggiunto – serve garantire le forniture ed evitare costi extra che pesano sulla competitività, come l’Ets”, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Per il rappresentante degli industriali è urgente approvare il decreto bollette e rafforzare il coordinamento europeo per gestire queste emergenze.

Il peso sulle assicurazioni e sui trasporti

Le tensioni nello stretto di Hormuz non impattano solo sui prezzi del petrolio. Fonti del settore marittimo raccontano che alcune compagnie hanno già aumentato i premi assicurativi per le navi che transitano in zona. “Il rischio percepito è cresciuto – spiega un broker londinese – e questo si traduce subito in costi più alti”. Nel frattempo armatori e operatori stanno valutando rotte alternative, anche se più lunghe e costose.

I rincari si fanno sentire anche sulle bollette di famiglie e imprese. Secondo le prime stime, se la situazione dovesse durare, i costi del gas e dell’elettricità potrebbero salire già nelle prossime settimane. A preoccuparsi di più sono le aziende che consumano molta energia, con margini stretti e una concorrenza internazionale sempre più agguerrita.

Appello a un’azione europea rapida e coordinata

Durante l’audizione, Regina ha ribadito l’urgenza di mettere al centro la sicurezza e la competitività dell’Unione Europea. “Serve un coordinamento comune per affrontare queste emergenze”, ha detto, chiedendo di accelerare sull’approvazione del decreto bollette. Il rischio, secondo Confindustria, è che le imprese italiane perdano ancora terreno sui mercati globali.

A Bruxelles si discute intanto di possibili mosse straordinarie per garantire stabilità nelle forniture energetiche. Tra le opzioni sul tavolo ci sono l’acquisto congiunto di gas e petrolio da parte dei Paesi membri e la creazione di riserve strategiche comuni. Ma i tempi restano incerti e la tensione nello stretto di Hormuz continua a tenere i mercati con il fiato sospeso.