Il settore manifatturiero nell’eurozona raggiunge il picco in 4 anni a febbraio

Il settore manifatturiero nell'eurozona raggiunge il picco in 4 anni a febbraio

Il settore manifatturiero nell'eurozona raggiunge il picco in 4 anni a febbraio

Giada Liguori

Marzo 3, 2026

Milano, 3 marzo 2026 – Il settore manifatturiero nell’area euro ha mostrato a febbraio la sua migliore performance da quasi quattro anni. È quanto emerge dai dati pubblicati questa mattina dall’Hcob. L’indice Pmi manifatturiero dell’eurozona è salito a 50,8 punti, contro i 49,5 di gennaio, toccando il livello più alto da 44 mesi. Un segnale che molti leggono come una ritrovata fiducia tra le imprese e una domanda che piano piano si rafforza.

La Germania guida la ripresa con nuovi ordini in crescita

A spingere la crescita è soprattutto la Germania, considerata il cuore industriale del continente. Qui l’indice è passato a 50,9 punti dai 49,1 di gennaio, in linea con la media europea. Secondo diversi esperti, il dato riflette un aumento degli ordini, sia interni sia provenienti dall’estero. “Abbiamo visto una crescita degli ordini soprattutto nel settore auto e nei macchinari”, ha spiegato un portavoce della Bundesverband der Deutschen Industrie (BDI), la principale associazione industriale tedesca.

Diverso il quadro in Francia, dove il Pmi è sceso a 50,1 punti da 51,2 di gennaio. Un rallentamento legato, secondo le prime analisi di Société Générale, a una domanda interna meno vivace e a qualche difficoltà nei comparti tessile e chimico. Resta comunque sopra la soglia di 50 punti, che distingue la crescita dalla contrazione.

Ottimismo in aumento, ma i prezzi restano una spina nel fianco

Il report Hcob sottolinea come nell’eurozona l’aumento dei nuovi ordini abbia dato impulso a una “forte espansione della produzione industriale”. Le imprese intervistate hanno mostrato il livello di fiducia più alto sulle prospettive di crescita dal febbraio 2022. “C’è più ottimismo per i prossimi dodici mesi”, conferma un manager di una media azienda meccanica lombarda, “anche se qualche dubbio sui costi rimane”.

Ed è proprio sui costi che si concentrano le maggiori preoccupazioni. L’inflazione dei prezzi dei beni ha accelerato per il terzo mese di fila, raggiungendo il picco più alto da oltre tre anni. Questo si riflette anche sui prezzi di vendita delle aziende manifatturiere, aumentati a un ritmo che non si vedeva da marzo 2023. “Sentiamo il peso dell’aumento delle materie prime e dell’energia”, ammette un imprenditore veneto nel settore della plastica.

Cosa significa per la Banca Centrale Europea e per le imprese

Il rafforzamento del manifatturiero arriva in un momento delicato per la Banca Centrale Europea, che deve trovare l’equilibrio tra sostenere la crescita e tenere sotto controllo l’inflazione. Alcuni economisti consultati da alanews.it prevedono che la BCE manterrà un atteggiamento prudente nelle prossime riunioni, osservando da vicino l’andamento dei prezzi alla produzione.

Per le imprese, la situazione resta a doppio volto: da una parte la ripresa degli ordini e un clima più positivo; dall’altra l’incertezza legata ai costi e alle tensioni geopolitiche che pesano sui mercati delle materie prime. “Parleremo di vera ripresa solo quando i prezzi si stabilizzeranno e la domanda si rafforzerà anche fuori dall’Europa”, dice un dirigente di Confindustria Emilia-Romagna.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Gli analisti guardano con cautela al futuro, prevedendo che la crescita del manifatturiero nell’eurozona possa continuare, anche se con qualche alti e bassi dovuti alle variabili internazionali. Il prossimo aggiornamento del Pmi sarà seguito con attenzione da banche, investitori e istituzioni europee, alla ricerca di segnali concreti di una ripresa che si consolida.

Nel frattempo, dalle fabbriche di Stoccarda ai capannoni di Brescia, si respira un’aria di prudente fiducia. “Non è ancora il momento di cantare vittoria”, racconta un operaio specializzato durante il cambio turno alle 6 del mattino, “ma almeno adesso sulla lavagna degli ordini ne vediamo qualcuno in più”. E in tempi così incerti, anche un piccolo segnale può fare la differenza.