Milano, 3 marzo 2026 – Il prezzo del petrolio torna a correre sui mercati internazionali. Questa mattina il WTI con consegna ad aprile è scambiato a 72,80 dollari al barile, in rialzo del 2,20%. Non da meno il Brent con consegna a maggio, che sale a 79,95 dollari al barile, segnando un +2,87%. Il movimento, registrato nelle prime ore e con l’apertura delle principali piazze europee, riflette diversi fattori che stanno muovendo il settore dell’energia e influenzano le attese degli investitori.
Tensioni e domanda: perché il petrolio sale
Gli esperti di Goldman Sachs spiegano che l’aumento di oggi nasce da più elementi. Da un lato, le tensioni geopolitiche in zone strategiche come il Golfo Persico. Dall’altro, segnali di una domanda che si sta riprendendo dopo settimane di incertezza. “Il mercato sta prezzando sia i rischi sull’offerta sia le aspettative di crescita dei consumi”, dice Marco Bellini, strategist energetico di una banca d’affari di Milano.
Non solo. A spingere i prezzi anche le ultime dichiarazioni dell’OPEC+, che ha lasciato intendere la possibilità di mantenere i tagli alla produzione almeno fino all’estate. Una mossa per sostenere i prezzi, in un momento ancora delicato.
Petrolio in rialzo, mercati ed economie in allerta
L’aumento del prezzo del petrolio si fa sentire subito sulle borse e sulle valute dei paesi esportatori. A Piazza Affari, il settore energia ha aperto in positivo: titoli come Eni e Saipem hanno guadagnato oltre l’1% nelle prime contrattazioni. “Gli operatori seguono con attenzione le mosse dei grandi produttori”, racconta un trader milanese poco dopo le 9.30.
Per chi importa petrolio, invece, i prezzi più alti sono un problema. In Italia, secondo l’Unione Petrolifera, ogni dollaro in più al barile si traduce in un aumento di circa 1,5 centesimi al litro alla pompa. Un costo che pesa soprattutto sulle famiglie e sulle aziende che consumano molta energia.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Gli esperti restano cauti sul futuro. “Molto dipenderà da come evolveranno le tensioni internazionali e dalle mosse dell’OPEC+”, spiega Silvia Romano di Nomisma Energia. Si guarda con attenzione a quello che succede in Medio Oriente e a come le sanzioni in vigore possano influire sui produttori.
Intanto il mercato attende i dati sulle scorte di petrolio negli Stati Uniti, in arrivo domani. Le prime anticipazioni di Reuters parlano di una possibile leggera diminuzione delle riserve, un segnale che di solito sostiene i prezzi.
Reazioni dal settore e dai governi
Nel mondo della distribuzione carburanti la preoccupazione cresce. “Se i prezzi continueranno così anche nei prossimi giorni, vedremo nuovi aumenti alla pompa già entro fine settimana”, avverte Giuseppe Ricci, presidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità). Le associazioni dei consumatori, intanto, chiedono al governo interventi per frenare il rincaro.
Oltre oceano, la Casa Bianca segue l’andamento con attenzione. Un portavoce del Dipartimento dell’Energia ha confermato l’impegno a monitorare la situazione e a valutare eventuali azioni sulle riserve strategiche, se necessario.
Petrolio, un indicatore sempre al centro dell’economia globale
La situazione resta complicata. L’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) prevede che la domanda globale di petrolio crescerà nel 2026 di circa 1,2 milioni di barili al giorno rispetto al 2025. Ma le incertezze legate alla transizione energetica e alle politiche climatiche continuano a influenzare le strategie dei grandi protagonisti.
In questo quadro, il prezzo del petrolio rimane uno dei segnali più osservati e delicati dell’economia mondiale. Oggi, tra rialzi improvvisi e prudenza, continua a tenere banco sui mercati e nelle stanze dei governi.
