Doha, 3 marzo 2026 – QatarEnergy ha fermato la produzione di gas naturale liquefatto e altri prodotti dopo una serie di attacchi militari che hanno colpito i suoi impianti principali a Ras Laffan e Mesaieed, nel nord-est del Qatar. La notizia, lanciata da Bloomberg e confermata dalla stessa compagnia, arriva in un momento delicato per il mercato mondiale dell’energia.
Droni in azione contro gli impianti di Ras Laffan
Secondo il Ministero della Difesa del Qatar, almeno un drone ha colpito direttamente una struttura di QatarEnergy a Ras Laffan, sede del più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo. L’attacco è avvenuto nelle prime ore del mattino, mentre il personale era già al lavoro. “Abbiamo subito attivato i protocolli di sicurezza”, ha detto un portavoce della società, senza però entrare nei dettagli su eventuali vittime o danni.
Le autorità hanno subito isolato l’area e aperto un’indagine. Sul posto sono arrivate squadre antincendio e unità specializzate nelle emergenze industriali. Alcuni residenti di Al Khor, la città vicina, hanno raccontato di aver sentito “un forte boato” intorno alle 5.30 e di aver visto colonne di fumo a distanza.
Produzione ferma a tempo indefinito: nessuna certezza sui tempi
QatarEnergy non ha detto per quanto tempo resterà fermo l’impianto. “Stiamo valutando la situazione passo dopo passo”, ha spiegato l’amministratore delegato Saad Sherida Al-Kaabi in una breve dichiarazione. La priorità è proteggere i lavoratori e le infrastrutture. Al momento, nessuna data per la ripresa delle attività.
Fonti vicine al governo parlano di “situazione sotto controllo”, ma non escludono nuovi rafforzamenti della sicurezza nei prossimi giorni. Il timore è che altri attacchi possano mettere a rischio non solo la produzione, ma anche le esportazioni verso Europa e Asia.
Mercati energetici sotto pressione
Lo stop alla produzione a Ras Laffan e Mesaieed potrebbe avere effetti immediati sui mercati internazionali del gas. Il Qatar è uno dei maggiori esportatori mondiali di gas naturale liquefatto (GNL), con una quota che supera il 20% del commercio globale. Nel 2025, secondo l’International Energy Agency, ha esportato oltre 110 miliardi di metri cubi di GNL.
Dopo l’annuncio, i prezzi dei futures sul gas sono saliti del 4% alla Borsa di Londra. Alcuni operatori temono che una sospensione prolungata possa aggravare le già alte tensioni sul fronte energetico, soprattutto in Europa, dove il gas qatariota è una fonte alternativa al metano russo.
Sicurezza rafforzata e reazioni a catena
Il governo del Qatar ha subito aumentato le misure di sicurezza intorno agli impianti strategici. Pattuglie armate controllano gli ingressi principali di Ras Laffan e Mesaieed, mentre l’aviazione militare sorvola l’area a intervalli regolari. “Non ci faremo intimidire”, ha detto un funzionario del Ministero dell’Energia, che ha preferito restare anonimo.
Da Bruxelles, la Commissione europea segue la situazione da vicino. “Siamo in stretto contatto con le autorità qatariote”, ha dichiarato un portavoce dell’esecutivo UE. Anche Giappone e Corea del Sud, grandi clienti del GNL qatariota, hanno espresso preoccupazione per la sicurezza delle forniture.
Indagini aperte, nessuna rivendicazione
Finora nessuno ha rivendicato gli attacchi. Le autorità del Qatar stanno lavorando con partner internazionali per capire da dove arrivino i droni. Le prime analisi indicano che si tratta di dispositivi tecnologicamente avanzati, capaci di sfuggire ai sistemi di difesa tradizionali.
La comunità internazionale aspetta aggiornamenti nelle prossime ore. Intanto, la priorità resta mettere in sicurezza gli impianti e tutelare i lavoratori coinvolti.
