Scoperto un gene del riso che potenzia la produttività riducendo l’uso di fertilizzanti

Scoperto un gene del riso che potenzia la produttività riducendo l'uso di fertilizzanti

Scoperto un gene del riso che potenzia la produttività riducendo l'uso di fertilizzanti

Matteo Rigamonti

Marzo 3, 2026

Pechino, 3 marzo 2026 – Un team di ricercatori dell’Università di Oxford, insieme all’Università di Agraria di Nanchino e all’Accademia cinese delle scienze, ha scoperto un gene fondamentale nelle piante di riso che regola il bilanciamento tra la crescita delle radici e quella dei germogli quando i nutrienti scarseggiano. Il gene, chiamato Wrinkled1a, se attivato, può far aumentare la produttività del riso fino al 24% anche con poco azoto nel terreno. La scoperta, pubblicata su Science, potrebbe aprire la strada a coltivazioni più produttive e meno dipendenti dai fertilizzanti chimici.

Il gene che accende la produttività del riso

Gli autori dello studio spiegano che il gene Wrinkled1a funziona come un vero e proprio “interruttore” per la pianta di riso, aiutandola ad adattarsi alle condizioni del terreno. Quando manca l’azoto, le piante investono più energie nella crescita delle radici, ma a scapito dei germogli e quindi della produzione di chicchi. Questo compromesso limita la resa, soprattutto nelle zone dove i fertilizzanti sono scarsi o troppo costosi.

Il gene ha un doppio compito: nei germogli stimola la ramificazione, mentre nelle radici attiva i meccanismi per assorbire meglio l’azoto. “Abbiamo notato – racconta il professor Yu Wang dell’Università di Nanchino – che le piante senza una versione funzionante del gene non riescono ad adattarsi ai cambiamenti nell’azoto, con effetti negativi su radici e germogli”.

Dai laboratori ai campi: prove sul campo e in serra

Per testare il gene, i ricercatori hanno fatto esperimenti in serra e nei campi. Le piante modificate per esprimere di più il gene Wrinkled1a hanno mostrato una crescita più robusta sia delle radici sia dei germogli, mantenendo un buon equilibrio anche quando il livello di azoto cambiava. Al contrario, quelle senza il gene erano meno adattabili e meno produttive.

Lo studio ha coinvolto più di 3.000 varietà di riso. Gli scienziati hanno trovato una versione naturale del gene più attiva e l’hanno incrociata con piante che ne avevano una variante meno efficiente. In tre prove sul campo nelle province di Hainan e Anhui, le piante con la versione migliorata hanno tenuto un equilibrio stabile tra radici e germogli, producendo raccolti più abbondanti anche con meno fertilizzanti.

Più raccolto, meno fertilizzanti: i numeri che contano

I risultati parlano chiaro: le piante con la versione potenziata del gene Wrinkled1a hanno avuto un aumento della resa del 23,7% usando poco azoto (120 chili per ettaro) e del 19,9% con dosi più alte (300 chili per ettaro). “Questo dimostra – sottolinea il dottor Li Zhang dell’Accademia cinese delle scienze – che si possono ottenere raccolti migliori riducendo l’impatto ambientale dei fertilizzanti”.

Il prossimo obiettivo del gruppo internazionale è capire se geni simili sono presenti in altre colture fondamentali come grano e mais. “Se confermeremo questi risultati – dice Wang – potremo fare un passo avanti importante per la sicurezza alimentare mondiale”.

Una svolta per un’agricoltura più verde

La scoperta del gene Wrinkled1a è un pezzo importante nella ricerca di un’agricoltura più sostenibile. Usare meno fertilizzanti sintetici non solo taglia i costi per gli agricoltori, ma aiuta anche a proteggere l’ambiente, riducendo l’inquinamento di acqua e suolo. In un mondo che deve fare i conti con i cambiamenti climatici e la crescente domanda di cibo, queste innovazioni potrebbero fare la differenza.

Gli esperti però mettono in guardia: serviranno altri studi per capire gli effetti a lungo termine e come applicare queste scoperte su larga scala. Ma la strada sembra segnata. E il riso, alimento base per miliardi di persone, potrebbe presto giocare un ruolo ancora più decisivo nella sfida di nutrire il pianeta senza pesare sull’ambiente.