MINISTRA, l’Università dove l’ha MESSA?

 

La prima conferenza stampa per la gestione dei fondi del PNRR ha avuto come oggetto l’asse strategico dell’Istruzione e la Ricerca. Un gesto “simbolicamente importante” è stato il commento a margine della conferenza, quasi a sottolineare come, nel nostro Paese, parlare in primis di sapere e ricerca sia qualcosa di straordinario.

Eppure, per tutta la durata della conferenza, non è stata minimamente menzionata l’Università.

 

La MINISTRA MESSA, da canto suo, ha specificato l’ordine di priorità che la commissione si è data nell’affrontare tutti i punti strategici individuati nel piano.

In primis finanziamento alla ricerca applicata, per poi passare a quella di base e, chissà, all’Università. Uno schiaffo in faccia a tutt i/le student universitari, abbandonati prima, durante e dopo la pandemia. Come se, un anno e mezzo di incertezze, false promesse e misure di sostegno col contagocce non fossero abbastanza.

 

Siamo stanch3 di essere tagliat3 fuori dal dibattito pubblico e politico, siamo stufi di dover pagare il prezzo più alto di questa pandemia. Le student3 universitari3 non sono stat3 minimamente considerat3, l’Università non è al centro di nessuna agenda politica.

Il PNRR non si è rivelato lo strumento del cambiamento; la strada per la GRATUITÀ dell’Istruzione è ancora troppo lunga. Si fa fatica a garantire un DIRITTO ALLO STUDIO di qualità e idoneo in ogni parte del nostro Paese, l’ASSISTENZA PSICOLOGICA è ormai passata in secondo piano e nel mentre, quasi nessun Ateneo si preoccupa di mettere in campo azioni volte ad una reale TRANSIZIONE ECOLOGICA.

 

Cosa Vogliamo?

 

CENTRALITÀ: Formazione e Saperi sono l’Unica chiave per cambiare il futuro!

CONSAPEVOLEZZA: per una Formazione lontana dalla logica competitiva e meritocratica ma orientata ad una crescita personale e come soggetti attivi nel mondo.

SOSTENIBILITÀ: affinché l’Università garantisca che gli strumenti della conoscenza non rimangano elitari ma siano sempre condivisi e collettivi, c’è bisogno di costruire un modello che sia in grado non solo di guidare lo sviluppo del nostro Paese, ma di farlo integrando giustizia sociale e climatica, accessibilità, diffusione capillare della conoscenza.

Vogliamo un’Università più sostenibile!

 

Negli anni, il percorso universitario è diventato accessibile a sempre meno studentesse e studenti. Il crollo delle immatricolazioni (parliamo di circa 70.000 unità) dal 2008 in poi testimonia, se rapportato all’incremento della tassazione e al sottofinanziamento dell’università pubblica, come quella di studiare sia diventata (anche nonostante gli ultimi interventi sulla no tax area) una scelta che in tante e tanti, dopo il diploma, non possono permettersi di fare in primis per ragioni economiche. 

Se uniamo questo dato alla percentuale di giovani laureati in Italia (27%, la terzultima in Europa), è chiaro che l’università non è più in grado di assolvere al suo compito centrale, ovvero quello che si diede con il progetto dell’università di massa: livellare le disuguaglianze e garantire a tutte e tutti, a prescindere dalle condizioni economiche e sociali di provenienza, la possibilità di studiare e di accedere ad una mobilità sociale che garantisse il miglioramento delle condizioni collettive e un benessere sociale diffuso. 

 

 

L’Università non deve infatti aspirare a formare delle singole eccellenze da incensare occasionalmente lasciando tutte e tutti gli altri indietro, ma portare tutte e tutti a sviluppare quella coscienza critica che aiuti a mettere in discussione lo status quo e migliorare il presente, per costruire un nuovo futuro. In questo senso, se la pandemia ha in qualche modo fatto emergere delle criticità sul nostro modello di società (dentro cui è inserito anche un certo modello di istruzione e di università), per metterlo realmente in discussione è necessario farsi delle domande che portino allo sviluppo di un’alternativa radicale. 

 

Perché l’Università sia il luogo che contribuisce a costruire le risposte alle domande che pone la società, garantendo che gli strumenti della conoscenza non rimangano elitari ma siano sempre condivisi e collettivi, c’è bisogno di costruire un modello che sia in grado non solo di guidare lo sviluppo del nostro Paese, ma di farlo integrando giustizia sociale e climatica, accessibilità, diffusione capillare della conoscenza.

Leggi le nostre rivendicazioni. Clicca qui!

NEWS

Flash mob in tutta Italia dell’UDU: non si può morire di università!

| CNSU, Comunicati, dai territori, Salute mentale | No Comments
Il caso della studentessa suicida, trovata nei bagni della IULM nella mattinata di mercoledì, continua a fare discutere. L’Unione degli Universitari ha infatti lanciato una serie di flash mob in…

Suicidio a Milano non è fatto isolato, si ascoltino le studentesse che hanno chiesto prevenzione.

| Comunicati, Università | No Comments
È notizia di stamani il suicidio di una studentessa frequentante l’università IULM. La motivazione, lasciata scritta su un biglietto d’addio, evidenzia un profondo senso di fallimento della propria vita e…

Università di Pavia condannata a rimborsare 4,8 milioni agli studenti

| Comunicati, dai territori, Tasse | No Comments
È stata pubblicata ieri la sentenza del Consiglio di Stato che respinge il ricorso dell’Università di Pavia: viene pertanto confermata in via definitiva la condanna inflitta nel 2020 dal TAR…

Numero chiuso a Medicina, l’UDU chiede alla Ministra di coinvolgere gli studenti

| CNSU, Comunicati, Numero Chiuso | No Comments
La Ministra dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, ha comunicato che l’intenzione del Governo è quella di superare il numero chiuso. A tale scopo, è stata istituita una commissione che…