15 giorni in carcere: la nuova proposta per formare i magistrati del futuro

15 giorni in carcere: la nuova proposta per formare i magistrati del futuro

15 giorni in carcere: la nuova proposta per formare i magistrati del futuro

Matteo Rigamonti

Luglio 2, 2025

L’introduzione di una proposta di legge per far trascorrere ai futuri magistrati 15 giorni in carcere rappresenta un passo significativo verso un sistema giudiziario più umano e consapevole. Conosciuta come proposta Sciascia-Tortora, questa iniziativa è attualmente in fase di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. L’obiettivo è quello di permettere ai magistrati di comprendere le reali condizioni di vita dei detenuti, contribuendo così a ridurre il rischio di errori giudiziari e migliorare le condizioni all’interno delle carceri italiane.

Le condizioni attuali del sistema carcerario

Il sistema carcerario italiano è attualmente caratterizzato da sovraffollamento e gravi problemi di salute mentale tra i detenuti. Con circa 63.000 detenuti a fronte di soli 46.700 posti disponibili, la situazione è allarmante. Inoltre, un numero crescente di suicidi tra i detenuti ha spinto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a definire questa realtà come “un’emergenza sociale”. È fondamentale che i magistrati, che hanno un ruolo cruciale nel garantire i diritti e le libertà degli individui, acquisiscano una consapevolezza profonda delle conseguenze delle loro decisioni.

Un percorso formativo innovativo

La proposta Sciascia-Tortora non si limita a un’esperienza diretta in carcere. Prevede anche la partecipazione a corsi di formazione obbligatori sul diritto penitenziario e sulla letteratura che affronta i temi della giustizia. Tra gli autori che saranno studiati ci sono:

  1. Cesare Beccaria
  2. Alessandro Manzoni
  3. Pietro Verri
  4. Leonardo Sciascia
  5. Enzo Tortora

Questa formazione mira a fornire ai magistrati una prospettiva più ampia e umana sulle problematiche legate al sistema giudiziario.

Un cambiamento culturale necessario

La proposta di legge affonda le radici nel pensiero di Leonardo Sciascia, il quale nel 1983 suggerì che i magistrati trascorressero almeno tre giorni in carcere. Sciascia sosteneva che un’esperienza del genere potesse fornire una prospettiva inestimabile per i magistrati, specialmente quando si trovano a dover firmare un mandato di cattura o emettere una sentenza. Il legame tra Sciascia e Enzo Tortora è emblematico: entrambi hanno rappresentato una battaglia per la giustizia e il rispetto dei diritti umani.

La discussione attorno a questa proposta ha già suscitato un ampio consenso trasversale tra le forze politiche. Parlamentari come Maria Elena Boschi, Benedetto Della Vedova, Debora Serracchiani e Giorgio Mulé hanno espresso il loro supporto, evidenziando l’importanza di un approccio che unisca teoria e pratica nella formazione dei magistrati. L’auspicio è che questa iniziativa possa contribuire a un cambiamento reale nel sistema giudiziario italiano, rendendo i magistrati non solo professionisti del diritto, ma anche custodi dei diritti umani in tutte le loro sfumature.

In un contesto in cui il dibattito sulla giustizia è più acceso che mai, la proposta Sciascia-Tortora rappresenta un tentativo coraggioso di affrontare le problematiche del sistema carcerario e del processo penale, con un’ottica che non dimentica mai la centralità dell’individuo.