Sea Watch: l’Enac sospende il volo del Seabird per venti giorni

Sea Watch: l'Enac sospende il volo del Seabird per venti giorni

Sea Watch: l'Enac sospende il volo del Seabird per venti giorni

Matteo Rigamonti

Agosto 7, 2025

Negli ultimi giorni, la situazione nel Mediterraneo centrale ha nuovamente attirato l’attenzione internazionale, non solo per le drammatiche vicende legate ai migranti, ma anche per le misure restrittive imposte alle organizzazioni umanitarie che operano in questo contesto. Sea Watch, una delle ONG più attive nel monitoraggio delle operazioni di soccorso in mare, ha recentemente comunicato che l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ha disposto il fermo amministrativo del proprio aereo Seabird 1 per un periodo di 20 giorni. La decisione è stata presa dopo che l’aereo Seabird 2 ha documentato un tragico naufragio che ha portato alla morte di due bambini e di un adulto.

Le motivazioni del fermo dell’aereo Seabird 1

Il provvedimento dell’ENAC è stato motivato con presunte “violazioni” risalenti al 30 giugno, senza però fornire dettagli chiari su quali sarebbero queste infrazioni. Sea Watch, dal canto suo, ha denunciato fermamente quella che definisce una pratica volta a ostacolare le operazioni di soccorso in mare. L’organizzazione sostiene che sia chiaro come a pagare per le violazioni dei diritti umani siano spesso le organizzazioni che si impegnano a denunciare tali violazioni, piuttosto che i trasgressori stessi.

La reazione di Sea Watch

L’ONG ha evidenziato come il fermo dell’aereo non rappresenti un deterrente per la loro missione. “Non ci scoraggiamo. Stiamo valutando con i nostri legali come opporci a questo ennesimo, pretestuoso provvedimento”, hanno dichiarato i rappresentanti di Sea Watch. L’obiettivo dell’organizzazione rimane quello di continuare a volare e documentare ciò che accade nel Mediterraneo, utilizzando gli altri aerei a disposizione.

La crisi umanitaria nel Mediterraneo

La questione del soccorso in mare è diventata un tema di grande controversia in Italia e in Europa. Negli ultimi anni, le ONG che operano nel Mediterraneo hanno affrontato una crescente pressione da parte delle autorità statali. Il governo italiano ha adottato misure sempre più restrittive nei confronti delle operazioni di salvataggio, spesso giustificate con motivazioni di sicurezza nazionale o di gestione dei flussi migratori. Tuttavia, critici e attivisti sostengono che tali politiche contribuiscano a una vera e propria emergenza umanitaria, lasciando le persone in pericolo senza aiuti.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nel 2023 sono già migliaia le persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il mare per fuggire da guerre, persecuzioni e povertà. Le testimonianze raccolte da chi è sopravvissuto ai naufragi raccontano storie strazianti di sofferenza e disperazione, rendendo evidente la necessità di interventi umanitari.

Il ruolo delle ONG e la necessità di cambiamento

La decisione di ENAC arriva in un periodo in cui l’attenzione verso le ONG è particolarmente critica. Le polemiche si sono intensificate anche a seguito di recenti dichiarazioni politiche che hanno messo in discussione la legittimità delle operazioni di soccorso. Alcuni esponenti del governo hanno accusato le ONG di “facilitare” l’immigrazione illegale, una retorica che ha trovato spazio in un dibattito pubblico sempre più polarizzato.

Tuttavia, le ONG come Sea Watch continuano a ribadire che il loro scopo non è quello di incentivare i viaggi pericolosi, ma di salvare vite umane. Le loro operazioni di monitoraggio e soccorso sono spesso l’unica speranza per molti migranti in difficoltà. La situazione attuale, con il fermo dell’aereo Seabird 1, ha suscitato una nuova ondata di preoccupazione tra gli attivisti e coloro che si battono per i diritti umani.

La questione non è solo legata all’operato di Sea Watch, ma tocca un tema ben più ampio: il rispetto dei diritti umani nel contesto migratorio. La comunità internazionale è chiamata a riflettere su come garantire la sicurezza e la dignità delle persone in movimento, senza penalizzare chi cerca di aiutarle. In questo contesto, il ruolo delle ONG diventa cruciale, ma anche sempre più ostacolato da normative e provvedimenti che sembrano più orientati a limitare le operazioni umanitarie piuttosto che a garantire la sicurezza in mare.

La speranza è che la mobilitazione di cittadini e attivisti possa portare a un cambiamento nel modo in cui vengono gestite le crisi umanitarie, promuovendo una cultura di accoglienza e solidarietà.