Tragedia in carcere: l’avvocato denuncia i segnali trascurati del suicidio dell’argentina

Tragedia in carcere: l'avvocato denuncia i segnali trascurati del suicidio dell'argentina

Tragedia in carcere: l'avvocato denuncia i segnali trascurati del suicidio dell'argentina

Matteo Rigamonti

Agosto 7, 2025

La tragica morte di Stefano Argentino, il 27enne di Noto accusato del femminicidio di Sara Campanella, ha sollevato un acceso dibattito sulla gestione della salute mentale all’interno del sistema penitenziario italiano. Argentino è stato trovato morto nel carcere di Messina, un evento che ha lasciato un segno profondo non solo nelle famiglie coinvolte, ma anche nell’opinione pubblica e fra gli operatori del settore penitenziario.

L’avvocato Giuseppe Cultrera, legale di Argentino, ha espresso la sua indignazione per quanto accaduto, affermando senza mezzi termini: «Sara è stata uccisa, Stefano si è tolto la vita e l’unica responsabilità è da attribuire allo Stato». Queste parole rivelano una critica profonda al sistema di giustizia e alla sua incapacità di gestire situazioni di vulnerabilità psicologica. Cultrera aveva richiesto una perizia psichiatrica per il suo assistito, convinto che la fragilità mentale di Argentino fosse evidente fin dal momento dell’arresto. Tuttavia, il giudice delle indagini preliminari ha negato questa richiesta, malgrado i segnali di sofferenza del giovane, che già manifestava segni di crisi emotiva.

l’importanza della valutazione psichiatrica

Il legale ha sottolineato che una valutazione psichiatrica avrebbe potuto salvare almeno una delle due vite coinvolte in questa tragedia. “Lo Stato dovrà sentirsi responsabile del misfatto”, ha concluso, auspicando che le famiglie di Sara e Stefano possano trovare un po’ di pace dopo il dolore incommensurabile che le ha colpite.

Dopo la morte di Argentino, il sindacato della polizia penitenziaria ha commentato la situazione con toni simili a quelli dell’avvocato, definendo l’evento come una tragedia annunciata. Argentino era stato inizialmente sottoposto a sorveglianza speciale nelle prime settimane di detenzione a causa di manifestazioni suicidarie, ma solo due settimane prima del suo suicidio era stato trasferito in regime ordinario. Fonti sindacali hanno riportato che esperti avevano riscontrato un apparente miglioramento del suo stato psichico, ma Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato, ha messo in dubbio questa valutazione, affermando che le prime settimane di detenzione sono particolarmente critiche, specialmente per i giovani accusati di reati gravi.

il problema dei suicidi in carcere

Il numero di suicidi in carcere è un tema sempre più allarmante: con la morte di Argentino, si sono registrati 51 suicidi nel 2025, il che equivale a una media di un suicidio ogni quattro giorni. Di Giacomo ha denunciato le condizioni di sovraffollamento e le carenze nell’assistenza psicologica e sanitaria, evidenziando come il carcere non dovrebbe diventare un luogo di morte e come debba mantenere il suo ruolo di espiazione della pena.

Le problematiche legate al sistema carcerario italiano sono molteplici e complesse. Il sovraffollamento delle carceri italiane è un fenomeno noto e documentato. Le statistiche mostrano che la popolazione carceraria supera frequentemente la capacità massima delle strutture, creando condizioni di vita che possono aggravare stati di ansia e depressione tra i detenuti. L’assenza di spazi adeguati e di personale sufficiente rende difficile garantire un adeguato supporto psicologico, rendendo i detenuti ancora più vulnerabili.

le misure del governo e le critiche

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha recentemente annunciato misure per affrontare questo problema, tra cui la creazione di task force per prevenire i suicidi in carcere. Tuttavia, secondo il sindacato, queste misure si sono rivelate inefficaci. Di Giacomo ha criticato il piano di costruire celle-container, definendolo uno spreco di risorse. Con oltre 80 milioni di euro previsti per soli 380 posti-cella, la soluzione proposta appare inadeguata rispetto al numero di nuovi ingressi in carcere ogni mese.

La questione della salute mentale in carcere è diventata sempre più urgente. Gli esperti avvertono che è fondamentale implementare programmi specifici per i detenuti con problemi psichiatrici, garantendo loro accesso a cure e supporto adeguati. La mancanza di un approccio proattivo nei confronti della salute mentale contribuisce ad alimentare un ciclo di sofferenza che potrebbe essere evitato.

In questo contesto, la storia di Stefano Argentino e Sara Campanella non rappresenta solo un tragico epilogo, ma solleva interrogativi fondamentali sulle responsabilità del sistema penitenziario e sulla necessità di un cambiamento radicale. Le famiglie coinvolte vivono un dolore inimmaginabile, ma la questione rimane aperta: come può la società e il sistema di giustizia prevenire che simili tragedie si ripetano in futuro?