L’Ucei chiede alla Fiera di Levante di riconsiderare la sua posizione contro l’odio

L'Ucei chiede alla Fiera di Levante di riconsiderare la sua posizione contro l'odio

L'Ucei chiede alla Fiera di Levante di riconsiderare la sua posizione contro l'odio

Matteo Rigamonti

Agosto 18, 2025

Recentemente, la Fiera del Levante di Bari ha suscitato un acceso dibattito dopo l’annuncio dell’esclusione di Israele dalla manifestazione. La presidente dell’Ucei, Noemi Di Segni, ha espresso la sua profonda preoccupazione in una nota ufficiale, chiedendo al presidente della fiera, Alessandro Frulli, di riconsiderare questa scelta. Secondo Di Segni, l’esclusione di Israele rappresenta non solo un passo indietro nel dialogo interetnico, ma rischia di alimentare l’odio piuttosto che promuovere una pacifica convivenza tra i popoli.

La differenza tra boicottaggio e supporto

Nella sua dichiarazione, Di Segni ha sottolineato la differenza tra il boicottaggio di un intero paese e le azioni concrete di supporto verso la popolazione civile palestinese. Ha affermato: “Ci si può impegnare a favore della popolazione civile palestinese con azioni di concreto supporto anziché intraprendere iniziative che aiutano solo a fare palpitare il cuore e favorire realmente chi promuove propaganda e campagne di odio”. Questo appello evidenzia la necessità di affrontare le complesse dinamiche geopolitiche con un approccio che favorisca il dialogo piuttosto che l’esclusione.

I criteri di esclusione

Di Segni ha inoltre osservato che se esiste un filtro morale che porta a escludere i Paesi in base alle loro politiche, ci si potrebbe aspettare un lungo elenco di nazioni da escludere, molte delle quali hanno storie di conflitti e violazioni dei diritti umani. Questo ragionamento solleva interrogativi su quali criteri siano stati adottati per decidere l’esclusione di Israele e se tali criteri siano applicabili in modo uniforme.

Opportunità di cooperazione

In un contesto più ampio, le parole di Di Segni richiamano l’attenzione sulla responsabilità delle istituzioni nel promuovere un ambiente di cooperazione e sviluppo. La presidente ha suggerito che il boicottaggio di Israele, lungi dall’aiutare i bambini di Gaza a recuperare la loro infanzia, rischia di danneggiare l’intera Puglia, una regione che ha beneficiato della presenza di imprese israeliane nei settori della tecnologia, dell’agricoltura e del turismo. Queste aziende hanno storicamente investito nel territorio, portando innovazione e opportunità di sviluppo per la popolazione locale.

Non è un caso che molte di queste aziende provengano da kibbutz e città israeliane colpite il 7 ottobre, giorno in cui una serie di attacchi terroristici hanno stravolto la vita di molte persone in Israele. Queste realtà avevano lavorato per anni a fianco dei palestinesi, sviluppando modelli di cooperazione e trasferimento di know-how. L’esclusione di Israele dalla Fiera del Levante, secondo Di Segni, limita le opportunità di dialogo e priva la regione di esperienze e competenze che potrebbero contribuire a un futuro migliore per tutti.

Inoltre, la presidente Ucei ha messo in luce l’importanza di invitare le aziende e le università israeliane che possono contribuire a iniziative di sviluppo e sostegno per Gaza. “Perché non invitare proprio queste aziende, entità esperte capaci di promuovere il bene anche di Gaza?”, ha chiesto Di Segni, evidenziando l’assurdità della situazione. La sua posizione è chiara: l’approccio attuale non solo è illogico, ma va contro gli interessi di una pace duratura.

Un invito al dialogo

Il discorso di Di Segni si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge non solo Israele e Palestina, ma anche la comunità internazionale e le politiche di boicottaggio. Molti esperti avvertono che il boicottaggio non porta a soluzioni, ma piuttosto all’isolamento e alla polarizzazione. In questo senso, l’Ucei chiede un cambio di rotta, invitando a riflettere su come si possano costruire ponti anziché barriere.

Le parole della presidente dell’Ucei risuonano in un momento storico in cui il dialogo e la comprensione reciproca sono più necessari che mai. L’esclusione di Israele dalla Fiera del Levante potrebbe sembrare un gesto simbolico, ma ha ripercussioni che vanno ben oltre il semplice ambito fieristico. La mancanza di dialogo tra le diverse comunità potrebbe contribuire a un clima di tensione e conflitto.

Infine, la questione sollevata da Di Segni invita a una riflessione più profonda sulle politiche di esclusione in tutte le loro forme. Se l’obiettivo è lavorare per una pace duratura e per il benessere di tutte le popolazioni coinvolte, è fondamentale promuovere un dialogo costruttivo e cercare soluzioni che possano unire piuttosto che dividere. La Fiera del Levante, in questo contesto, rappresenta un’opportunità non solo per il commercio, ma anche per la costruzione di relazioni significative tra culture e popoli.