Balneari: Ballarin propone la gestione statale degli assistenti bagnanti per aumentare occupazione e sicurezza

Balneari: Ballarin propone la gestione statale degli assistenti bagnanti per aumentare occupazione e sicurezza

Balneari: Ballarin propone la gestione statale degli assistenti bagnanti per aumentare occupazione e sicurezza

Matteo Rigamonti

Agosto 30, 2025

Quando si parla di sicurezza in spiaggia, l’associazione nazionale degli assistenti bagnanti (Anab) lancia un appello forte e chiaro: la gestione del servizio di salvataggio deve essere pubblica. Guido Ballarin, presidente nazionale dell’Anab, ha presentato una proposta innovativa e necessaria per garantire la sicurezza dei bagnanti e migliorare le condizioni di lavoro degli assistenti bagnanti. Con il motto “Quando il mare chiama, lo Stato deve rispondere”, l’Anab sottolinea l’importanza di una gestione statale che potrebbe trasformare radicalmente il panorama delle spiagge italiane.

Ballarin afferma che “la salvaguardia delle vite umane in contesti balneari rappresenta un diritto fondamentale”, e questa missione non può essere lasciata esclusivamente in mano a stabilimenti balneari privati. Attualmente, la maggior parte della responsabilità per la sicurezza in spiaggia ricade su questi ultimi, con conseguenze significative sia per i bagnanti che per gli operatori. La proposta dell’Anab mira non solo a migliorare la sicurezza, ma anche a creare opportunità di lavoro e generare entrate per lo Stato.

La carenza di personale qualificato

Uno dei problemi principali evidenziati da Ballarin è la mancanza di personale qualificato. In Italia, si stima che ci sia un deficit del 20% della forza lavoro necessaria per la stagione estiva. Questo vuoto di personale non solo rende difficile il lavoro per gli stabilimenti, ma aumenta anche il rischio di incidenti in spiaggia. Gli stipendi degli assistenti bagnanti, quando sono accettabili, si aggirano tra 1.300 e 1.800 euro mensili, ma spesso sono accompagnati da contratti instabili e poca tutela. L’Anab denuncia che “salari bassi e una stagione troppo corta” rendono la professione poco attrattiva, aggravando ulteriormente la carenza di personale.

La durata della stagione balneare varia notevolmente in Italia:

  1. Al Nord: da maggio a settembre
  2. Al Sud: periodi ancora più brevi

Questo porta a un lavoro precario e a una svalutazione della professione. La mancanza di assistenti bagnanti in spiaggia non è solo un problema economico, ma ha gravi ripercussioni sulla sicurezza. Nel 2024, sono stati registrati 221 decessi per annegamento, con oltre il 50% dei casi avvenuti in spiagge dove il servizio di salvataggio era assente. Questo scenario mette in evidenza il ruolo cruciale degli assistenti bagnanti nella prevenzione di tragedie e l’urgenza di un intervento sistematico.

La proposta dell’Anab

La proposta dell’Anab prevede la creazione di un corpo statale di assistenti bagnanti, simile a quello dei vigili del fuoco o della forestale. Questo corpo sarebbe dotato di contratti nazionali stabilizzati e di una formazione coerente e centralizzata. Ballarin sottolinea che il passaggio sotto gestione statale migliorerebbe le condizioni economiche e normative per gli assistenti bagnanti, garantendo formazione continua e stabilità contrattuale. Inoltre, il servizio non sarebbe gratuito; i concessionari balneari pagherebbero un canone proporzionato a metratura, presenze e redditività, generando un fondo nazionale per sostenere il servizio.

I benefici di una gestione statale

I benefici di una gestione statale sarebbero molteplici. Un coordinamento unico da parte dello Stato garantirebbe la presenza di assistenti bagnanti anche sulle spiagge meno profittevoli o libere, migliorando gli standard di sicurezza. Con stipendi garantiti, formazione certificata e qualità contrattuale, il lavoro diventerebbe più sostenibile e attraente per i giovani. Questo è fondamentale, poiché la professione di assistente bagnante è spesso vista come poco dignitosa e poco remunerativa.

In aggiunta, Ballarin osserva che un sistema di canoni armonizzati a livello nazionale costituirebbe una fonte di entrata stabile per lo Stato, in contrasto con la situazione attuale in cui i canoni sono relativamente contenuti rispetto ai ricavi. Con un servizio centralizzato e regolato, le responsabilità legali sarebbero chiaramente definite, riducendo l’esposizione dei concessionari e dello Stato stesso. Inoltre, una gestione statale sinergica con campagne come “Spiagge Sicure” potrebbe promuovere una cultura della balneazione consapevole e sicura.

In un contesto in cui la sicurezza dei bagnanti è diventata una priorità assoluta, la proposta dell’Anab rappresenta non solo una richiesta di maggiore sicurezza, ma anche una strategia per uno sviluppo socioeconomico equo. Equiparare la figura dell’assistente bagnanti a quella dei corpi civili nazionali significherebbe restituire dignità a una professione troppo spesso trascurata. Lo Stato, quindi, non dovrebbe limitarsi a rispondere alle emergenze, ma dovrebbe trasformare un bisogno sociale in un modello di investimento pubblico-professionale, con ritorni concreti in termini di sicurezza, occupazione e turismo.