La verità svelata: il mistero di Brandizzo e la frenata impossibile del treno in corsa

La verità svelata: il mistero di Brandizzo e la frenata impossibile del treno in corsa

La verità svelata: il mistero di Brandizzo e la frenata impossibile del treno in corsa

Matteo Rigamonti

Agosto 31, 2025

A due anni dalla tragica strage di Brandizzo, emergono nuovi dettagli inquietanti che gettano luce su un incidente ferroviario che ha segnato profondamente le vite di molte persone e le comunità coinvolte. Cinque lavoratori della Sigifer, una ditta appaltatrice esterna di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), persero la vita nella notte del 31 agosto 2023. Ora, un documento inedito, parte degli atti dell’inchiesta condotta dalla procura di Ivrea, offre nuove evidenze sulle circostanze che hanno portato a questa tragedia.

L’incidente, avvenuto mentre i lavoratori erano impegnati in lavori di manutenzione sulla tratta ferroviaria, ha evidenziato una serie di problematiche, tra cui una curva cieca che ha reso impossibile per il macchinista del treno notare la presenza degli operai sulle rotaie. Secondo il documento, il treno viaggiava a una velocità di circa 160 chilometri orari e l’impatto è avvenuto in un lasso di tempo di appena tre secondi. In questo breve intervallo, il macchinista ha tentato di frenare, ma, come riportato, per arrestare il convoglio prima di raggiungere il punto in cui i binari erano occupati sarebbero stati necessari circa 1.300 metri di spazio.

le conclusioni dei consulenti tecnici

Le conclusioni dei consulenti tecnici sono inequivocabili: l’idea di una frenata a tempo è stata definita «impossibile» da attuare, poiché il macchinista non aveva visibilità sufficiente per poter avviare la manovra di emergenza prima della curva. Questo aspetto solleva interrogativi sul protocollo di sicurezza e sulla pianificazione dei lavori notturni, evidenziando una mancanza di misure adeguate per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Un altro elemento drammatico emerso dagli atti dell’inchiesta è la telefonata tra Antonio Massa, caposcorta di RFI e uno dei sopravvissuti all’incidente, e Vincenza Repaci, dirigente del movimento di RFI. Questa comunicazione ha messo in luce la confusione e la mancanza di informazioni chiare riguardo ai passaggi dei treni. Massa ha detto al telefono: “C’è ’sto treno che è passato, pensavo non ci fossero più treni”, mentre Repaci rispondeva che l’ultimo treno non era quello che era appena passato, ma ce n’era un altro programmato per le 23:50.

il caos organizzativo

Questo scambio di parole sottolinea non solo il panico che ha accompagnato quei momenti, ma anche il caos organizzativo che ha caratterizzato la gestione dei lavori. Secondo quanto ricostruito, il sistema di comunicazione e le procedure interne non hanno funzionato come avrebbero dovuto, contribuendo a creare una situazione di grave pericolo.

Le indagini hanno portato all’apertura di un fascicolo che coinvolge diverse figure, tra cui Antonio Massa e Andrea Girardin Gibin, caposquadra della Sigifer. Inoltre, risultano indagate anche altre 19 persone, tra cui i vertici di RFI dell’epoca, come Vera Fiorani e Gianpiero Strisciuglio, e le tre società coinvolte nel contratto, RFI, Sigifer e CLF. Le indagini hanno rivelato che era prassi comune effettuare lavori di manutenzione in violazione dei protocolli interni di sicurezza, sollevando interrogativi sulla cultura della sicurezza all’interno dell’azienda e sulla responsabilità degli enti preposti.

l’impatto dell’incidente

L’incidente di Brandizzo ha avuto un impatto devastante non solo sulle famiglie delle vittime, ma ha anche scosso l’opinione pubblica, richiamando l’attenzione su questioni più ampie riguardanti la sicurezza ferroviaria, la gestione dei contratti di appalto e la responsabilità delle aziende coinvolte nella manutenzione delle infrastrutture.

Negli ultimi due anni, ci sono state numerose manifestazioni e richieste di giustizia da parte delle famiglie dei lavoratori deceduti, che chiedono risposte chiare e azioni concrete per garantire che simili tragedie non si ripetano in futuro. La lotta per la verità e la giustizia continua, con le famiglie delle vittime che sperano che le indagini possano portare a un cambiamento significativo nelle pratiche di sicurezza e nella gestione dei lavori ferroviari.

Questo tragico evento ha anche messo in evidenza la necessità di una revisione delle normative di sicurezza ferroviaria, affinché episodi come quello di Brandizzo non rimangano un triste ricordo, ma diventino un campanello d’allarme per migliorare le condizioni di lavoro e la protezione dei lavoratori. La speranza è che, a fronte di quanto emerso, si possano sviluppare procedure più sicure e trasparenti, creando un ambiente di lavoro più sicuro per tutti gli operatori del settore ferroviario.