Il figlio di Totò Riina rompe il silenzio: «Falcone? Mio padre non c’entra, era un uomo con la U maiuscola»

Il figlio di Totò Riina rompe il silenzio: «Falcone? Mio padre non c’entra, era un uomo con la U maiuscola»

Il figlio di Totò Riina rompe il silenzio: «Falcone? Mio padre non c’entra, era un uomo con la U maiuscola»

Matteo Rigamonti

Settembre 19, 2025

Recentemente, Giuseppe Salvatore Riina, il figlio del noto boss mafioso Totò Riina, ha rilasciato un’intervista esplosiva al podcast Lo Sperone, in cui ha espresso opinioni controverse riguardo alla figura del padre e alle sue presunte responsabilità nei crimini di mafia. Le sue affermazioni hanno suscitato scalpore, specialmente per il tentativo di riscrivere la narrativa attorno a uno dei periodi più bui della storia italiana.

le dichiarazioni sul padre e sull’omicidio falcone

Riina jr. ha esordito dichiarando che suo padre non ha mai ordinato l’omicidio di Giuseppe Di Matteo, il bambino rapito e ucciso da Cosa Nostra nel 1996. Secondo lui, l’omicidio di Giovanni Falcone, avvenuto nel 1992, non sarebbe attribuibile a Totò Riina, poiché il magistrato “non dava più fastidio alla mafia”. Ha affermato che la sua eliminazione sarebbe stata orchestrata da altri “dietro le quinte”. Queste affermazioni hanno sollevato molte domande sull’interpretazione di Riina della storia mafiosa italiana e sul suo tentativo di distaccare il padre da crimini atroci.

la critica alla lotta antimafia

Un altro passaggio controverso dell’intervista è stata la critica alla lotta antimafia, definita da Riina un “carrozzone” di persone in cerca di notorietà. Ha citato casi emblematici come quello della giudice Silvana Saguto e dell’imprenditore Antonello Montante, suggerendo che l’antimafia, in molte occasioni, ha avuto più a che fare con il potere e il denaro che con la vera giustizia. Queste dichiarazioni non solo dimostrano un atteggiamento di sfida verso le istituzioni italiane, ma sollevano interrogativi sulla vera natura della lotta contro la mafia, in un contesto in cui la corruzione e l’interesse personale possono influenzare le dinamiche di potere.

la visione nostalgica di riina jr.

Durante il colloquio, Riina ha dichiarato di non aver mai visto suo padre compiere atti di violenza, descrivendolo come un uomo “con la U maiuscola”, che ha sempre combattuto un sistema oppressivo. Con una visione nostalgica della figura paterna, Giuseppe Salvatore ha cercato di presentare Totò Riina come un uomo di famiglia, serio e onesto, distaccandolo dall’immagine di uno dei capi mafiosi più spietati della storia italiana. Questo tentativo di riabilitare il padre sembra ignorare completamente le conseguenze delle azioni mafiose, che hanno portato alla morte di migliaia di persone.

In un passaggio particolarmente controverso, Riina jr. ha paragonato la propria vita alla condizione dei bambini di Gaza, affermando che la sua infanzia, segnata dalla latitanza del padre, fosse una continua emergenza. Questa affermazione ha suscitato indignazione, poiché sembra minimizzare la gravità della situazione in cui vivono i bambini in contesti di conflitto.

Quando si è parlato delle stragi del ’92, Riina ha insistito sul fatto che la responsabilità non ricadesse su suo padre e che i veri mandanti fossero altri, probabilmente legati a interessi economici e al riciclaggio di denaro. La sua freddezza nella risposta ha sorpreso molti, mostrando una mancanza di empatia che ha scatenato reazioni forti da parte di chi ha dedicato la propria vita a combattere la mafia.

Le reazioni all’intervista non si sono fatte attendere. Antonello Cracolici, presidente della commissione regionale Antimafia, ha definito le dichiarazioni di Riina una vera e propria offesa alla memoria delle vittime della mafia e alla terra di Sicilia, sottolineando che non c’è bisogno di ascoltare chi cerca di giustificare le atrocità commesse dal proprio genitore.

Questa intervista ha messo in luce non solo la complessità del legame familiare con il crimine organizzato, ma anche il modo in cui la mafia cerca di riscrivere la propria storia per ottenere legittimazione sociale. In un paese dove le cicatrici della mafia sono ancora visibili, le parole di Giuseppe Salvatore Riina rappresentano un tentativo audace di distorcere la verità storica, mettendo in discussione i progressi fatti nella lotta contro il crimine organizzato.