Gino Cecchettin: un impegno per onorare Giulia e combattere la violenza

Gino Cecchettin: un impegno per onorare Giulia e combattere la violenza

Gino Cecchettin: un impegno per onorare Giulia e combattere la violenza

Matteo Rigamonti

Novembre 8, 2025

Padova, 8 novembre 2025 – Ieri si è chiusa una pagina dolorosa con la decisione della Procura generale di Venezia di non fare ricorso. Così, l’ergastolo per Filippo Turetta diventa definitivo. È la fine del lungo iter giudiziario per l’omicidio di Giulia Cecchettin, uccisa l’11 novembre 2023 a Vigonovo. A parlare oggi è il padre di Giulia, Gino Cecchettin, che con parole semplici ma profonde ha commentato questa conclusione: “Non c’è giustizia che possa restituire quello che è stato tolto. Però c’è la consapevolezza che la verità è emersa e le responsabilità sono state chiarite”.

Ergastolo definitivo, la giustizia ha parlato

La Procura generale ha scelto di non impugnare la sentenza, mettendo la parola fine al processo contro Filippo Turetta. Era stato condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio di Giulia, uccisa con 75 coltellate. Una decisione che molti aspettavano, quasi due anni dopo quella tragica notte di novembre. Per il padre di Giulia, questo segna un momento importante: “Potrebbe sembrare naturale cercare ancora giustizia, chiedere altri riconoscimenti sulla crudeltà o sullo stalking. Ma continuare a lottare quando la battaglia è finita è, in fondo, inutile”, ha spiegato Gino Cecchettin. Solo così, forse, si può trovare un po’ di pace. “Sapere quando fermarsi è un segno di maturità, un passo che purtroppo molti faticano a fare”.

Il dolore resta, ma si sceglie di andare avanti

Per il padre, si chiude la parte legale, ma il dolore non sparisce. “Come padre, ho scelto da tempo di guardare avanti”, ha detto. “L’unico modo per onorare Giulia è costruire ogni giorno qualcosa di positivo in suo nome”. Da mesi, Gino porta avanti iniziative contro la violenza sulle donne, con una fondazione nata per ricordare la figlia. Un modo concreto per trasformare il dolore in azione, per fare qualcosa di utile.

Il messaggio di Giulia: oltre la cronaca

La giustizia serve a stabilire i fatti, non a calmare il dolore. Quello spetta a noi, a chi resta, a chi sceglie di trasformare il dolore in consapevolezza e la memoria in responsabilità”, ha aggiunto Cecchettin. Giulia, nelle sue parole, non è solo una vittima di cronaca nera. “Va ricordata per quello che era: dolce, intelligente, piena di voglia di vivere e amare liberamente”. Il dolore, ammette, non si cancella, ma può diventare un seme.

Un impegno per non dimenticare

Il padre di Giulia lancia un appello: “Spero che tutti impariamo a riconoscere e respingere ogni forma di violenza. Che il rispetto diventi un valore condiviso, nella vita di tutti i giorni e nelle istituzioni”. Solo così, dice, il sacrificio di Giulia potrà davvero cambiare qualcosa. In questi mesi Gino ha ricevuto centinaia di messaggi: lettere, email, fiori lasciati davanti a casa a Vigonovo. “Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino con rispetto, discrezione e affetto”, ha concluso.

Ora inizia la vera sfida: cambiare la cultura

Con la sentenza definitiva si chiude il capitolo giudiziario, ma resta aperta la sfida più grande: cambiare la mentalità. La fondazione di Gino Cecchettin è attiva nelle scuole del Veneto e in altre regioni per diffondere il rispetto e prevenire la violenza. “L’amore per Giulia sarà sempre la mia guida silenziosa”, ha confidato il padre. Ogni giorno, in ogni gesto.

La vicenda finisce con una condanna definitiva. Ma il vero lascito di Giulia – raccolto dal padre – è un richiamo alla responsabilità di tutti, alla memoria viva e alla necessità urgente di eliminare la violenza dalle nostre vite.