Napoli, 12 novembre 2025 – Ieri la Corte d’Appello di Napoli ha confermato la condanna a carico di Pasquale Mosca e ha ridotto la pena per Giuseppe Varriale, i due maggiorenni coinvolti nei terribili stupri di Caivano. L’estate del 2023 rimane segnata da quei fatti: nel quartiere Parco Verde, due cuginette di 10 e 12 anni furono vittime di ripetute violenze sessuali da parte di un gruppo formato da sette minorenni e due maggiorenni. Dopo oltre un anno di indagini, processi e testimonianze che hanno scosso profondamente la comunità e l’opinione pubblica, è arrivata la sentenza d’appello.
Condanne confermate, ma cambia la pena per Varriale
La Corte ha stabilito che Pasquale Mosca, oggi ventenne, sconterà 13 anni e 4 mesi di carcere. L’avvocato aveva provato a sostenere una parziale incapacità di intendere e volere, ma i giudici hanno respinto questa linea difensiva. Per Giuseppe Varriale, 21 anni, la pena è stata invece ridotta: da 12 anni e 5 mesi del primo grado a 8 anni e 8 mesi. La decisione si basa soprattutto sulla collaborazione che Varriale ha dato durante il processo, come spiegato in aula.
Il processo d’appello si è svolto a porte chiuse, come previsto quando ci sono minori vittime di reati sessuali. I legali delle parti civili si sono detti soddisfatti per la conferma della colpevolezza dei due imputati. “La giustizia ha fatto il suo corso”, ha detto l’avvocato della famiglia della più piccola delle vittime.
Parco Verde, l’incubo delle due bambine
Tutto ha avuto inizio a inizio luglio 2023, verso le 19, quando le due ragazzine furono attirate con l’inganno in un capannone abbandonato del quartiere. Gli investigatori ricostruiscono così la scena: le bambine pensavano di andare a giocare con altri coetanei, ma si sono trovate in mezzo a un incubo. Le violenze sono durate circa tre mesi, con episodi ripetuti e accompagnati da minacce continue.
“Se parli, chiamo tuo padre e gli faccio vedere i video”, diceva uno degli aggressori, secondo le testimonianze raccolte. Le indagini hanno portato a identificare sette minorenni, tre dei quali già condannati a pene tra 9 e 11 anni, oltre ai due maggiorenni condannati ieri.
Famiglie: “Un sospiro di sollievo”
Fuori dal tribunale, i genitori della più piccola vittima hanno affidato ai cronisti poche parole cariche di emozione. “Siamo sollevati dal verdetto: adesso la nostra bambina e tutta la famiglia possono respirare un po’ meglio”, hanno detto. “Ringraziamo la magistratura per il lavoro fatto. È importante che i giovani capiscano le conseguenze delle loro azioni e che la pena non sia mai un’incognita”.
La vicenda aveva sollevato un’ondata di indignazione a livello nazionale, con appelli e richieste di intervento da parte delle istituzioni. Il Parco Verde di Caivano era già noto per problemi legati alla criminalità minorile e al disagio sociale. Dopo la scoperta degli abusi, il quartiere è stato sorvegliato con controlli straordinari da parte delle forze dell’ordine.
Un problema sociale che non si può ignorare
Secondo fonti investigative, questo caso ha messo in luce ancora una volta le difficoltà nel proteggere i minori in aree segnate da fragilità sociale. Le autorità locali hanno promesso di potenziare i servizi sociali e l’offerta educativa sul territorio. “Non possiamo permettere che queste tragedie si ripetano”, ha detto il sindaco di Caivano, Enzo Falco.
Per le famiglie delle vittime, resta però una ferita profonda, difficile da rimarginare. “La giustizia non cancella il dolore”, ha confidato una parente all’uscita dall’aula. Eppure, almeno per oggi, la sentenza è un punto fermo: “Ogni azione ha una conseguenza”, ripetono i genitori. Un messaggio che, dentro il tribunale, ha trovato ascolto.
