Meloni onora Nassiriya: un tributo a chi lotta per la pace nel mondo

Meloni onora Nassiriya: un tributo a chi lotta per la pace nel mondo

Meloni onora Nassiriya: un tributo a chi lotta per la pace nel mondo

Matteo Rigamonti

Novembre 12, 2025

Roma, 12 novembre 2025 – Sono passati ventidue anni da quel drammatico 12 novembre 2003, quando un camion carico di esplosivo ha sfondato il posto di blocco della base Maestrale, quartier generale della MSU italiana dei Carabinieri in Iraq. Quel giorno, poco dopo le 10 del mattino, l’esplosione ha ucciso 28 persone, tra cui 19 italiani: militari, carabinieri e civili. Un attacco che ha segnato profondamente la memoria del Paese.

Nassiriya: un ricordo che non si spegne

Ogni anno, in questa data, l’Italia si ferma per ricordare chi ha perso la vita nelle missioni internazionali di pace. Oggi, la premier Giorgia Meloni ha affidato ai social un messaggio di ringraziamento e memoria: “Voglio ringraziare ancora una volta tutti coloro che operano nelle missioni internazionali di pace, mettendo a rischio la propria incolumità a difesa dei nostri valori e della sicurezza di tutti noi”. Un pensiero speciale per quei “servitori dello Stato che a Nassiriya hanno dato la vita per l’Italia, portando a termine il loro dovere fino all’ultimo”.

La strage di Nassiriya resta una ferita aperta nella storia recente italiana. I nomi delle vittime – dal maresciallo dei Carabinieri Massimiliano Bruno al capitano Giuseppe Coletta, fino al maresciallo capo Domenico Intravaia – vengono ricordati ogni anno nelle cerimonie ufficiali. Stamattina, in molte città italiane, sono state deposte corone di fiori davanti ai monumenti ai caduti.

Militari italiani in missione: il prezzo del sacrificio

Dal 2003 ad oggi, più di 50.000 uomini e donne delle Forze Armate italiane hanno partecipato a missioni internazionali in zone di crisi come Afghanistan, Libano, Kosovo e Somalia. Secondo il Ministero della Difesa, i militari italiani caduti in servizio fuori dai confini nazionali dal secondo dopoguerra sono più di 180. “Figli della nostra Patria che sono partiti con coraggio, portando con sé valori di pace, onore e servizio”, ha ricordato Meloni.

Il ruolo dell’Italia nelle missioni di peacekeeping è spesso al centro del dibattito politico, ma il tributo di vite umane resta un punto fermo nella coscienza collettiva. “A loro e alle loro famiglie va, oggi e per sempre, il nostro pensiero commosso e grato. Non dimenticheremo mai il loro sacrificio”, ha aggiunto la presidente del Consiglio.

Ricordare per non dimenticare

A Roma, alle 9.30, una delegazione del governo ha partecipato alla cerimonia all’Altare della Patria. C’erano il ministro della Difesa Guido Crosetto e il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Teo Luzi. Tra le bandiere listate a lutto, il silenzio militare ha rotto il silenzio. “Ricordare Nassiriya significa non dimenticare il prezzo della pace”, ha spiegato Crosetto ai cronisti.

Anche nelle scuole italiane oggi si è parlato di Nassiriya e delle missioni internazionali. In alcune classi superiori di Milano e Napoli sono intervenuti ex militari e parenti delle vittime. “Mio padre partì convinto di fare la cosa giusta”, ha raccontato Marco Intravaia, figlio del maresciallo Domenico. “Non cercava medaglie, ma credeva nel dovere”.

Impegno e sfide di oggi

Oggi sono circa 7.000 i militari italiani impegnati in 40 missioni all’estero. Dall’Iraq al Libano, dal Mediterraneo all’Africa subsahariana, l’Italia continua a operare sotto l’egida di ONU, NATO e Unione Europea. “Il nostro compito è garantire sicurezza e stabilità dove ce n’è bisogno”, ha detto di recente il generale Francesco Paolo Figliuolo.

La memoria dei caduti è un riferimento costante per le nuove generazioni di militari. “Ricordare non è solo una cerimonia – ha spiegato Luzi – ma un impegno quotidiano a portare avanti quei valori”. E ogni anno, la ferita di Nassiriya torna a farsi sentire nei racconti dei familiari e nei gesti silenziosi delle caserme.

Solo così si capisce davvero cosa significa servire lo Stato lontano da casa. E perché il sacrificio di quei 19 italiani – uomini e donne partiti con una divisa e tornati solo nei ricordi – non può e non deve essere dimenticato.