Debito pubblico in calo: Bankitalia registra un abbassamento a 3080 miliardi a settembre

Debito pubblico in calo: Bankitalia registra un abbassamento a 3080 miliardi a settembre

Debito pubblico in calo: Bankitalia registra un abbassamento a 3080 miliardi a settembre

Giada Liguori

Novembre 14, 2025

Roma, 14 novembre 2025 – A settembre il debito pubblico italiano ha segnato una leggera discesa, fermandosi a 3.080,9 miliardi di euro. Lo rende noto oggi la Banca d’Italia, che alle 10:30 ha aggiornato i dati. Rispetto ad agosto, il debito scende di 0,4 miliardi. Un calo modesto, ma che offre qualche indicazione sulle dinamiche finanziarie del Paese, in un periodo ancora incerto e con mercati nervosi.

Perché il debito è sceso? La spiegazione di Bankitalia

Dietro questa diminuzione, spiegano da via Nazionale, c’è soprattutto la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro. Queste sono calate di 26,7 miliardi, passando da 72,1 a 45,4 miliardi. Un segno di come il governo abbia gestito le casse statali nelle ultime settimane d’estate. “Il calo – si legge nella nota ufficiale – rispecchia la diminuzione delle riserve liquide del Tesoro, parzialmente bilanciata dal fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e dagli effetti di scarti e premi all’emissione e al rimborso, dalla rivalutazione dei titoli legati all’inflazione e dalle variazioni dei tassi di cambio”.

Nel dettaglio, il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche pesa per 26,1 miliardi, mentre l’impatto combinato di scarti, premi e rivalutazioni è marginale, intorno a 0,2 miliardi. In sostanza, la gestione della liquidità è decisiva per capire come si muove il debito su base mensile.

Il dibattito aperto e le reazioni degli esperti

Questa notizia arriva in un momento in cui il tema del debito pubblico è sotto i riflettori, tra politica ed economia. L’Italia resta uno dei Paesi con il rapporto debito/Pil più alto dell’area euro: secondo le ultime stime del MEF, si aggirerà intorno al 137% a fine anno. Ogni piccolo spostamento viene seguito con attenzione dagli addetti ai lavori.

“Questa leggera discesa non cambia la sostanza del problema, che è strutturale”, ha commentato un analista di una grande banca d’investimento, raggiunto da alanews.it. “La vera sfida resta far crescere l’economia e tenere sotto controllo la spesa pubblica”. Anche dal Ministero dell’Economia ricordano che il dato va letto nel quadro più ampio delle esigenze di finanziamento e delle scadenze dei titoli di Stato.

Le disponibilità liquide: cosa sono e perché contano

Il calo delle disponibilità liquide del Tesoro – la cosiddetta “cassa” dello Stato – è un dettaglio tecnico spesso trascurato nel dibattito pubblico. In pratica, quando il Tesoro usa parte delle riserve per pagare spese correnti o rimborsare titoli in scadenza, il debito può apparire in calo, anche se non si tratta di una riduzione definitiva.

“Si tratta di movimenti normali”, spiega un funzionario della Ragioneria generale dello Stato. “A settembre sono arrivate alcune scadenze importanti e il Tesoro ha scelto di attingere alla liquidità accumulata nei mesi scorsi”. Da qui l’importanza di interpretare con cautela queste oscillazioni mensili.

Cosa aspettarsi e come guardano i mercati

Gli operatori ora tengono d’occhio le prossime mosse del governo e le decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi d’interesse. Il livello del debito pubblico resta uno dei principali fattori di rischio per la stabilità finanziaria dell’Italia. “Il vero banco di prova sarà nei mesi a venire”, dice un gestore obbligazionario milanese. “Con i rendimenti dei titoli di Stato in rialzo, la spesa per interessi rischia di aumentare ancora”.

Le prime proiezioni degli uffici studi delle principali banche italiane indicano che il debito potrebbe tornare a crescere già a ottobre, spinto dalla stagionalità dei flussi di cassa e dalle nuove emissioni programmate dal Tesoro.

Un equilibrio sempre più delicato

In definitiva, la lieve discesa di settembre è solo un’istantanea parziale. Il nodo della sostenibilità del debito pubblico italiano resta tutto aperto. Gli esperti mettono in guardia: “Serve una strategia a medio termine”, ricorda un economista dell’Università Bocconi. Per ora, il dato di oggi è solo una pausa in una tendenza che resta sotto stretta osservazione dei mercati internazionali e delle istituzioni europee.