La finanza al servizio dell’industria: un futuro possibile secondo Tronchetti

La finanza al servizio dell'industria: un futuro possibile secondo Tronchetti

La finanza al servizio dell'industria: un futuro possibile secondo Tronchetti

Giada Liguori

Novembre 15, 2025

Praga, 15 novembre 2025 – “La finanza deve stare al servizio dell’industria, non il contrario”. È con queste parole che Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato di Pirelli, ha dato il via alla presentazione del nuovo calendario The Cal 2026, nella suggestiva cornice della capitale ceca. Un’occasione per ribadire con forza il valore del modello industriale italiano, proprio mentre il dibattito pubblico sembra mettere in primo piano la finanza a discapito della produzione.

Pirelli: un modello fatto di industria, cultura e welfare

Durante l’incontro, Tronchetti Provera ha raccontato il cosiddetto “modello Pirelli”, spiegando che oggi l’azienda conta 18 stabilimenti in 12 Paesi. “Qui c’è un forte senso di appartenenza, un vero benessere sul lavoro e rapporti umani autentici”, ha detto, soffermandosi su dettagli che spesso passano inosservati: “Abbiamo biblioteche negli stabilimenti e un sistema di welfare che sostiene la crescita culturale dei dipendenti”. Secondo lui, questa è una storia di successo non solo in Italia, ma anche nei Paesi dove Pirelli è presente.

Un modello che definisce “vecchio stile”, ma che l’azienda continua a difendere con convinzione. “Si parla troppo di finanza e troppo poco di industria e prodotto”, ha aggiunto. “Noi siamo leader mondiali anche grazie a questo approccio”. Una filosofia che si riflette nelle scelte di ogni giorno e nella strategia a lungo termine.

Impresa e cultura: un legame che fa la differenza

L’integrazione tra impresa e cultura è un altro punto fermo della visione di Pirelli. “Da sempre siamo aperti e connessi al mondo che ci circonda”, ha spiegato Tronchetti Provera. “Crediamo che un Paese si rafforzi quando impresa e cultura camminano insieme”. L’impegno del gruppo milanese in settori come moda e arte non è solo una questione di immagine: “Serve soprattutto a noi per tenere la mente aperta”, ha ammesso il manager.

Un modo di guardare al futuro senza perdere le proprie radici. “Sarà anche un concetto antico, ma per noi è moderno”, ha ribadito. “E questo non toglie nulla al cuore del nostro lavoro, fatto di tecnologia, scienza, sicurezza e controllo”.

Tecnologia e intelligenza artificiale: il futuro è già qui

Sul fronte dell’innovazione, Pirelli non si tira indietro. Il tema della tecnologia e dell’intelligenza artificiale è ormai una realtà consolidata dentro l’azienda. “Abbiamo 500 giovani in tutto il mondo che lavorano su questi temi”, ha spiegato Tronchetti Provera, parlando dei team impegnati nello sviluppo di soluzioni digitali e nell’uso dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi.

Un investimento che punta tanto all’efficienza quanto alla sicurezza, due priorità per il manager. In particolare, la formazione dei giovani talenti è una leva fondamentale per restare competitivi a livello globale.

Tradizione e innovazione: il bilanciamento vincente

La presentazione del calendario The Cal 2026 a Praga ha offerto anche lo spunto per riflettere sul ruolo delle grandi aziende italiane nel mondo. Tronchetti Provera ha sottolineato l’importanza di non perdere mai di vista il valore della produzione industriale, in un’epoca dominata da logiche finanziarie spesso lontane dalla realtà delle fabbriche.

“Il nostro impegno nella cultura, nella moda e nell’arte è la dimostrazione concreta di questa filosofia”, ha concluso. Un modo chiaro per dire che la forza di Pirelli – e forse dell’intero sistema industriale italiano – sta nella capacità di unire tradizione e innovazione, attenzione alle persone e apertura verso il futuro.

In sala, tra i presenti, si percepiva una certa curiosità per le parole del manager. Alcuni dipendenti si scambiavano commenti a bassa voce: “Qui si respira un clima davvero diverso”. Eppure, proprio da questi piccoli dettagli – le biblioteche negli stabilimenti, i progetti culturali condivisi – emerge un modello che continua a fare scuola. Anche oltre i confini italiani.