Investimenti da record: l’Europa punta 22 miliardi sull’industria spaziale

Investimenti da record: l'Europa punta 22 miliardi sull'industria spaziale

Investimenti da record: l'Europa punta 22 miliardi sull'industria spaziale

Giada Liguori

Novembre 28, 2025

Roma, 28 novembre 2025 – L’Europa alza l’asticella: con un impegno complessivo di 22 miliardi di euro destinati all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), i Paesi membri hanno battuto ogni record negli investimenti spaziali. L’annuncio è arrivato ieri da Brema, al termine della Conferenza Ministeriale dell’ESA. Il direttore generale, Josef Aschbacher, non ha nascosto l’entusiasmo, definendo il risultato “fantastico” e sottolineando come “lo spazio sia ormai parte integrante della nostra società e della vita di tutti i giorni”.

Un salto di qualità per l’Europa nello spazio

Per la prima volta, ha spiegato Aschbacher ai giornalisti nella sala conferenze di Brema, si raggiunge un livello così alto di impegni finanziari durante una Ministeriale. Un passo avanti che, secondo il direttore, “deve spingere l’Europa verso il futuro”. Questa cifra mai vista prima manda un messaggio forte: l’Unione Europea vuole farsi valere nello spazio, in un mondo dove la sfida con Stati Uniti e Cina si fa sempre più serrata.

Non si tratta solo di scienza. Qui si parla di innovazione, competitività industriale e sicurezza strategica. “La realtà ci impone di agire subito”, ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy con delega allo Spazio, Adolfo Urso, che ha guidato la delegazione italiana insieme al presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente.

Italia in prima linea: un contributo da record e la prossima Ministeriale

L’Italia ha alzato la posta del 13%, portando il proprio contributo a 3,5 miliardi di euro. Un passo senza precedenti, come ha ricordato Urso: “Non avevamo mai raggiunto una cifra simile”. “Abbiamo superato anche le aspettative dell’ESA”, ha confidato il ministro, “e garantiremo il pieno finanziamento di tutti i programmi che ci stanno più a cuore”. Tra questi spiccano i lanciatori Vega e Ariane, l’osservazione della Terra, la navigazione satellitare e le comunicazioni sicure.

Il ruolo dell’Italia non si limita ai soldi. A Brema, il Paese è stato scelto per organizzare la prossima Ministeriale ESA, prevista nel 2028. Un riconoscimento che, secondo Urso, “dà nuovo slancio all’Europa”, insieme a Francia e Germania. “Finalmente possiamo guardare avanti con più fiducia, unità e determinazione”, ha concluso.

Dove finiranno i soldi: trasporti spaziali e ricerca in primo piano

Analizzando come verranno spesi i fondi, si capisce la strategia. Al trasporto spaziale vanno 4,4 miliardi di euro, la quota più grande del bilancio. Seguono i programmi scientifici con 3,7 miliardi, mentre all’osservazione della Terra vengono destinati 3,4 miliardi: un settore in cui l’Europa vuole mantenere la leadership mondiale. L’esplorazione umana e robotica incassa 2,9 miliardi.

Non sono solo soldi pubblici. Anche l’industria europea ha risposto all’appello, mettendo sul tavolo un cofinanziamento da 3,6 miliardi di euro. Una prova che il settore privato è sempre più coinvolto nelle sfide spaziali.

Una corsa contro il tempo e la concorrenza globale

Dietro a queste cifre c’è una consapevolezza comune tra le delegazioni europee. “Tutti hanno capito che bisogna andare avanti insieme”, ha spiegato Urso ai cronisti a Brema. La competizione internazionale non lascia margini: serve velocità e investimenti massicci. Francia e Italia sono entrambe a quota 3,5 miliardi, mentre la Germania guida la classifica con 5 miliardi.

Fonti vicine all’ESA dicono che la vera sfida sarà trasformare questi soldi in risultati concreti: nuovi razzi, satelliti per il clima, sistemi di comunicazione più avanzati. Solo così – dicono gli addetti – l’Europa potrà davvero giocare un ruolo da protagonista nello spazio.

Per ora, il messaggio che arriva da Brema è chiaro: l’Europa non vuole restare indietro. E l’Italia vuole esserci, a testa alta.