Roma, 28 novembre 2025 – Il gatto domestico non è arrivato in Europa con i primi agricoltori del Neolitico, come si è sempre creduto. In realtà, è comparso solo circa 2.000 anni fa, portato dal Nord Africa e diffuso grazie agli spostamenti dell’esercito romano. Lo rivela una ricerca internazionale guidata dall’antropologo Claudio Ottoni e dal biologo Marco De Martino dell’Università di Roma Tor Vergata, pubblicata oggi sulla rivista Science, che ha dedicato la copertina proprio a questo studio.
Il viaggio del gatto: dal Nord Africa all’Europa con i Romani
Lo studio, basato sull’analisi di 87 genomi di gatti antichi e moderni, riscrive la storia della domesticazione felina. Fino a oggi, si pensava che il gatto domestico fosse arrivato in Europa nel Neolitico, insieme ai primi agricoltori provenienti dal Medio Oriente. Ma i dati genetici raccontano un’altra storia. “I nostri risultati indicano che i gatti domestici sono arrivati molto tempo dopo il Neolitico e probabilmente dal Nord Africa, non dal Levante”, spiega Ottoni.
Le civiltà del Mediterraneo del I millennio a.C. – in particolare l’Impero romano – furono le vere protagoniste di questo trasferimento. La sottospecie Felis lybica lybica, antenata dei gatti domestici di oggi, si diffuse grazie a due popolazioni geneticamente distinte, entrambe di origine nordafricana.
Prove genetiche e archeologiche che cambiano tutto
La ricerca si basa su resti di gatti trovati in siti archeologici in Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Gli studiosi hanno confrontato il DNA di esemplari vissuti in epoche diverse, tra cui ossa dalla Sardegna e reperti di insediamenti romani. “Una popolazione era probabilmente costituita da gatti selvatici dell’Africa nord-occidentale, introdotti in Sardegna e all’origine dei gatti selvatici attuali dell’isola”, spiega Ottoni.
La seconda popolazione si è diffusa durante l’Impero romano, lasciando un segno importante nel patrimonio genetico dei gatti domestici europei. “Questi dati – sottolinea De Martino – ci aiutano a tracciare con più precisione le rotte seguite dai gatti e a capire il ruolo degli uomini nella loro diffusione”.
Le vere origini della domesticazione: tra Egitto e Levante
Prima di questo studio, si pensava che la domesticazione del gatto fosse avvenuta tra il Levante neolitico e l’Egitto faraonico. Nel 2004, la scoperta a Cipro di una sepoltura del 7500 a.C. con un gatto accanto a uno scheletro umano aveva fatto pensare a un legame precoce tra uomo e felino nelle prime comunità agricole. I gatti, attirati dai depositi di grano e dai roditori, avrebbero trovato nei villaggi un ambiente ideale.
Altri indizi portavano all’Egitto: immagini e tombe datate intorno al 2200 a.C., insieme a una sepoltura predinastica con sei gatti a Hierakonpolis (circa 3700 a.C.), raccontavano una lunga convivenza tra uomini e felini lungo il Nilo.
La svolta nella storia europea del gatto domestico
La nuova ricerca cambia completamente l’idea della presenza del gatto domestico in Europa. Non più un compagno delle prime comunità agricole, ma un animale arrivato con le grandi rotte commerciali e militari dell’antichità. “Le civiltà del Mediterraneo hanno avuto un ruolo chiave nella diffusione dei gatti”, ribadisce Ottoni. Solo con l’espansione romana il gatto si è stabilito definitivamente in Europa.
Il lavoro del team internazionale – con ricercatori anche da Francia, Germania e Regno Unito – offre una nuova chiave di lettura sulle relazioni tra uomo e animale nel Mediterraneo antico. E apre la strada a nuovi studi sulle migrazioni degli animali legate ai grandi movimenti storici.
Un compagno arrivato tardi, ma rimasto per sempre
Oggi il gatto domestico è uno degli animali più comuni nelle case europee. Eppure, la sua storia nel continente è molto più recente di quanto si pensasse. “Adesso possiamo dire con certezza che la sua diffusione su larga scala è avvenuta solo in epoca romana”, conclude De Martino. Un viaggio iniziato sulle navi e lungo le strade dell’Impero, che ha cambiato per sempre il rapporto tra uomini e felini.
