Domani si ferma l’Italia: sciopero generale dei sindacati di base

Domani si ferma l'Italia: sciopero generale dei sindacati di base

Domani si ferma l'Italia: sciopero generale dei sindacati di base

Giada Liguori

Novembre 29, 2025

Roma, 27 novembre 2025 – I Cobas e le principali sigle del sindacalismo di base hanno lanciato uno sciopero generale per domani, 28 novembre, che interesserà sia il pubblico che il privato. La mobilitazione durerà tutta la giornata e vuole riaccendere il dibattito su temi caldi come scuola, sanità, trasporti e condizioni di lavoro, proprio mentre si infiamma la discussione sulla Legge di Bilancio. “Avremmo voluto la partecipazione della Cgil, come il 3 ottobre scorso, ma i nostri appelli sono caduti nel vuoto”, si legge in una nota diffusa dalla Confederazione Cobas. La Cgil ha invece scelto di scendere in piazza il 12 dicembre.

Sciopero generale, le richieste sul tavolo

Al centro della protesta ci sono richieste precise, spiegano i promotori: servono più soldi per i servizi pubblici, dalla scuola alla sanità fino ai trasporti. “Chiediamo un taglio netto alle spese militari e la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione”, dice Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas. Sul piatto anche la questione degli aumenti salariali, con la richiesta di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi vent’anni – circa il 30%, secondo i sindacati. Non è tutto: tra le rivendicazioni ci sono anche l’adeguamento delle pensioni all’inflazione e la loro equiparazione all’ultimo stipendio, la riduzione dell’orario di lavoro e l’introduzione per legge del salario minimo.

Legge di Bilancio e privatizzazioni nel mirino

Lo sciopero si inserisce nel quadro delle proteste contro le politiche economiche e fiscali del governo. I Cobas criticano lo spostamento di risorse dai servizi sociali agli armamenti previsto dalla Finanziaria. “La manovra penalizza i servizi pubblici e apre la strada alla privatizzazione di settori chiave come energia, poste, telecomunicazioni e trasporto pubblico”, sottolinea Bernocchi. Nel mirino finiscono anche le politiche di privatizzazione di sanità e istruzione, viste come un rischio per l’uguaglianza nell’accesso ai servizi essenziali.

Diritti, salario minimo e lotta alle disuguaglianze

Uno dei punti chiave della piattaforma sindacale è la richiesta di una legge sul salario minimo, tema tornato al centro del dibattito nelle ultime settimane, dopo il confronto tra governo e opposizioni. I Cobas chiedono anche misure concrete contro la violenza di genere e per superare i divari salariali tra uomini e donne. “Non possiamo accettare che nel 2025 esistano ancora differenze così evidenti”, ha detto una delegata sindacale in una delle assemblee preparatorie.

Manifestazioni in tutta Italia

Le proteste si svolgeranno in molte città italiane: da Roma a Milano, passando per Napoli, Torino, Bologna e Palermo. In alcune zone sono previsti anche incontri nei luoghi di lavoro e presidi davanti alle sedi istituzionali. Secondo le prime stime degli organizzatori, l’adesione potrebbe essere forte soprattutto nella scuola e nei trasporti. “Sarà una giornata di mobilitazione diffusa”, assicurano i portavoce.

No al Ddl Sicurezza e all’Autonomia differenziata

Oltre alle questioni economiche, lo sciopero si schiera contro il Ddl Sicurezza, accusato di “criminalizzare il conflitto sociale”. I Cobas contestano anche il progetto di Autonomia differenziata, che secondo loro aumenterebbe le disuguaglianze tra le regioni. “Serve una risposta unita per difendere i diritti sociali e civili”, hanno ribadito in conferenza stampa.

Solidarietà internazionale e posizione su Israele

Tra le motivazioni dello sciopero c’è anche la richiesta di sospendere ogni forma di sostegno militare allo Stato di Israele, in segno di solidarietà con il popolo palestinese. Una posizione che ha già acceso il dibattito pubblico. “Non possiamo restare indifferenti davanti a quello che succede a Gaza”, ha confidato un attivista durante l’assemblea romana.

Domani si preannuncia una giornata intensa e carica di tensioni. I sindacati di base promettono battaglia su tutti i fronti: “Non ci fermeremo finché non vedremo cambiamenti veri”, hanno concluso i promotori.