Nordio: i magistrati non possono imporre ultimatum sul referendum

Nordio: i magistrati non possono imporre ultimatum sul referendum

Nordio: i magistrati non possono imporre ultimatum sul referendum

Matteo Rigamonti

Novembre 29, 2025

Roma, 29 novembre 2025 – Questa mattina, durante un collegamento con l’assemblea nazionale di Noi Moderati all’Hotel Parco dei Principi di Roma, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rivolto un appello diretto alla magistratura. Al centro del suo intervento c’è la spinosa questione della riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati, un tema che da settimane infiamma il dibattito politico e istituzionale.

Nordio: “Non politicizzate il referendum”

“Mi auguro, anzi quasi imploro, che questo referendum non venga strumentalizzato politicamente, e che non diventi un aut aut contro il governo, come accadde con il governo Renzi”, ha detto Nordio con tono deciso ma misurato. Il riferimento è chiaro: al referendum costituzionale del 2016, quando una parte della magistratura – secondo molti – prese posizione contro la riforma proposta dall’allora governo.

Il ministro ha voluto sottolineare che la separazione delle carriere non deve trasformarsi in un campo di battaglia tra istituzioni. “Non è uno scontro tra governo e toghe”, ha ribadito, “ma una riforma che riguarda l’equilibrio e il buon funzionamento della giustizia italiana”. Un messaggio rivolto sia ai magistrati che ai cittadini chiamati a votare.

Una riforma attesa da anni

La proposta di dividere nettamente le carriere di giudici e pubblici ministeri è da tempo al centro del dibattito. Chi la sostiene – compreso Nordio – sostiene che questa distinzione può garantire più imparzialità e trasparenza nei processi. Dall’altro lato, i critici temono che la riforma possa indebolire l’indipendenza della magistratura e aumentare l’influenza del governo sulle indagini.

Negli ultimi mesi, il governo ha accelerato l’iter parlamentare della riforma. Se non otterrà una larga maggioranza, è pronta la strada del referendum confermativo. Una prospettiva che preoccupa molti magistrati, alcuni dei quali hanno già espresso dubbi pubblici.

Reazioni nell’aula e fuori

Durante il collegamento, i delegati hanno ascoltato in silenzio. Qualcuno ha preso appunti, altri si sono scambiati sguardi preoccupati. “Nordio ha ragione a chiedere responsabilità”, ha confidato il deputato Maurizio Lupi a margine dell’assemblea. “Serve un confronto serio, non uno scontro ideologico”.

Le principali associazioni della magistratura, come l’ANM, hanno evitato commenti ufficiali. Ma fonti interne raccolte da alanews.it parlano di un clima teso nei tribunali. “C’è paura che si ripeta quello che successe nel 2016”, ha detto un giudice romano. “Allora il referendum diventò un plebiscito pro o contro il governo”.

Il peso del 2016 e i rischi per le istituzioni

Il richiamo di Nordio al referendum Renzi non è casuale. Nel dicembre 2016, la consultazione sulla riforma del Senato si trasformò presto in un voto contro il governo. La bocciatura portò alle dimissioni del presidente del Consiglio e a una lunga stagione di instabilità politica. “Non possiamo permettere che succeda di nuovo”, ha avvertito Nordio.

Gli analisti temono che anche stavolta il voto sulla giustizia venga letto come un giudizio sull’esecutivo Meloni. Un rischio che potrebbe polarizzare ancora di più il dibattito e mettere in difficoltà sia la maggioranza sia la magistratura.

Prossimi passi, sguardo al referendum

La data del referendum non è ancora stata fissata. Il testo della riforma è all’esame delle commissioni parlamentari e potrebbe arrivare in aula nelle prossime settimane. Nel frattempo, Nordio insiste sull’importanza di un confronto “sereno e costruttivo”, senza strumentalizzazioni politiche o personali.

“Chiedo alla magistratura di giudicare la riforma nel merito”, ha concluso. “E di non trasformare il referendum in uno scontro tra poteri”. Un appello che, almeno nelle intenzioni, punta a calmare gli animi e riportare la discussione sul terreno istituzionale. Resta da vedere se verrà ascoltato.