Milano, 29 novembre 2025 – Chi diffonde notizie false o mette in piedi operazioni simulate per far muovere il prezzo di azioni e altri strumenti finanziari rischia grosso. Stiamo parlando di aggiotaggio, un reato che in Italia viene punito severamente, soprattutto dopo le ultime modifiche al codice. La normativa, che coinvolge il codice civile, il penale e il Testo unico della finanza (Tuf), punta a difendere la trasparenza dei mercati e la fiducia degli investitori. A fare la guardia, oltre alla magistratura, c’è la Consob, l’autorità che controlla i mercati finanziari.
Aggiotaggio: quando scatta il reato
Nel Tuf si legge che l’aggiotaggio scatta quando qualcuno, usando trucchi o notizie false, fa cambiare in modo significativo il prezzo di strumenti finanziari. Non si tratta solo di parole: anche compravendite fasulle, cioè finte, rientrano in questo reato. “Proteggere il mercato è fondamentale”, ci ha detto un funzionario della Consob ieri in via Broletto, “chi infrange queste regole mette a rischio i risparmi di tutti”.
Le pene sono pesanti. Il Tuf parla di reclusione da uno a sei anni e multe da ventimila fino a cinque milioni di euro. Ma se il reato viene commesso usando intelligenza artificiale, la pena può salire fino a sette anni di carcere e la multa arrivare a sei milioni di euro. Il giudice può anche aumentare la sanzione se la ritiene troppo lieve rispetto al danno causato.
Intelligenza artificiale: pene più severe per chi la usa per ingannare
Negli ultimi mesi, gli inquirenti hanno puntato i riflettori proprio sull’uso di algoritmi e software sofisticati per manipolare i mercati. “L’intelligenza artificiale permette di diffondere notizie false in fretta e su larga scala”, ha ammesso un investigatore della Guardia di Finanza. Per questo motivo, il legislatore ha deciso di inasprire le pene per chi usa queste tecnologie per truffare.
Fonti giudiziarie confermano che sono già in corso indagini su casi sospetti di manipolazione tramite bot automatici e piattaforme digitali. “Il problema è che i piccoli risparmiatori possono essere facilmente ingannati da movimenti strani dei prezzi”, ci ha detto un analista finanziario milanese. Nel 2024, solo la Consob ha ricevuto più di 150 segnalazioni su possibili anomalie legate a strumenti digitali.
Ostacoli alla vigilanza: la responsabilità degli amministratori
Un altro tema delicato riguarda l’ostacolo alla vigilanza. Qui la legge punta il dito contro amministratori, direttori generali, sindaci, liquidatori e altri soggetti tenuti per legge a comunicare con autorità come Consob, Banca d’Italia e Ivass.
Chi, nelle comunicazioni ufficiali, fornisce dati falsi sulla situazione economica o patrimoniale dell’azienda, o nasconde informazioni importanti, rischia grosso. Spesso non si tratta di errori, ma di vere e proprie omissioni volontarie. “Non sempre è un caso”, spiega un avvocato specializzato in diritto societario, “molte volte c’è l’intenzione precisa di tenere nascosti dati fondamentali”.
La pena prevista va dalla reclusione da uno a quattro anni, che si raddoppia se la società ha titoli quotati in mercati regolamentati italiani o europei, o se le azioni sono diffuse tra il pubblico in modo significativo.
Consob sotto i riflettori: cosa ci aspetta
La Consob resta il punto chiave per controllare i mercati finanziari in Italia. Ogni anno riceve centinaia di segnalazioni e apre decine di indagini su casi di aggiotaggio o ostacolo alla vigilanza. “Il nostro lavoro è garantire trasparenza e correttezza”, ha detto un portavoce dell’ente durante un recente convegno a Roma.
Gli esperti sono d’accordo: la sfida più grande sarà stare al passo con la tecnologia e rafforzare i controlli contro le nuove forme di manipolazione digitale. “Serve aggiornarsi continuamente”, ha concluso un docente della Bocconi, “perché i rischi cambiano in fretta e la legge deve cambiare con loro”.
