Roma, 29 novembre 2025 – Oltre trecento vittime e migliaia di sfollati: questo è il primo, drammatico bilancio delle alluvioni che in questi giorni hanno devastato lo Sri Lanka e l’Indonesia. Le piogge torrenziali, spinte dal passaggio del ciclone Ditwah, hanno trasformato intere zone in un mare di fango e detriti, lasciando dietro di sé solo distruzione e paura. Solo nello Sri Lanka, secondo il Centro di gestione delle catastrofi di Colombo, si contano almeno 123 morti e più di 130 dispersi.
Soccorsi senza sosta nello Sri Lanka
Nelle province centrali e meridionali dello Sri Lanka, le squadre di emergenza sono al lavoro senza tregua da giorni. Il ronzio degli elicotteri militari si mescola alle sirene delle ambulanze, mentre i soccorritori setacciano macerie di case crollate e villaggi isolati dalle frane. “Facciamo tutto il possibile per raggiungere ogni zona colpita”, ha detto il portavoce del Centro. Sono già 43.995 le persone costrette a lasciare le proprie case. Molti hanno trovato rifugio nei centri di assistenza statali, allestiti in scuole e palestre, dove volontari e medici distribuiscono coperte, acqua e pasti caldi.
Le piogge, cominciate all’alba di lunedì, non hanno dato tregua per tutta la settimana. Fiumi come il Kelani e il Mahaweli sono usciti dagli argini in più punti, portando via ponti, strade e raccolti. In luoghi come Ratnapura e Galle, l’acqua ha invaso il primo piano delle case. “Non avevamo mai visto niente del genere”, ha raccontato un abitante di Matara, mostrando i resti della sua casa sommersa dal fango.
In Indonesia oltre duecento morti
La situazione è altrettanto grave in Indonesia. Le autorità locali segnalano che i morti per le inondazioni hanno superato i duecento. Le province più colpite sono Sumatra settentrionale e Aceh, dove interi villaggi sono stati sommersi in poche ore. Le forti piogge hanno fatto straripare fiumi e torrenti, bloccando molte strade e rallentando i soccorsi.
“Serve aiuto urgente: medicine, cibo, tende”, ha detto un responsabile della protezione civile indonesiana. In alcune zone rurali, i soccorritori sono riusciti a raggiungere i superstiti solo con barche o elicotteri. Le immagini trasmesse dalle tv locali mostrano famiglie accampate sotto teli di plastica, circondate dai resti delle loro case.
Ciclone Ditwah, la forza della natura
Il ciclone Ditwah, nato nell’Oceano Indiano la scorsa settimana, ha portato venti forti e piogge eccezionali. Secondo gli esperti meteorologici dello Sri Lanka, il fenomeno è stato aggravato dall’aumento delle temperature del mare. Questo, negli ultimi anni, sta rendendo sempre più frequenti eventi estremi nella regione.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale parla di un aumento del 30% del rischio di alluvioni e frane in Asia meridionale negli ultimi dieci anni. “Dobbiamo prepararci a monsoni più intensi”, avverte un climatologo dell’università di Colombo. Nel frattempo, le autorità locali invitano a non abbassare la guardia: nelle prossime ore sono previste nuove piogge.
Aiuti internazionali e sfide sul campo
La comunità internazionale segue con attenzione la crisi. L’ONU ha annunciato l’invio di aiuti umanitari in Sri Lanka e Indonesia, mentre diverse ONG, tra cui la Croce Rossa, sono già operative nelle zone più colpite. “La priorità ora è salvare vite e aiutare chi ha perso tutto”, ha detto un portavoce dell’agenzia umanitaria dell’Onu.
Mentre continuano le ricerche tra le macerie per trovare i dispersi, cresce la paura di epidemie legate all’acqua contaminata. Le autorità sanitarie raccomandano massima cautela. Solo nei prossimi giorni si potrà avere un quadro più preciso dei danni del ciclone Ditwah e delle esigenze delle popolazioni colpite.
