Roma, 30 novembre 2025 – Questa mattina, in collegamento video, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha preso la parola all’assemblea nazionale di Noi Moderati. Nel suo intervento ha difeso le scelte del governo degli ultimi tre anni sulla riduzione della pressione fiscale, sottolineando che le misure hanno favorito soprattutto le fasce di reddito più basse, contrariamente a quanto sostengono le opposizioni che parlano di vantaggi per i più ricchi.
Giorgetti: “Abbiamo tagliato il costo del lavoro, non fatto regali ai ricchi”
“Abbiamo seguito una strada ragionevole”, ha detto Giorgetti, rispondendo alle critiche che nelle ultime settimane hanno accompagnato la discussione sulla manovra economica. Il ministro ha ammesso che la polemica politica fa parte del gioco, ma ha difeso con forza la coerenza delle scelte fatte: “In questi tre anni non siamo partiti dai ricchi. Ascoltando anche le richieste di varie categorie, abbiamo tagliato il costo del lavoro e abbassato le tasse, partendo dalle classi meno abbienti, per far tornare il potere d’acquisto”.
Secondo Giorgetti, il governo ha agito con precisione, puntando a chi ha pagato il prezzo più alto dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi. Un chiaro riferimento alle misure come il taglio del cuneo fiscale e la rimodulazione delle aliquote Irpef che, dati alla mano, hanno interessato soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati con redditi medio-bassi.
Ora tocca al ceto medio, ma con i conti sotto controllo
Nel suo discorso, il ministro ha annunciato che la manovra in discussione estenderà i benefici anche al ceto medio. “Ora stiamo andando verso il ceto medio, passo dopo passo, dentro i limiti che abbiamo”, ha detto Giorgetti. “Qualcosa siamo riusciti a fare anche per loro, abbiamo alzato l’asticella”.
Il riferimento è alle novità della legge di bilancio 2026, che secondo fonti parlamentari prevedono una revisione delle detrazioni fiscali e un ampliamento delle soglie per alcune agevolazioni. Ma il ministro ha ricordato che ogni decisione deve fare i conti con i vincoli dei conti pubblici e con le regole europee sul deficit: “I margini sono stretti – ha confidato a un esponente della maggioranza dopo l’assemblea – ma l’obiettivo resta quello di sostenere chi rischia di perdere potere d’acquisto”.
Polemiche politiche, ma serve guardare al lungo termine
Giorgetti ha invitato a non giudicare il governo solo da singoli provvedimenti o da foto di momento. “Non si può valutare tutto con una sola immagine e dimenticare il film intero di questi tre anni. Non è giusto né corretto”, ha detto il ministro. Un messaggio rivolto sia alle opposizioni sia ai sindacati, che nelle ultime settimane hanno bollato la manovra come “insufficiente” per fermare la perdita di potere d’acquisto delle famiglie.
Per Giorgetti, solo guardando all’intero percorso – dai primi interventi sul cuneo fiscale fino alle misure di oggi – si capisce la coerenza della strategia. “Non sono bonus una tantum – ha spiegato un suo collaboratore – ma una riforma strutturale che punta a rendere il sistema fiscale più equo”.
Reazioni e scontro in Parlamento
Le parole di Giorgetti sono arrivate in una giornata di forte tensione politica. Stamattina, davanti a Montecitorio, alcuni sindacalisti hanno ribadito la richiesta di più risorse per il rinnovo dei contratti pubblici e il sostegno alle famiglie con reddito basso. “Le misure annunciate dal governo non bastano”, ha detto Maurizio Landini (Cgil), chiedendo un confronto più ampio sulle priorità della legge di bilancio.
Nel pomeriggio, la commissione Bilancio della Camera ha ripreso l’esame degli emendamenti alla manovra. Secondo fonti parlamentari, restano i nodi sul finanziamento della sanità e sul taglio delle tasse per i lavoratori autonomi. Il governo punta a chiudere entro metà dicembre, ma il clima resta teso.
Economia in crescita, ma la ripresa è fragile
I dati Istat diffusi ieri confermano una crescita del Pil italiano dello 0,7% nel terzo trimestre 2025. Un risultato giudicato “positivo ma non basta” dagli esperti, che evidenziano come la ripresa sia ancora fragile e legata ai consumi interni.
In questo scenario, la strategia di Giorgetti punta a rafforzare la fiducia di famiglie e imprese. “Serve stabilità – ha concluso il ministro – solo così possiamo assicurare crescita e lavoro”. Tuttavia, dietro la manovra restano molte incognite: dalla tenuta dei conti pubblici alle richieste delle parti sociali. Il confronto tra governo e Parlamento si annuncia ancora duro nelle prossime settimane.
