Il Colle interviene: ricorso contro l’Aia per le gravi violazioni dell’ex Ilva

Il Colle interviene: ricorso contro l'Aia per le gravi violazioni dell'ex Ilva

Il Colle interviene: ricorso contro l'Aia per le gravi violazioni dell'ex Ilva

Giada Liguori

Novembre 30, 2025

Taranto, 30 novembre 2025 – Un gruppo di residenti del quartiere Tamburi, con il sostegno del Movimento 5 Stelle e l’assistenza degli avvocati Fabrizio Serrano e Federica Serio, ha presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica. L’obiettivo è far annullare il decreto con cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha rinnovato l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia di Taranto. Il ricorso, depositato pochi giorni fa, denuncia presunte violazioni ambientali e sanitarie che, secondo chi lo ha promosso, metterebbero a serio rischio la salute della popolazione.

Tamburi e M5S: fronte comune contro il rinnovo dell’Aia

A guidare l’iniziativa sono stati Mariano Domenico e Mariella Cilo, volti noti del gruppo locale M5S Taranto. “Chi vive ai Tamburi conosce bene l’emergenza ambientale e sanitaria legata all’ex Ilva. Questo ricorso vuole difendere la salute dei cittadini e chiedere che l’Aia rispetti davvero le regole a tutela di tutti”, hanno spiegato i portavoce del Movimento. Il quartiere Tamburi, a pochi passi dagli impianti siderurgici, è da anni il simbolo della difficile convivenza tra industria pesante e tutela dell’ambiente.

Nel testo del ricorso si parla di “gravi violazioni ambientali e sanitarie”, con accuse precise: mancanze nella valutazione dell’impatto sanitario, “criticità nella valutazione del rischio”, “violazioni delle norme europee e internazionali” e “garanzie finanziarie insufficienti”. Su quest’ultimo punto si è soffermato anche il senatore M5S Mario Turco in una recente interrogazione parlamentare.

Garanzie finanziarie sotto la lente

Uno dei nodi più delicati riguarda proprio le garanzie finanziarie. Nel ricorso si cita la sentenza del Consiglio di Stato n. 4442/2025, che lega strettamente il rinnovo dell’Aia alla presenza di coperture economiche adeguate per affrontare eventuali rischi ambientali. Secondo chi ha presentato il ricorso, molte delle garanzie oggi in campo sono scadute, non accettate dalla Provincia di Taranto o giudicate insufficienti.

“Come già segnalato dal senatore Turco – si legge nel documento –, le coperture economiche attuali non bastano a garantire la tutela della collettività in caso di incidenti o danni ambientali”. Una preoccupazione condivisa anche da alcuni esperti locali, che temono per la solidità dei controlli.

Il cammino del ricorso

Adesso il ricorso è all’esame del Ministero dell’Ambiente, che deve svolgere la fase preliminare di verifica. Solo dopo questa prima analisi il dossier passerà al Consiglio di Stato per il parere obbligatorio previsto dalla legge. I tempi non sono ancora certi: fonti ministeriali parlano di alcune settimane prima di un eventuale pronunciamento.

Intanto, la vicenda ha riacceso il dibattito in città sulla gestione dell’ex Ilva. Davanti all’ingresso dello stabilimento, in via Orsini, alcuni residenti si sono fermati a discutere animatamente già dalle prime ore del mattino. “Non possiamo andare avanti a vivere con questa paura”, ha confidato una signora di via Lisippo, mostrando le finestre annerite dalla polvere.

Reazioni e prospettive

Il gruppo M5S Taranto ha ribadito che “la battaglia per la salute dei cittadini non si ferma qui”. In una nota diffusa nel pomeriggio, i promotori hanno sottolineato che l’obiettivo è ottenere un’Aia che rispetti tutte le direttive europee e assicuri controlli stringenti. Il ministero, invece, non ha ancora rilasciato commenti ufficiali sulla questione.

L’attenzione resta alta anche tra le associazioni ambientaliste locali, da tempo in pressing per una revisione delle autorizzazioni allo stabilimento. Secondo le prime indiscrezioni, nelle prossime settimane potrebbero partire nuove iniziative pubbliche per tenere viva l’attenzione sul caso.

In attesa delle decisioni ufficiali, resta la preoccupazione dei residenti dei Tamburi. “Vogliamo solo respirare aria pulita”, ha detto un giovane padre all’uscita della scuola Deledda. Una richiesta semplice, che torna a farsi sentire ogni volta che si riapre il confronto sull’ex Ilva.