Il Mef risponde: ‘Nessuna ingerenza da parte di Giorgetti’

Il Mef risponde: 'Nessuna ingerenza da parte di Giorgetti'

Il Mef risponde: 'Nessuna ingerenza da parte di Giorgetti'

Giada Liguori

Novembre 30, 2025

Milano, 30 novembre 2025 – L’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita del 15% delle azioni di Mps da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), operazione che ha anticipato l’ops su Mediobanca, ha acceso il dibattito politico nelle ultime ore. Le opposizioni chiedono subito chiarimenti in Parlamento, mentre dal Tesoro arrivano le prime risposte: “Il Mef ha sempre rispettato regole e prassi”, dicono fonti qualificate del ministero.

Politica in allarme, la richiesta di chiarimenti

La notizia dell’indagine, filtrata ieri sera, ha scatenato una valanga di reazioni. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha chiesto che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti riferisca in Aula “per spiegare al Paese ogni dettaglio di questa vicenda”. Schlein ha sottolineato come “il quadro che emerge dall’inchiesta su Mps e Mediobanca confermi le forti preoccupazioni espresse nei mesi scorsi, soprattutto per il ruolo poco chiaro del governo e del Mef”.

Pochi minuti dopo è arrivato il commento del Movimento 5 Stelle. Il leader Giuseppe Conte ha depositato un’interrogazione urgente, chiedendo spiegazioni non solo sulla vendita delle azioni Mps, ma anche sull’operazione fallita tra Unicredit e Banco Bpm, bloccata dal governo con il golden power. “Sul risiko bancario aspettiamo un chiarimento dalla presidente Meloni”, ha detto Conte, ricordando che il Movimento ha già presentato undici interrogazioni rimaste senza risposta.

Il Mef nel mirino, Giorgetti si difende

A finire sotto i riflettori è soprattutto il ruolo del Mef e del suo ministro. Fonti del ministero precisano che “dal ministro Giorgetti non c’è stata alcuna ingerenza o interferenza” nella vendita delle azioni Mps e nelle operazioni successive. Una linea difensiva confermata anche in pubblico: “Il Tesoro non è un azionista invadente, il management ha deciso da solo e noi abbiamo rispettato le sue scelte”, aveva detto Giorgetti a giugno davanti al Copasir.

Il ministro aveva aggiunto: “Il governo ha trovato una banca che aveva pesato per miliardi sulle casse pubbliche, noi l’abbiamo risanata e restituito soldi allo Stato. Non abbiamo fatto favori a nessuno. Basta chiedere all’ad di Mps, che non ha mai ricevuto una telefonata per questa o quella situazione”. Parole pronunciate a fine settembre, durante il festival Open a Milano, davanti a giornalisti e addetti ai lavori.

L’inchiesta milanese e cosa aspettarsi

Finora, l’indagine della Procura di Milano punta a capire come il Mef ha venduto il 15% delle azioni di Monte dei Paschi di Siena. Un’operazione fatta qualche mese fa, che aveva già sollevato dubbi tra gli esperti finanziari. I magistrati ora guardano anche all’offerta pubblica di scambio su Mediobanca, partita subito dopo.

Al momento non ci sono indagati né accuse formali. Ma le opposizioni continuano a chiedere trasparenza. Il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova ha annunciato la richiesta di un’indagine parlamentare sulla vicenda. Anche Italia Viva si è unita, chiedendo un confronto in Parlamento con la presidente del Consiglio.

Il governo sotto pressione, il futuro del sistema bancario

La vicenda arriva in un momento delicato per il sistema bancario italiano, ancora alle prese con le conseguenze delle grandi operazioni degli ultimi anni. La gestione delle partecipazioni pubbliche nelle banche resta un tema caldo, soprattutto dopo i salvataggi costati miliardi alle casse dello Stato. Il governo Meloni, che aveva promesso un cambio di passo, si trova ora a dover rispondere a domande precise su come sono stati gestiti gli asset pubblici.

Nelle prossime settimane sono attese nuove audizioni in Parlamento e possibili sviluppi dall’inchiesta milanese. Intanto, dal Tesoro filtrano segnali di piena collaborazione con la magistratura e la volontà di fornire tutti i chiarimenti richiesti. “La magistratura farà il suo lavoro”, ha ribadito Schlein, “ma il Parlamento deve poter conoscere ogni dettaglio”.

Resta da vedere se questa storia influirà sugli equilibri politici nella maggioranza e sui rapporti tra governo e opposizioni. Per ora, la partita è aperta. E i riflettori su via XX Settembre non sembrano destinati a spegnersi presto.