La ‘Dop Economy’ supera i 20 miliardi: un traguardo resiliente per l’export italiano

La 'Dop Economy' supera i 20 miliardi: un traguardo resiliente per l'export italiano

La 'Dop Economy' supera i 20 miliardi: un traguardo resiliente per l'export italiano

Matteo Rigamonti

Novembre 30, 2025

Roma, 30 novembre 2025 – Per la prima volta l’agroalimentare italiano a denominazione d’origine supera i 20 miliardi di euro di valore complessivo, con le esportazioni che toccano quota 12 miliardi. Un risultato importante, soprattutto se si pensa al 2024, un anno segnato da dazi, conflitti e instabilità nei cambi valutari. Questi i numeri principali emersi dal XXIII Rapporto Ismea-Qualivita, presentato stamattina a Roma, alla presenza del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e del presidente di Ismea, Livio Proietti. Per gli esperti del settore, il risultato conferma la forza del comparto e la sua capacità di tenere testa alle difficoltà internazionali.

Dop economy oltre i 20 miliardi: la crescita che sorprende

“Finalmente superiamo i 20 miliardi di valore complessivo e i 12 miliardi di esportazioni”, ha spiegato Proietti durante la conferenza stampa in via Nomentana. Un traguardo raggiunto in un anno tutt’altro che facile, con tensioni geopolitiche e il dollaro che ha fatto le bizze. “Il 2024 è stato un anno complicato, con dazi, guerre e cambi instabili. Nonostante tutto, la nostra Dop economy ha dimostrato grande valore e resistenza”, ha aggiunto il presidente di Ismea, mettendo in luce come il settore abbia saputo reagire con maturità e forza.

Secondo i dati raccolti da Ismea e Qualivita, il mondo delle denominazioni d’origine protetta – con prodotti come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Grana Padano e tanti altri – è oggi uno dei pilastri dell’export agroalimentare italiano. Nel dettaglio, il valore alla produzione di Dop e Igp continua a crescere, spinto soprattutto dai mercati esteri.

Dazi e instabilità: l’Italia tiene botta

Il nodo dei dazi Usa ha avuto un ruolo centrale nelle parole di Proietti. “Una cosa è chiara: l’Italia è un paese che esporta e trasforma, e non ama i dazi, così come non ama le guerre”, ha detto il presidente di Ismea rispondendo ai giornalisti. Il riferimento è alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e alle misure protezionistiche che hanno colpito alcuni prodotti simbolo del made in Italy.

“È evidente che tutto ciò che crea incertezza sul mercato non fa bene all’Italia”, ha proseguito Proietti, “ma bisogna riconoscere la grande maturità del nostro sistema produttivo, soprattutto nella Dop economy”. Una posizione che ha trovato l’appoggio anche del ministro Lollobrigida, che ha ribadito l’impegno del governo a difendere le eccellenze italiane nei tavoli internazionali.

Accordo Ue-Mercosur: preoccupazioni sì, ma niente allarmi

Sul fronte degli accordi commerciali, ora tutti guardano con attenzione all’intesa tra Unione Europea e Mercosur, che potrebbe creare qualche problema alle produzioni certificate italiane. Proietti invita però alla calma: “Al momento non possiamo ancora dire molto”, ha spiegato ai giornalisti. “Bisognerà vedere nei prossimi mesi, ma oggi non ci sono grandi timori che produzioni straniere possano sostituire le nostre, che hanno qualità e caratteristiche ben diverse”.

Gli analisti di Ismea sottolineano come la forza delle Dop italiane sia proprio nella riconoscibilità e nella reputazione costruita negli anni. “La differenza la fa la qualità che il consumatore percepisce”, ha confidato uno dei tecnici presenti alla presentazione. Ma il monitoraggio resta costante: “Non abbassiamo la guardia”, ha assicurato Proietti.

Il settore: soddisfazione ma attenzione alle sfide

Tra i rappresentanti delle filiere principali – dal Consorzio del Parmigiano Reggiano a quello del Prosciutto San Daniele – si respira soddisfazione. “Questi numeri dimostrano che il lavoro su tracciabilità e promozione sta dando i suoi frutti”, ha detto a margine Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti Classico. Ma c’è consapevolezza delle sfide che arrivano: “Il mercato globale cambia in fretta”, ha ricordato Busi, “serve continuare a puntare su qualità e tutela”.

In sala, tra i delegati delle regioni più coinvolte – Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia – l’aria è di cauto ottimismo. Solo alla fine, dopo aver ascoltato i dati, qualcuno si lascia andare a un sorriso: “Non era scontato arrivare fin qui”, mormora una produttrice di formaggi Dop.

Guardare avanti: qualità e promozione come chiave

Per il futuro, la parola d’ordine è sempre la stessa: resilienza. Il rapporto Ismea-Qualivita indica come priorità il rafforzamento della promozione all’estero e il supporto alle filiere più esposte ai rischi. “Siamo soddisfatti, ma non ci fermiamo qui”, ha concluso Proietti prima di lasciare la sala. E tra i giornalisti ancora seduti, si sente chiara la consapevolezza che la partita della Dop economy italiana è tutt’altro che chiusa.