Roma, 30 novembre 2025 – Lunedì 1 dicembre, alle 15, le lavoratrici e i lavoratori dei porti italiani si ritroveranno davanti alla sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in via Nomentana per un presidio organizzato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. La richiesta è netta: il Governo deve finalmente dare il via al fondo di accompagno all’esodo, uno strumento atteso da anni e considerato fondamentale per il settore.
Sindacati in piazza: “Aspettiamo da cinque anni”
Le tre sigle sindacali denunciano che la questione del fondo di accompagno all’esodo è bloccata da troppo tempo. “Sono cinque anni che nei porti aspettiamo che si concretizzi quanto sottoscritto nel rinnovo del CCNL e previsto dalla legge”, spiegano i rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti in una nota diffusa stamattina. Si tratta dell’accordo firmato nel 2019, che prevedeva un fondo per accompagnare verso il pensionamento i lavoratori portuali più anziani o con problemi di salute.
Un lavoro duro, tra rischi e turni notturni
Il lavoro portuale, sottolineano i sindacati, resta uno dei più difficili e faticosi in Italia. “Nei porti si svolgono attività complesse, pericolose e logoranti”, ribadiscono le organizzazioni. Carichi pesanti, turni di notte, esposizione al freddo e al caldo: sono solo alcune delle difficoltà quotidiane. “Il fondo di accompagno all’esodo è essenziale per permettere di andare in pensione in modo dignitoso”, aggiungono i sindacalisti.
Porti più forti solo con lavoratori tutelati
La protesta di lunedì non riguarda solo i singoli lavoratori, ma anche la forza e la competitività dei porti italiani. “La competitività di uno scalo si misura anche dall’efficienza e dalla specializzazione della sua forza lavoro”, spiegano ancora i sindacati. Senza un ricambio generazionale e senza strumenti per far uscire dal lavoro chi è più anziano, il rischio è che tutto il sistema portuale perda forza e qualità.
Un’attesa pesante: cosa chiedono al Governo
Il presidio arriva dopo mesi di incontri senza risultati concreti con il Ministero e tante richieste rimaste inascoltate. “Non possiamo più aspettare uno strumento di cui i porti hanno un bisogno urgente”, dicono i sindacati. Serve un intervento rapido: risorse certe e tempi chiari per far partire il fondo, che dovrebbe garantire ai portuali la possibilità di uscire dal lavoro prima, come già accade in altri settori a rischio.
Le storie dal porto: “Siamo stanchi di promesse”
Tra i lavoratori che lunedì scenderanno in piazza c’è chi racconta la fatica di ogni giorno, fatta di turni spezzati e schiene doloranti. “Abbiamo visto tanti colleghi lavorare fino a 67 anni tra container e gru”, confida Marco, 59 anni, portuale a Civitavecchia. “Siamo stanchi di promesse non mantenute”. Un sentimento che condividono anche i più giovani, che vedono nel mancato ricambio un freno alla loro crescita professionale.
Cosa succederà adesso: attesa per una risposta
Il Ministero delle Infrastrutture non ha ancora commentato la manifestazione. Secondo fonti interne, il dossier è ancora in fase di esame. I sindacati però avvertono: se non arriveranno risposte concrete nelle prossime settimane, non si escludono altre proteste nei porti principali. Lunedì pomeriggio, davanti al Ministero, la voce dei portuali tornerà a farsi sentire. E questa volta – assicurano – non basteranno parole vaghe per fermarli.
