Milano, 30 novembre 2025 – Un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford ha annunciato ieri una scoperta che potrebbe cambiare il modo di curare le articolazioni: una nuova tecnica per rigenerare la cartilagine, invertendo i danni causati dall’età o da traumi. Lo studio, pubblicato su Science, mostra come una semplice iniezione che blocca una proteina legata all’invecchiamento abbia funzionato prima sui topi e poi su tessuti umani presi da interventi di protesi al ginocchio. Una svolta che apre la strada a terapie nuove contro artrite e lesioni articolari, con l’obiettivo di ridurre il ricorso alle protesi.
La proteina 15-pgdh, la chiave dell’invecchiamento
Al centro della scoperta c’è la proteina 15-pgdh, già conosciuta per il suo ruolo nell’invecchiamento. Il team guidato da Helen Blau e Nidhi Bhutani ha spiegato che in studi precedenti l’inibizione di questa proteina aveva già favorito la rigenerazione di muscoli, nervi, ossa e cellule del sangue. Ma rimaneva il dubbio: lo stesso metodo poteva funzionare anche sulla cartilagine articolare, un tessuto molto difficile da riparare?
“Volevamo capire se bloccando la 15-pgdh si poteva far crescere nuova cartilagine anche quando il danno era già avanzato”, ha raccontato Blau durante una conferenza stampa online. Così è nato un farmaco specifico, testato prima su topi anziani e poi su animali con lesioni simili a quelle che si vedono negli sportivi.
Nei topi, la cartilagine torna a crescere
Lo studio racconta che l’iniezione del farmaco – prima nell’addome, poi direttamente nell’articolazione – ha portato a un vero e proprio ispessimento e rigenerazione della cartilagine danneggiata nei topi più vecchi. “Il recupero è stato molto più veloce di quanto ci aspettassimo”, ha ammesso Bhutani. Nei topi con lesioni al ginocchio, simili a quelle degli atleti, il trattamento dato due volte a settimana per un mese ha ridotto molto il rischio di osteoartrite.
I ricercatori hanno ripetuto l’esperimento su più gruppi di animali. Le analisi hanno confermato che la nuova cartilagine non è solo più abbondante, ma funziona bene. “Non conta solo la quantità, ma anche la qualità del tessuto rigenerato”, ha sottolineato Blau.
I primi test sui tessuti umani
In parallelo, la terapia è stata provata su tessuti umani presi da pazienti operati di protesi al ginocchio al centro medico universitario. I risultati iniziali indicano che bloccare la 15-pgdh attiva anche nelle cellule umane i meccanismi di rigenerazione visti nei topi. “Siamo cautamente ottimisti”, ha detto Bhutani, “ma serviranno altri studi clinici per capire se è sicura ed efficace sull’uomo”.
Intanto, si sta lavorando a una terapia orale basata sullo stesso principio. L’idea è di offrire una cura meno invasiva rispetto alle iniezioni, accessibile anche a chi soffre di malattie croniche come artrite reumatoide o artrosi senile.
Una svolta per artrite e lesioni sportive
Se confermata sull’uomo, questa scoperta potrebbe cambiare radicalmente come si curano le malattie delle articolazioni. Oggi la perdita di cartilagine spesso porta a dover mettere una protesi, un intervento costoso e non senza rischi. “Diminuire il numero di protesi d’anca e ginocchio migliorerebbe la vita di milioni di persone”, ha commentato un ortopedico del Policlinico di Milano, non coinvolto nello studio.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 300 milioni di persone nel mondo soffrono di osteoartrite. In Italia si fanno più di 100mila interventi di sostituzione articolare ogni anno. “Una cura che fa rigenerare la cartilagine sarebbe una vera svolta”, ha aggiunto lo specialista.
Cautela e passi avanti
Gli autori dello studio però invitano a non correre troppo. “Siamo ancora all’inizio”, ha ricordato Blau. I test sull’uomo richiederanno tempo e dovranno valutare anche eventuali effetti collaterali a lungo termine. Ma nei laboratori californiani si respira un cauto entusiasmo. Solo allora si potrà davvero parlare di una nuova era nella cura delle articolazioni.
