Chi si farà carico degli arretrati e del Tfr dei dipendenti della Gintoneria dopo il fallimento di Lacerenza e Nobile?

Chi si farà carico degli arretrati e del Tfr dei dipendenti della Gintoneria dopo il fallimento di Lacerenza e Nobile?

Chi si farà carico degli arretrati e del Tfr dei dipendenti della Gintoneria dopo il fallimento di Lacerenza e Nobile?

Matteo Rigamonti

Dicembre 14, 2025

Milano, 14 dicembre 2025 – Dopo il fallimento della Gintoeria gestita da Davide Lacerenza e Stefania Nobile, sarà l’Inps a farsi carico degli stipendi arretrati e del Tfr dei dipendenti. La storia, che ha visto protagonista uno dei locali più discussi di Milano, si è chiusa con la liquidazione della società e la condanna dei due titolari, mentre i lavoratori aspettano ancora di ricevere quanto dovuto.

Inps entra in campo per pagare stipendi e Tfr

La situazione si è sbloccata solo dopo il fallimento dichiarato dal Tribunale di Milano qualche mese fa. I dipendenti della Gintoneria, come ricostruito dalla procura, avevano contratti regolari ma venivano inquadrati a livelli inferiori rispetto al lavoro reale. “Facevamo turni lunghi, spesso oltre l’orario, ma lo stipendio era sempre quello: intorno a 1.500 euro lordi al mese”, racconta uno degli ex camerieri, originario del Bangladesh.

Dopo il sequestro del locale, scattato il 4 marzo scorso per indagini su autoriciclaggio, sfruttamento della prostituzione e spaccio, sei lavoratori – quasi tutti bengalesi – hanno lasciato il lavoro per giusta causa. Da allora sono senza stipendio e senza Tfr. L’ammontare complessivo che aspettano, tra arretrati e fine rapporto, si aggira intorno ai 100mila euro, compresi i costi legali sostenuti per far valere i loro diritti.

Un locale di lusso e clienti “selezionati”

La Gintoneria era famosa per i suoi clienti esclusivi e le serate a luci… non proprio limpide. Secondo le testimonianze raccolte, alcuni frequentatori arrivavano a spendere tra i 3mila e i 10mila euro a notte. In un caso, un cliente avrebbe sborsato quasi un milione di euro in tre anni per i pacchetti “all inclusive”, che comprendevano alcolici di pregio, escort e cocaina. “Il motto era ‘Niente poveri’, ma chi lavorava lì non vedeva certo cifre così”, racconta un ex dipendente.

Il divario tra il lusso sfrenato e le condizioni dei lavoratori è stato uno dei punti su cui si è concentrata l’indagine. Gli inquirenti hanno accertato che, pur avendo contratti regolari, i dipendenti venivano pagati meno rispetto a quello che facevano e costretti a turni pesanti.

Condanne e risarcimento in bottiglie di champagne

Nel frattempo, Davide Lacerenza e Stefania Nobile hanno patteggiato: tre anni lei, quattro anni e otto mesi lui. Il giudice ha disposto un risarcimento di 900mila euro a favore delle parti lese. Gran parte di questa cifra è stata coperta dalla vendita all’asta delle bottiglie di champagne sequestrate durante le indagini.

“Abbiamo dovuto mettere all’asta tutto quello che restava”, ha ammesso Lacerenza in un interrogatorio. La liquidazione della società ha lasciato i dipendenti con i conti vuoti, che ora potranno rivolgersi al Fondo di Garanzia dell’Inps per ottenere ciò che spetta loro.

Processo in arrivo e lavori sociali

Con la fine delle indagini preliminari, sei persone hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini: tra loro, Davide Ariganello, considerato il braccio destro di Lacerenza, due presunti spacciatori legati al giro di cocaina, due donne accusate di prostituzione e la madre della fidanzata di Lacerenza. Il processo dovrebbe partire nei primi mesi del 2026.

Nel frattempo, Lacerenza sconterà la pena con l’affidamento ai servizi sociali e seguirà un percorso di disintossicazione. Stefania Nobile sta invece svolgendo lavori socialmente utili con la Protezione civile di Bresso. “Non ci aspettavamo una fine così”, dice uno degli ex dipendenti davanti al portone chiuso della Gintoneria. Ora resta da vedere quando – e se – l’Inps riuscirà a saldare tutto quello che devono ai lavoratori coinvolti.