Pavia, 14 dicembre 2025 – I genitori di Chiara Poggi hanno deciso di riaprire il caso degli oggetti che la figlia indossava il giorno dell’omicidio, il 13 agosto 2007, nella villetta di via Pascoli a Garlasco. La notizia è stata lanciata venerdì sera durante la trasmissione “Quarto Grado” su Rete4 dal criminologo Dario Redaelli e poi confermata dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia. “Ho fatto delle indagini sugli oggetti che Chiara aveva addosso il giorno in cui è stata uccisa. Sono stati conservati come reliquie”, ha detto Redaelli in diretta, lasciando intendere che i risultati potrebbero tornare utili “quando lo riterremo necessario”.
Gli oggetti dimenticati che potrebbero cambiare tutto
Tra gli accessori al centro delle nuove verifiche ci sono due orecchini (uno perso durante l’aggressione e recuperato sulla scena del delitto), una catenina con un ciondolo a forma di dente di squalo, alcuni braccialetti – uno con il nome di Chiara –, un orologio al polso sinistro e una cavigliera. “Stiamo facendo tante cose, tra cui rianalizzare gli oggetti restituiti alla famiglia nel 2010”, ha spiegato l’avvocato Tizzoni. Quei reperti erano tornati ai Poggi dopo il primo processo d’Appello, quando i giudici avevano respinto la richiesta di nuove analisi. Solo dopo il rinvio della Cassazione e la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni la vicenda ha preso la piega che tutti conoscono.
Un nodo irrisolto: la catena di custodia
Il punto più delicato riguarda la catena di custodia. Quegli oggetti sono stati restituiti ai Poggi e non fanno parte dell’incidente probatorio in corso, a differenza di altri reperti ancora sotto controllo della magistratura. Nella relazione tecnica del Ris di Parma del 2007 si legge che “i braccialetti e l’orologio erano sporchi di tracce ma non sono stati analizzati”. L’ex generale Luciano Garofano, allora comandante dei Ris, ha spiegato a Quarto Grado: “Si prende quello che può servire all’indagine, non si analizzano tutti gli oggetti presenti sulla scena, ma solo quelli da cui si aspettano risultati”. Alcuni pezzi, come il pigiamino estivo, sono stati addirittura distrutti su ordine dei giudici.
L’incidente probatorio che punta su Andrea Sempio
L’iniziativa dei Poggi arriva nel mezzo dell’incidente probatorio su Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia dopo che il suo DNA sarebbe stato trovato sotto le unghie di Chiara. L’udienza chiave è fissata per giovedì 18 dicembre a Pavia, quando verranno messi a confronto i risultati delle analisi genetiche svolte dalla dottoressa Denise Albani. La perizia associa il DNA trovato nel 2007 su due unghie della vittima alla linea paterna di Sempio. La difesa ha concluso venerdì l’esame della perizia; le parti hanno tempo fino a martedì 16 per consegnare le relazioni dei propri consulenti al Gip. Dalla spazzatura e dai fogli con le impronte digitali non è emerso nulla di utile: la battaglia si giocherà tutta sulla genetica.
Consulenti in contrasto e atmosfera tesa
Le nuove analisi annunciate dai Poggi sono viste da fonti investigative come una “mossa di disturbo”, perché i risultati difficilmente potranno essere usati in tribunale per la mancanza di tracciabilità. Come scrive Massimo Pisa su Repubblica, i legali e i consulenti della famiglia si mostrano “avversari ostinati dell’ultima indagine fin dall’inizio”. La consulenza firmata da Redaelli e dal dattiloscopista Calogero Biondi sull’impronta “33” si contrappone alle conclusioni della Procura, che invece la attribuisce a Sempio. Il clima resta molto teso, come conferma una battuta del sostituto procuratore Stefano Civardi durante l’incidente probatorio: “Mi devo confrontare con questo mondo al contrario”, ha detto citando Roberto Vannacci.
Un caso che non si chiude
A quasi diciotto anni dal delitto, la vicenda di Garlasco continua a far parlare e a tenere banco. I genitori di Chiara Poggi non mollano: “Vogliamo solo la verità”, ripetono da sempre. Ma tra nuove analisi e dubbi vecchi sulla conservazione dei reperti, la strada verso una risposta definitiva è ancora lunga.
