Garlasco, 16 dicembre 2025 – La nuova perizia sui capelli trovati nel bagno di Chiara Poggi non scioglie il nodo centrale del delitto di Garlasco. A diciotto anni dall’omicidio che ha segnato la provincia pavese e l’opinione pubblica italiana, la relazione della genetista Denise Albani, depositata in queste ore al tribunale di Pavia, chiude la porta a nuove piste investigative legate a quei reperti. Il documento, atteso da mesi e richiesto dal gip nell’ambito dell’incidente probatorio che si concluderà giovedì 18 dicembre, stabilisce che le tracce pilifere rinvenute sulla scena del crimine non sono idonee a fornire informazioni utili per le indagini.
I capelli sul tappetino: analisi e limiti scientifici
Il 4 luglio scorso, la perita Albani ha esaminato i reperti contrassegnati come tracce 114436, 114437 e 114438: si tratta dei tre capelli trovati sul tappetino del bagno della casa di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 venne uccisa Chiara Poggi. Secondo la sentenza definitiva, in quel bagno Alberto Stasi – condannato in via definitiva per l’omicidio – si sarebbe lavato le mani dal sangue della fidanzata. Eppure, davanti al microscopio elettronico, la genetista ha dovuto constatare che i tre capelli non presentano caratteristiche idonee per la ricerca di Dna nucleare umano. “I reperti risultavano non possedere caratteristiche idonee per la ricerca di Dna nucleare umano. Pertanto non venivano sottoposte ad alcun accertamento biologico secondo Metodo interno accreditato”, si legge nella relazione.
Nuovi reperti, vecchi interrogativi
Durante le ultime indagini sono emersi altri capelli mai repertati prima. Uno in particolare – lungo circa 3 centimetri – è stato trovato all’interno di un sacco azzurro della spazzatura nella casa dei Poggi. Anche in questo caso, però, la possibilità di estrarre informazioni utili si è scontrata con i limiti tecnici e lo stato di conservazione dei reperti. La scena del crimine, già oggetto di numerosi sopralluoghi e analisi da parte del Ris di Parma nel 2007, aveva restituito in totale 36 capelli: ventinove raccolti in una pozza di sangue e sette tra le dita della vittima. Solo uno di questi, dotato di bulbo, aveva permesso un’analisi del Dna nucleare, attribuito a Chiara Poggi. Da altri diciassette era stato estratto il Dna mitocondriale, anch’esso compatibile con la giovane.
Il ruolo dei capelli nella riapertura del caso
I capelli hanno rappresentato un elemento centrale anche nella riapertura del caso nel 2020. In quell’occasione, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano avevano segnalato quattro capelli rinvenuti nel lavandino del bagno come possibile indizio di una presenza estranea sulla scena del crimine. Secondo i militari, quei lunghi capelli neri – “diametralmente opposti” a quelli di Stasi – non sarebbero stati compatibili con il profilo dell’imputato. Un dettaglio che aveva contribuito a riaccendere i riflettori sul giallo di Garlasco.
La Cassazione e l’accusa hanno sempre sostenuto che Stasi si fosse lavato le mani dopo il delitto. Tuttavia, secondo i carabinieri, restava difficile spiegare come quei capelli scuri non fossero stati trascinati via dall’acqua o rimossi durante la pulizia del lavandino dalle tracce di sangue. Un interrogativo rimasto senza risposta anche dopo l’ultima perizia.
La relazione Albani: nessuna svolta dalle nuove analisi
La relazione depositata oggi dalla perita Albani sembra chiudere definitivamente la strada a nuove ipotesi investigative legate ai capelli. “Niente da fare”, ha ammesso la genetista nelle sue conclusioni. I reperti esaminati non consentono di risalire a un profilo genetico diverso da quello della vittima. E così, almeno sul fronte scientifico, il mistero dei capelli resta tale: tracce senza nome e senza voce.
In tribunale, l’attesa era palpabile già dalle prime ore della mattina. I legali delle parti civili hanno preso atto con amarezza delle conclusioni della perizia. “Speravamo in una svolta”, ha confidato uno degli avvocati della famiglia Poggi all’uscita dal palazzo di giustizia. Anche la difesa di Stasi ha preferito non commentare nel dettaglio, limitandosi a ribadire che “la scienza ha parlato”.
Un caso ancora aperto nella memoria collettiva
A Garlasco, il ricordo di Chiara Poggi resta vivo tra le vie silenziose del paese. Il processo e le sue innumerevoli tappe hanno segnato una generazione intera. Eppure, dopo quasi due decenni, il giallo dei capelli nel bagno sembra destinato a rimanere un dettaglio irrisolto nella storia giudiziaria italiana.
