Imam di Torino rilasciato: la premier Meloni denuncia il rischio per la sicurezza nazionale

Imam di Torino rilasciato: la premier Meloni denuncia il rischio per la sicurezza nazionale

Imam di Torino rilasciato: la premier Meloni denuncia il rischio per la sicurezza nazionale

Matteo Rigamonti

Dicembre 16, 2025

Torino, 16 dicembre 2025 – Mohamed Shahin, l’imam egiziano al centro di un acceso dibattito pubblico, è tornato libero ieri pomeriggio dopo che la Corte d’Appello di Torino ha deciso di interrompere il suo trattenimento nel Cpr di Caltanissetta. Una vicenda che dura da settimane e che ha scatenato la reazione della premier Giorgia Meloni, irritata per la scelta dei giudici e preoccupata per la sicurezza nazionale.

La Corte d’Appello: perché Shahin è stato liberato

La scarcerazione di Shahin, 44 anni, arriva dopo che i giudici torinesi hanno accolto uno dei ricorsi presentati dai suoi avvocati. Secondo la Corte, non ci sono prove concrete che lo rendano pericoloso per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. Così è stato annullato il decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi il 24 novembre scorso. Nelle motivazioni si legge chiaramente: “Shahin vive in Italia da vent’anni ed è completamente incensurato”. Un dettaglio importante, visto che la procura di Torino aveva già archiviato una denuncia a suo carico per alcune frasi pronunciate durante una manifestazione pro-Palestina.

La Questura di Caltanissetta ha quindi concesso all’imam un permesso di soggiorno provvisorio, in attesa che si concluda l’esame della sua domanda di asilo politico. Ora tocca alla Commissione territoriale di Siracusa decidere se concedergli o meno la protezione internazionale. Nel frattempo, Shahin non può essere rimpatriato in Egitto né portato alla frontiera.

Governo e Viminale: le reazioni alla scarcerazione

La decisione del tribunale non è passata inosservata a Roma. “Stiamo parlando di una persona che ha definito l’attacco del 7 ottobre un atto di ‘resistenza’, negandone la violenza. Qui da noi, questo significa giustificare, se non addirittura incitare, il terrorismo”, ha detto la premier Meloni in una nota diffusa ieri sera. “Come facciamo a garantire la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa in questo senso viene sistematicamente bloccata da alcuni giudici?”, ha aggiunto, mostrando irritazione e preoccupazione.

Anche il Viminale ha espresso “forte disappunto” per la scelta della magistratura torinese. Fonti del Ministero dell’Interno hanno ricordato che il provvedimento di espulsione si basava su valutazioni precise e documentate sulla pericolosità sociale dell’imam.

Manifestazioni e tensioni a Torino: il volto di Shahin

Il nome di Mohamed Shahin era già noto nelle cronache locali. Negli ultimi mesi, l’imam è diventato uno dei volti più noti delle manifestazioni in Piemonte a sostegno della causa palestinese. In particolare, durante fiaccolate e presidi tra piazza Castello e via Po, molti manifestanti hanno chiesto a gran voce la sua liberazione dal Cpr.

Non sono mancati momenti di tensione. A fine novembre, un gruppo di attivisti ha forzato gli ingressi della redazione de La Stampa, lasciando scritte a favore di Shahin e danneggiando alcuni locali. Un episodio che ha provocato la condanna unanime delle istituzioni cittadine e della comunità islamica torinese.

E ora? Il futuro di Shahin e il confronto tra politica e magistratura

Al momento, l’espulsione di Shahin non è più esecutiva. Secondo fonti vicine al caso, l’imam potrà restare in Italia almeno fino alla fine dell’iter sulla sua domanda di asilo politico. Solo allora si potrà capire se ci siano ancora motivi per allontanarlo dal Paese.

Resta aperta la partita tra governo e magistratura su come gestire i casi legati alla sicurezza nazionale. “Non possiamo permetterci zone d’ombra”, confida un funzionario del Viminale, “ma serve anche rispetto per le decisioni dei giudici”.

Intanto, la comunità islamica torinese si dice “sollevata” per la scarcerazione. “Abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia”, ha detto uno dei portavoce uscendo dal tribunale. Ma il dibattito resta acceso: tra sicurezza e diritti, la vicenda Shahin continua a far discutere opinione pubblica e istituzioni.