Parigi, 16 dicembre 2025 – “Monsieur Aznavour”, il nuovo biopic dedicato a Charles Aznavour, arriva nelle sale italiane il 18 dicembre grazie a Movies Inspired. Il film, presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2024, è firmato da Mehdi Idir e Grand Corps Malade (alias Fabien Marsaud). Racconta la vita di uno degli artisti più amati e controversi della canzone francese, ripercorrendo una carriera fatta di fatica, ostinazione e una fame di successo che non ha mai smesso di bruciare.
L’infanzia difficile nella Parigi degli anni Trenta
La storia parte dalla Parigi povera degli anni Trenta e Quaranta, una città segnata dalla guerra e dall’occupazione nazista. Qui cresce il giovane Aznavour, figlio di immigrati armeni, in un mondo fatto di privazioni e diffidenza. Il ragazzo muove i primi passi nei café-concert della capitale. I registi raccontano di un ragazzo determinato fin da subito: “Charles era figlio di apolidi, conosceva la povertà, era basso e aveva una voce particolare”, spiegano Idir e Marsaud. Eppure, non si arrende. Anzi, si aggrappa a ogni occasione, anche la più umile, per farsi notare.
Il debutto difficile e l’incontro con Édith Piaf
Il film si concentra poi sul periodo più duro, tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta. In quegli anni, raccontano le cronache, Aznavour viene spesso giudicato “non adatto”: la voce troppo nasale, un aspetto lontano dai canoni del tempo. Perfino la stampa lo prende di mira – “le sue sopracciglia venivano derise”, ricordano i registi – e il successo sembra un miraggio. A cambiare tutto è l’incontro con Édith Piaf. Piaf lo prende sotto la sua ala, gli impone una disciplina ferrea e lo spinge persino a rifarsi il naso (“anticipò i tempi con una rinoplastica per correggere il suo naso troppo grande”, si legge nelle note di produzione). Ma soprattutto, gli fa capire che forse come cantante non sarebbe mai sbocciato davvero, mentre come autore ha un talento vero.
Gli anni Sessanta: la svolta e il successo mondiale
La terza parte del film racconta gli anni Sessanta, quelli della consacrazione. Aznavour conquista il pubblico internazionale: viaggia negli Stati Uniti, si esibisce all’Olympia di Parigi, vende milioni di dischi. A interpretarlo è Tahar Rahim, già noto per ruoli intensi nel cinema francese, che si trasforma fisicamente e vocalmente in un Aznavour credibile, restituendo sullo schermo sia le fragilità che la forza del cantautore.
Tra i brani della colonna sonora ci sono alcuni dei suoi pezzi più celebri: “Sur ma vie”, uno dei primi successi; “Je m’voyais déjà”, che parla di aspettative deluse; “La Bohème”, omaggio alla povertà e all’arte vissuta come destino; e infine “For me formidable”, simbolo della popolarità conquistata anche oltre i confini della Francia.
Un ritratto senza filtri: tra narcisismo e sacrifici
Il film non risparmia nulla, nemmeno gli aspetti meno piacevoli di Aznavour: il suo narcisismo, la tendenza a sacrificare tutto per la carriera, perfino i dubbi sull’etica personale. “Ho passato la vita a cercare di piacere. Quando ci sono riuscito, era quasi troppo tardi”, ammette in una delle frasi più celebri riportate nel film. E ancora: “Non ho mai creduto al talento puro. Credo solo nel lavoro”. Parole che raccontano una vita sempre in salita, fatta di porte chiuse e critiche dure.
I registi raccontano Aznavour
“Quando guardi la carriera di Aznavour, salta subito agli occhi una volontà straordinaria”, hanno detto Idir e Grand Corps Malade a Cannes. “Ha saputo sfondare porte chiuse, ignorare critiche e commenti razzisti”. Un cammino pieno di ostacoli, ma anche di una rara capacità di trasformare il dolore in arte.
“Sono diventato famoso tardi, ma avevo già sofferto abbastanza per meritarmelo”, diceva Aznavour. Ed è proprio questa sofferenza, raccontata senza filtri dal film, a tenere viva ancora oggi la sua storia.
