Bologna, 16 dicembre 2025 – Undici anni e sei mesi di carcere: questa la condanna decisa oggi dal tribunale per i minorenni di Bologna per il 17enne che la sera del 4 settembre scorso ha ucciso a coltellate Fallou Sall, un sedicenne bolognese. La sentenza, firmata dalla giudice Gabriella Tomai, chiude un processo teso, segnato da versioni contrastanti e da una città ancora scossa per quanto successo in via del Lavoro poco dopo le 22.
Condanna, proteste e silenzi in aula
La procura aveva chiesto 21 anni per omicidio volontario, una richiesta respinta ma parzialmente accolta nella ricostruzione dei fatti dalla giudice, che però ha ridotto la pena. L’avvocato difensore, Andrea Fabbri, ha puntato tutto sull’assoluzione, sostenendo la legittima difesa: “Il mio cliente era stato aggredito e inseguito da cinque ragazzi, è caduto a terra e si è sentito in pericolo”, ha detto ai giornalisti. Dopo la sentenza, Fabbri ha lasciato l’aula annunciando il ricorso in appello: “Aspettiamo di leggere le motivazioni, ma questa sentenza non tiene conto delle pressioni subite dal ragazzo”.
I genitori di Fallou Sall, Danila e Mou, hanno ascoltato in silenzio. Poi la rabbia del padre: “Sappiate che in Italia oggi un omicidio si paga con undici anni, è una vergogna. Non tentato omicidio, omicidio vero. Questo è il messaggio che diamo ai nostri figli. Vergogna”, ha detto uscendo dal tribunale. L’avvocata Loredana Pastore, che segue la famiglia della vittima, ha aggiunto: “Non capiamo perché la pena sia così lieve, non è adeguata. Speriamo che la Procura faccia appello”.
Un clima di tensione e bullismo tra ragazzi
Dietro a questa tragedia, ci sono mesi di scontri tra il 17enne e il gruppo di amici di Fallou Sall, secondo le indagini guidate dalla pm Silvia Marzocchi. Il giovane aveva più volte avuto problemi con la vittima e altri coetanei. Emergono anche episodi di bullismo e vessazioni, soprattutto da parte di un amico di Fallou. I genitori del ragazzo imputato avevano segnalato questi episodi a scuola e ai servizi sociali.
“Era un ragazzo chiuso, aveva paura di uscire di casa”, racconta una vicina della famiglia del 17enne. Ma, senza dirlo ai genitori, il giovane aveva cominciato a portare con sé un coltello. Un dettaglio che ha pesato molto in aula: la procura lo ha anche accusato di detenzione abusiva dell’arma.
La sera dell’omicidio: una lite che sfugge al controllo
La sera del 4 settembre, in via del Lavoro, la situazione è degenerata. Secondo la polizia, il 17enne era vicino al parco quando è stato avvicinato dal gruppo di Fallou Sall. È scoppiata una lite, poi una colluttazione: cinque ragazzi hanno inseguito il giovane, che è caduto a terra. In quel momento, secondo la sentenza, ha tirato fuori il coltello e ha colpito una sola volta Fallou Sall, che stava cercando di difendere un amico.
Un altro ragazzo è rimasto ferito: all’inizio si era parlato di tentato omicidio anche per lui, ma poi il reato è stato ridotto a lesioni gravi. “Non voleva uccidere nessuno”, ha ribadito il difensore. La corte però ha ritenuto l’atto volontario.
Appello e riflessioni sulla giustizia minorile
Ora si aspetta il deposito delle motivazioni. La difesa ha già annunciato battaglia in appello e anche la Procura potrebbe chiedere una pena più dura. Intanto il caso riapre il dibattito su come gestire i conflitti tra adolescenti e su come le istituzioni rispondono al problema del bullismo.
“Serve più prevenzione nelle scuole e nei quartieri”, ha commentato un educatore della zona San Donato. Bologna resta sotto choc: davanti alla scuola di Fallou Sall sono spuntati fiori e messaggi (“Non ti dimenticheremo mai”). Un dolore che attraversa famiglie e comunità, mentre la giustizia cerca di trovare un equilibrio difficile tra responsabilità personale e contesto sociale.
