Pavia, 18 dicembre 2025 – Questa mattina, nell’aula del tribunale di Pavia, si è svolto l’ultimo capitolo dell’incidente probatorio legato al delitto di Garlasco, uno dei casi giudiziari più seguiti e controversi degli ultimi anni. Tra giornalisti e telecamere, gli esperti scelti dalle parti si sono confrontati sulle nuove analisi del Dna maschile trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, la giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione.
Tracce di Dna, la partita decisiva
Al centro del dibattito, ha spiegato la presidente del collegio, la giudice Denise Albani, c’è la corrispondenza tra il profilo genetico raccolto e quello di Andrea Sempio o dei suoi parenti paterni. Secondo la consulenza della Procura e del gip, il Dna risulta “moderatamente forte” in un caso e “moderata” nell’altro. Parole tecniche che vogliono dire una cosa sola: la possibilità c’è, ma non è certa. “Non possiamo affermare con sicurezza che Chiara si sia difesa”, ha precisato uno dei periti, sottolineando l’impossibilità di stabilire se le tracce fossero “sotto o sopra” le unghie e se si tratti di Dna “diretto o mediato”.
Il futuro del processo in bilico
Quello che è emerso oggi pesa parecchio: sarà prova decisiva in un eventuale nuovo processo. Fonti vicine alla Procura di Pavia dicono che si sta valutando la richiesta di rinvio a giudizio basandosi proprio su queste nuove evidenze. Ma il clima resta prudente. “La perizia non lascia certezze assolute”, ha commentato un avvocato presente in aula. Tra i corridoi del tribunale, l’atmosfera è stata tesa, ma controllata. Alcuni familiari di Chiara hanno preferito non parlare, limitandosi a seguire in silenzio l’udienza.
Garlasco, un caso che non molla
Il delitto di Garlasco ha segnato profondamente la cronaca italiana. Chiara Poggi fu trovata morta nella sua casa di via Pascoli, una mattina d’agosto di diciotto anni fa. Per quell’omicidio, l’ex fidanzato della ragazza, Alberto Stasi, è stato condannato in via definitiva ed è attualmente in carcere. Ma nel tempo non sono mai mancate richieste di nuove indagini, soprattutto dopo l’emergere di tracce genetiche mai del tutto chiarite.
Nuove analisi, vecchie domande
Le ultime analisi sul Dna maschile sono state affidate a un gruppo di genetisti forensi scelti dalla Procura e dalla difesa. I risultati, depositati nelle scorse settimane, hanno riacceso il confronto tra esperti. “Parliamo di compatibilità statistiche, non di certezze assolute”, ha ribadito uno degli specialisti al termine dell’udienza. In aula il confronto è stato acceso: domande serrate, dati alla mano, con l’obiettivo di chiarire ogni dettaglio tecnico.
Decisioni in arrivo
Adesso tocca ai magistrati. Nei prossimi giorni la Procura deciderà se chiedere l’apertura di un nuovo processo o archiviare il fascicolo. La famiglia Poggi aspetta da quasi vent’anni una risposta definitiva. “Vogliamo solo la verità”, ha detto un amico di Chiara, fuori dal tribunale poco dopo mezzogiorno. Nel frattempo, il paese di Garlasco resta sospeso tra ricordo e attesa, con la speranza che la giustizia possa finalmente fare luce su una vicenda che continua a tenere banco nell’opinione pubblica.
Un caso ancora aperto
Il fascicolo sul delitto di Garlasco resta quindi aperto, almeno sul piano delle indagini scientifiche. Le nuove perizie sul Dna potrebbero essere una svolta o aggiungere nuovi dubbi a una storia già complicata. Solo le prossime mosse della magistratura diranno se ci saranno sviluppi giudiziari o se il caso rimarrà confinato alla memoria e agli atti processuali.
