L’elettricista spia i clienti: il caso choc delle telecamere nascoste nelle case

L'elettricista spia i clienti: il caso choc delle telecamere nascoste nelle case

L'elettricista spia i clienti: il caso choc delle telecamere nascoste nelle case

Matteo Rigamonti

Dicembre 18, 2025

Trieste, 18 dicembre 2025 – Un elettricista di 47 anni, della provincia di Udine, è stato arrestato dai carabinieri di Trieste con l’accusa di aver piazzato microcamere nascoste nella sua casa e in quelle di alcuni clienti, spiano decine di persone, compreso le figlie minorenni della convivente. L’uomo, esperto nell’installazione di impianti di videosorveglianza, avrebbe raccolto e catalogato per anni immagini e video senza il consenso delle vittime. Tutto è venuto alla luce a settembre, quando la compagna ha trovato sul cellulare del partner foto delle figlie in stato di nudità e ha deciso di chiamare i carabinieri.

Microcamere nascoste in casa, un archivio segreto

Gli investigatori hanno ricostruito che l’elettricista – il cui nome è coperto per proteggere le vittime – aveva piazzato le microcamere soprattutto nel bagno di casa. Le immagini lo ritraevano mentre le ragazze vivevano momenti di quotidianità, spesso molto intimi. Quel materiale veniva poi salvato su vari dispositivi digitali, ordinato per anno e per nome. “Era tutto organizzato nei minimi dettagli”, ha detto una fonte vicina alle indagini. La scoperta è arrivata quasi per caso: la compagna, insospettita da certi atteggiamenti, ha controllato il telefono dell’uomo trovando le foto incriminate.

Il tentativo di cancellare le prove

Quando la donna ha denunciato tutto ai carabinieri, l’elettricista ha provato a eliminare ogni traccia. Prima dell’arrivo degli agenti, ha frantumato il cellulare in mille pezzi, sperando di rendere impossibile il recupero dei dati. Ma gli esperti della Sezione “Cyber” del Nucleo Investigativo di Trieste sono riusciti a recuperare tutto il contenuto. Le analisi hanno portato alla luce un archivio dettagliato di immagini e video, confermando i sospetti della convivente. L’Autorità Giudiziaria ha disposto per l’uomo il divieto di avvicinarsi alla casa familiare per detenzione di materiale pedopornografico.

Clienti spiati a distanza

L’indagine però non si è fermata alla famiglia. Durante la perquisizione in casa, i carabinieri hanno trovato un secondo telefono, diversi hard disk e altri supporti informatici. Dai controlli è emerso che l’elettricista aveva installato sul proprio smartphone applicazioni che gli permettevano di collegarsi da remoto ai sistemi di videosorveglianza montati nelle case dei clienti. Così poteva vedere e scaricare immagini in tempo reale, senza che i proprietari lo sapessero.

“Pensavamo di aver messo in sicurezza la nostra casa”, ha raccontato una vittima di Trieste. “Invece siamo stati spiati da chi avrebbe dovuto proteggerci.” Avvisate dai carabinieri, le persone coinvolte hanno presentato denuncia. Alcuni avevano notato strani movimenti nelle registrazioni, ma nessuno avrebbe mai immaginato una cosa simile.

Arresto in flagranza e nuove accuse

L’uomo è stato arrestato in flagranza anche per interferenze illecite nella vita privata (articolo 615-bis del codice penale). Secondo gli inquirenti, il suo sistema era attivo da anni e riguardava decine di famiglie tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Il materiale sequestrato è sotto esame: si cercano altri indizi per capire quanto sia ampia la violazione.

La Procura di Trieste ha aperto un fascicolo per valutare eventuali altre responsabilità e verificare se ci siano complici o casi simili nella zona. “La priorità è tutelare le vittime”, ha detto una fonte giudiziaria. “Stiamo cercando di ricostruire tutto per evitare che succeda di nuovo”.

Allarme tra i residenti

La notizia ha scosso i residenti. Molti si sono rivolti alle forze dell’ordine per far controllare i propri impianti di videosorveglianza. “Non ci sentiamo più sicuri”, ha detto una cliente dell’elettricista. “Abbiamo affidato la nostra privacy a qualcuno che invece l’ha tradita nel modo più grave”.

Le indagini continuano: gli investigatori invitano chi ha dubbi sulla sicurezza delle proprie telecamere a contattare le autorità. L’uomo resta a disposizione della giustizia in attesa dei prossimi sviluppi.