Sydney, 18 dicembre – Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha annunciato oggi una serie di misure contro l’odio e la radicalizzazione, a poche ore dalla sparatoria che ha sconvolto Bondi Beach, uno dei posti più amati della città. La notizia è arrivata durante una conferenza stampa a Canberra, dopo che ieri pomeriggio un uomo armato ha sparato, uccidendo due persone e ferendone altre quattro. “Dobbiamo fare molto di più per combattere questo male”, ha detto Albanese, visibilmente scosso, davanti ai giornalisti.
Bondi Beach sotto choc dopo la sparatoria
Questa mattina Bondi Beach si è svegliata in un silenzio irreale. Le strade, di solito piene di surfisti e turisti, sono sorvegliate dalla polizia. Il luogo dell’attacco, tra Hall Street e Campbell Parade, è ancora transennato. Secondo le prime informazioni della polizia del New South Wales, l’aggressore ha agito da solo, sparando a caso contro chiunque si trovasse lì poco dopo le 18 locali. “Abbiamo sentito urla e poi tanti colpi di pistola, la gente correva in tutte le direzioni”, racconta Mark Evans, che abita vicino.
Le indagini e chi è l’attentatore
Gli investigatori stanno cercando di capire perché l’uomo ha fatto fuoco. Per ora non sono stati resi noti dettagli sull’identità o sulle possibili connessioni dell’uomo armato. Ma fonti della polizia confermano che la pista della radicalizzazione è una delle più seguite. “Stiamo controllando i suoi contatti e quello che ha scritto sui social”, spiega il commissario Karen Webb. Le autorità escludono che avesse complici. L’uomo è stato ucciso dagli agenti intervenuti.
Il governo reagisce: visti e predicatori estremisti nel mirino
Il premier Albanese ha detto chiaramente che bisogna “colpire i predicatori estremisti” e ha annunciato l’intenzione di revocare i visti a chiunque diffonda odio in Australia. “Non possiamo permettere che chi arriva qui porti con sé idee pericolose per la nostra sicurezza”, ha ribadito. Il governo sta pensando a nuove regole per controllare meglio chi entra nel Paese e per tenere d’occhio le attività online di chi potrebbe rappresentare un rischio. “Non vogliamo solo prevenire altri attacchi”, ha aggiunto Albanese, “ma anche proteggere la nostra società”.
La città e le istituzioni reagiscono
La sparatoria ha scosso profondamente Sydney. Questa mattina decine di persone si sono radunate vicino al luogo della tragedia per lasciare fiori e messaggi di solidarietà. Il sindaco, Clover Moore, ha espresso “profondo dolore” e ha invitato tutti a non lasciarsi sopraffare dalla paura. Anche le principali comunità religiose hanno preso posizione: “Condanniamo ogni forma di violenza e odio”, ha detto il Consiglio Islamico d’Australia in una nota.
Un Paese che si interroga sulla sicurezza
Quanto successo a Bondi Beach riporta al centro il tema della sicurezza pubblica e la capacità delle istituzioni di fermare la radicalizzazione. Negli ultimi anni l’Australia ha già rafforzato le misure antiterrorismo dopo episodi simili a Melbourne e Sydney. Ma, come ha ammesso lo stesso Albanese, “serve un impegno di tutti, dalle scuole alle famiglie, per riconoscere i segnali d’allarme”. Il governo promette controlli più severi, ma i cittadini restano preoccupati.
Cosa succederà ora: nuove leggi in arrivo
Fonti vicine all’esecutivo dicono che presto in Parlamento potrebbero arrivare proposte per modificare le regole su visti e permanenza di stranieri sospettati di estremismo. Il ministro degli Interni Clare O’Neil ha spiegato che “ogni caso sarà valutato con attenzione, senza fare di tutta l’erba un fascio”. Intanto la polizia invita chi ha informazioni a farsi avanti. L’obiettivo resta garantire sicurezza e unità in una città simbolo dell’Australia multiculturale.
La ferita della sparatoria è ancora aperta. Ma, come ripetono in questi giorni molti abitanti, “Bondi non si piega”.
