Milano, 20 dicembre 2025 – Dopo settimane di silenzio, Carlotta Vagnoli rompe il silenzio e affronta a viso aperto l’indagine per stalking e diffamazione che la coinvolge insieme a Valeria Fonte. Ieri sera, in tre video pubblicati su Instagram, la scrittrice e attivista ha raccontato la sua versione dei fatti. Ha spiegato di aver scelto il silenzio per “mettersi in sicurezza” e di aver aspettato di presentare le memorie difensive prima di esporsi pubblicamente. “Adesso che ho depositato le memorie, il pm farà le sue valutazioni. Vedremo se ci sarà un rinvio a giudizio o un’archiviazione”, ha detto Vagnoli, ricordando che il procedimento è ancora aperto alla procura di Monza.
Accuse pesanti e il ruolo dei social
Gli inquirenti hanno ricostruito una presunta “campagna di molestie e denigrazione” sui social, firmata da Vagnoli e Fonte, contro due persone: il giornalista A.S. e Serena Mazzini, conosciuta online come Serena Doe. Le vittime avrebbero subito ansia e cambiamenti importanti nella loro vita di tutti i giorni. La vicenda è scoppiata a fine ottobre, quando Selvaggia Lucarelli ha pubblicato su Il Fatto Quotidiano alcune chat private estratte dagli atti dell’indagine. Nei messaggi, le due indagate si scambiavano insulti e commenti su personaggi noti.
Vagnoli ha criticato duramente la gestione mediatica del caso e la diffusione di quelle chat: “Quegli atti potevano averli solo le parti coinvolte, perché erano strettamente legati alla causa in corso”, ha spiegato. Secondo lei, qualcuno ha condiviso il materiale senza autorizzazione. “Su quasi 8mila pagine di chat, ne hanno estratte solo 22 frasi. La proporzionalità dice tutt’altro rispetto a come è stata raccontata la storia”, ha aggiunto.
Commenti privati finiti sotto i riflettori
Tra i messaggi al centro delle polemiche, Vagnoli cita commenti su Sergio Mattarella, Roberto Saviano e Chiara Valerio, che definisce “sfoghi privati con amici”. Particolare attenzione è stata data alle parole su Michela Murgia, scrittrice recentemente scomparsa. “Il messaggio ‘Era una stronza’ era seguito da ‘lo dico con cognizione di causa e non poco dolore’ e questa parte è stata quasi sempre tagliata fuori”, ha detto Vagnoli. Ha poi ricordato l’ultimo scambio telefonico con Murgia, descritto come un battibecco sul lavoro: “Quel giorno ho fatto una cosa terribile, che non mi perdonerò mai, soprattutto con una persona come Michela. Lei era una meravigliosa stronza, sapeva come farsi rispettare, anche da me”.
Le conseguenze sulla vita di Vagnoli
Nei video, Vagnoli ha parlato delle conseguenze della vicenda sulla sua vita. “Ho perso tutto”, ha ammesso. Un libro a cui lavorava da due anni, previsto in uscita all’inizio del 2026, è stato cancellato dall’editore. Sono saltate collaborazioni con giornali, conferenze, attività di volontariato e persino un tour teatrale preparato da più di un anno. A questo si sono aggiunte minacce, insulti e episodi di doxing che l’hanno costretta a cambiare casa e a isolarsi per più di un mese. “Sono stati arresti domiciliari non decisi da un giudice e basati sul nulla”, ha detto.
Vagnoli ha denunciato anche la pressione di una parte dell’opinione pubblica: “Non sono colpevole di niente, ma in questa storia si è alzata una parte della società che non vedeva l’ora di vendicarsi su donne, soprattutto se attive in movimenti o di sinistra”. Ha raccontato di aver visto la sua immagine finire su volantini di gruppi neonazisti e di essere stata attaccata da comunità online ostili: “I gruppi incel mi hanno fatto a pezzi con una violenza senza precedenti”.
Aspettando il verdetto
Per ora, la procura di Monza non ha ancora deciso se rinviare a giudizio o archiviare il caso. Vagnoli attende la decisione del pubblico ministero dopo il deposito delle sue memorie difensive. Nel frattempo, il dibattito resta acceso sui social e nei media. C’è chi chiede chiarezza sulle responsabilità, chi mette in guardia dai pericoli della gogna mediatica.
Questa vicenda, che mette insieme giustizia, privacy e dinamiche dei social network**, continua a far discutere nel mondo culturale e nell’opinione pubblica. Solo nei prossimi mesi si capirà come andrà a finire e quali saranno le conseguenze per chi è coinvolto.
