Il mistero di Laura Casagrande: l’amica di Emanuela Orlandi sotto i riflettori delle indagini

Il mistero di Laura Casagrande: l'amica di Emanuela Orlandi sotto i riflettori delle indagini

Il mistero di Laura Casagrande: l'amica di Emanuela Orlandi sotto i riflettori delle indagini

Matteo Rigamonti

Dicembre 20, 2025

Roma, 20 dicembre 2025 – Laura Casagrande, 57 anni, è finita nel registro degli indagati con l’accusa di false informazioni ai pubblici ministeri nell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne sparita il 22 giugno 1983 a Città del Vaticano. A confermare la notizia sono fonti giudiziarie, che riportano al centro delle indagini una figura rimasta a lungo ai margini del caso, ma che è legata a uno degli snodi più discussi nei giorni subito dopo la sparizione.

Laura Casagrande: chi è e cosa c’entra con Emanuela Orlandi

Negli anni ’80, Laura Casagrande studiava al Pontificio Istituto di Musica Sacra “Tommaso da Victoria”. Lei era iscritta a pianoforte, mentre Emanuela Orlandi suonava il flauto traverso. Si incrociavano spesso alle lezioni di canto, ma senza mai diventare amiche strette. “Ci vedevamo a scuola, però non eravamo intime”, ha sempre detto Casagrande, che ora deve chiarire il suo ruolo in una storia che continua a suscitare domande.

Il nome di Casagrande riemerge con forza l’8 luglio 1983. Quel giorno, mentre i giornali cominciano a parlare di un possibile rapimento a sfondo terroristico, a casa sua arriva una telefonata anonima. Sono circa le 16 quando il telefono squilla: risponde la madre di Laura. Dall’altro capo, un uomo con un accento definito “mediorientale” detta un messaggio destinato all’Ansa. Parla di Ali Agca e dice che “la cittadina Orlandi attualmente non si trova in territorio italiano”, fissando anche un ultimatum per il 20 luglio. Laura prende appunti mentre la madre ascolta.

La testimonianza e le versioni che cambiano

Pochi giorni dopo, Casagrande racconta l’episodio alla trasmissione “Chi l’ha visto”. “Il messaggio diceva che Emanuela era stata presa solo perché era cittadina vaticana e che c’erano ancora venti giorni prima che fosse uccisa”, spiega davanti alle telecamere. “Mi ero spaventata, non capivo come avessero avuto il mio numero”.

Nell’agosto di quell’anno prova a spiegarsi: “Sicuramente durante l’anno scolastico le avrò dato il mio numero e l’indirizzo, scrivendoglielo su un foglietto”. Una versione che ribadisce anche nel luglio 2024 davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta: “Da piccola amavo scambiare lettere, le avevo scritto il mio numero perché l’anno scolastico stava finendo”. E torna sulla telefonata: “La voce era tra l’arabo e il mediorientale, incalzante, non riuscivo a seguire bene la dettatura”. Dopo quel contatto, dice, non ci sarebbero state altre chiamate o messaggi da chi sosteneva di avere Emanuela.

Il ricordo di una compagna e i sospetti degli investigatori

Dopo più di quarant’anni, Casagrande ricorda Emanuela come “una ragazza normale, semplice, come me”. E aggiunge: “Mi chiedo ancora come abbia fatto a fidarsi e andare via con qualcuno. Poteva succedere anche a me, anche se nessuno mi ha mai avvicinata”. Il suo ricordo si mescola alle ricerche frenetiche di allora e all’impegno della direttrice dell’istituto, suor Dolores Salsano, scomparsa nel 1988.

Oggi però i sospetti su Laura Casagrande si sono fatti più forti. Lo spiega il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, il senatore Andrea De Priamo: “Fu una delle prime audizioni della Commissione e ci sembrò molto contraddittoria, come se volesse sparire dalla scena”. Secondo De Priamo, gli accertamenti fatti finora indicano che Casagrande “potrebbe essere stata una delle ultime, se non proprio l’ultima persona a vedere Emanuela a Corso Rinascimento”.

L’inchiesta guarda a Laura Casagrande

Per questo – spiega ancora il presidente – il nome di Casagrande era già nella lista delle persone da risentire. Non è escluso che venga convocata “con l’esame testimoniale e non solo per una chiacchierata libera”. La sua posizione resta delicata: la testimonianza, giudicata dagli investigatori “contraddittoria”, potrebbe essere la chiave per chiarire uno degli aspetti ancora oscuri della vicenda Orlandi.

Nel frattempo, la procura va avanti su più fronti. Dalla perquisizione nella villetta di Mario Meneguzzi a Torano al ritrovamento di nuovi appunti su un cineforum, ogni dettaglio viene passato al setaccio. Ma è proprio la figura di Laura Casagrande – con quella telefonata anonima e le sue versioni che cambiano nel tempo – a catturare ora l’attenzione degli investigatori. Un pezzo del puzzle che potrebbe ancora una volta cambiare il volto delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.