L’orrore nascosto: anni di violenze e abusi documentati in chat con migliaia di uomini

L'orrore nascosto: anni di violenze e abusi documentati in chat con migliaia di uomini

L'orrore nascosto: anni di violenze e abusi documentati in chat con migliaia di uomini

Matteo Rigamonti

Dicembre 20, 2025

Aquisgrana, 20 dicembre 2025 – Un uomo di 61 anni, di Aquisgrana, è stato condannato a otto anni e mezzo di carcere per aver drogato e violentato la moglie, filmando gli abusi e diffondendo i video in chat frequentate da migliaia di persone. Secondo i giudici, i maltrattamenti sono durati dal 2018 al 2024 nell’abitazione della coppia, in un clima di violenza continua e nascosta.

Sei anni di orrori nascosti e la scoperta choc dei video

La storia è venuta alla luce solo di recente, grazie a una segnalazione anonima, rivelando una realtà agghiacciante: la donna veniva sedata con farmaci fino a perdere conoscenza, incapace di difendersi o capire cosa stesse succedendo. In quello stato, l’uomo ha compiuto ripetute violenza sessuali, riprendendo tutto col telefono. I video, secondo gli atti, venivano poi condivisi in chat online con migliaia di utenti, molti dei quali si scambiavano consigli su sostanze e dosi per annullare la volontà delle vittime.

Durante le indagini sono emersi dettagli inquietanti: nelle chat circolavano istruzioni precise su come sedare le donne, con nomi di farmaci, quantità e modi di somministrarli. “Era una vera comunità”, ha detto uno degli investigatori tedeschi, “dove non si scambiavano solo immagini ma anche tecniche per commettere questi crimini”.

La piattaforma di messaggistica al centro delle indagini

Il processo si è svolto quasi tutto a porte chiuse, per proteggere la privacy e la dignità della vittima. Fondamentale è stata la collaborazione della piattaforma di messaggistica usata dall’uomo: i gestori hanno fornito agli inquirenti dati e registri delle chat, aiutando a identificare il colpevole. “Senza l’aiuto della società che gestisce l’app”, ha ammesso il pubblico ministero, “avremmo avuto molte più difficoltà a scoprire chi fosse”.

La corte ha riconosciuto all’uomo vari capi d’accusa: stupro aggravato, lesioni gravi e violazione della vita privata, aggravata dalla diffusione delle immagini. La sentenza è arrivata dopo mesi di udienze riservate, durante le quali la donna – ancora sotto shock – ha deciso di non comparire in aula. “Non voglio più vedere quell’uomo”, ha detto ai suoi legali.

Un caso che riporta alla mente la vicenda Pelicot in Francia

Il fatto ha acceso un acceso dibattito in Germania, ricordando quello di Dominique Pelicot in Francia. Pelicot era stato condannato a vent’anni per aver drogato e violentato la moglie per anni, coinvolgendo altri uomini conosciuti online. Anche allora la scoperta era stata possibile grazie alla collaborazione tra polizia e piattaforme digitali.

Secondo fonti giudiziarie tedesche, il fenomeno delle chat dove si scambiano video e consigli su abusi sessuali è un problema in crescita. “Non si tratta più di casi isolati”, ha detto un portavoce della polizia federale, “ma di vere e proprie reti che sfruttano l’anonimato di internet”.

La vittima e il nodo della prevenzione

La donna, oggi seguita da psicologi e assistenti sociali, cerca di ricostruirsi una vita lontano da Aquisgrana. I suoi avvocati hanno chiesto la massima riservatezza sulla sua identità. “Ha vissuto sei anni d’incubo”, ha detto uno dei suoi difensori, “ora merita solo silenzio e protezione”.

Il caso riapre il dibattito sulla necessità di strumenti più efficaci per tenere sotto controllo le piattaforme digitali e fermare la diffusione di contenuti illegali. Le autorità tedesche hanno annunciato un aumento dei controlli sulle chat sospette e una collaborazione internazionale più stretta. Ma resta il grande interrogativo: come evitare che tragedie simili si ripetano, spesso in silenzio dietro le porte di casa? Una domanda ancora senza risposte facili.