Il risarcimento da un miliardo a Tim: la sorprendente decisione della Cassazione spiegata

Il risarcimento da un miliardo a Tim: la sorprendente decisione della Cassazione spiegata

Il risarcimento da un miliardo a Tim: la sorprendente decisione della Cassazione spiegata

Matteo Rigamonti

Dicembre 21, 2025

Roma, 21 dicembre 2025 – Il governo dovrà rimborsare a Tim oltre un miliardo di euro per un canone versato nel 1998 e considerato indebito. Lo ha deciso oggi la Corte di Cassazione, mettendo la parola fine a una battaglia legale che dura da più di vent’anni tra lo Stato e l’ex monopolista delle telecomunicazioni. La sentenza conferma in modo definitivo quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Roma lo scorso aprile.

Il caso del canone del 1998

Tutto ha origine da un contributo obbligatorio che Tim, allora divisa tra Telecom Italia e Telecom Italia Mobile, fu chiamata a versare allo Stato nel 1998. In quell’anno, dopo la liberalizzazione del settore, la legge finanziaria introdusse un nuovo sistema di contributi per gli operatori, calcolati sul fatturato e pensati per sostituire il vecchio canone di concessione. A Tim vennero chiesti 528,7 milioni di euro: 385,9 per Telecom Italia e 142,8 per Tim Mobile. Un importo che la società ha sempre ritenuto ingiusto.

Nei documenti del processo si legge che Tim presentò ricorso già nel 2000 contro il decreto sulle modalità di pagamento. Il caso finì al Tar del Lazio, che però sospese il giudizio e si rivolse alla Corte di Giustizia Europea. Nel febbraio 2008 arrivò la prima svolta: la Corte europea diede ragione a Tim, giudicando il canone “non dovuto” secondo le regole comunitarie.

Vent’anni di battaglie in tribunale

Nonostante la sentenza europea, nel dicembre 2008 il Tar del Lazio respinse la richiesta di rimborso. Tim non si diede per vinta e fece ricorso al Consiglio di Stato, che nel novembre 2009 confermò il no. Solo dopo una serie di passaggi tecnici e legali la questione arrivò alla Corte d’Appello di Roma. Qui, nell’aprile 2024, i giudici diedero ragione a Tim, ordinando allo Stato di restituire il canone versato.

La presidenza del Consiglio provò un ultimo colpo di coda con un ricorso in Cassazione. Oggi la Suprema Corte ha però “rigettato il ricorso della presidenza del Consiglio e confermato in via definitiva la sentenza della Corte d’Appello”, si legge nella nota diffusa da Tim questa mattina.

Un rimborso che supera il miliardo

La somma che lo Stato dovrà versare non si ferma ai 528 milioni iniziali. Nel conto finale ci sono anche interessi e rivalutazione monetaria, accumulati in ventisette anni. Tim comunica che il totale supera il miliardo di euro. Un esborso che il governo aveva già messo in preventivo: nella legge di bilancio è previsto un fondo ad hoc per affrontare cause legali pendenti, tra cui questa.

Fonti del Ministero dell’Economia assicurano che “la sentenza era attesa e non avrà effetti imprevisti sui conti pubblici”. Tuttavia, tra gli addetti ai lavori si sottolinea come questa vicenda sia un esempio lampante delle lungaggini della giustizia italiana e delle difficoltà nel gestire i rapporti tra Stato e grandi imprese.

Le reazioni: “Sentenza definitiva”

Tim, in una nota ufficiale, conferma di aver ricevuto comunicazione della sentenza e sottolinea che “il procedimento si è concluso con il rigetto del ricorso dello Stato”. Dal governo, nessun commento nelle prime ore dopo la decisione. Nei corridoi di Palazzo Chigi si respira però un certo rassegnato: “Dopo la sentenza della Corte europea era difficile aspettarsi un risultato diverso”, confida un funzionario.

La sede di Tim a Rozzano, vicino Milano, è rimasta silenziosa per tutta la giornata. Solo nel tardo pomeriggio alcuni dirigenti sono usciti senza parlare con i giornalisti.

Un precedente che fa scuola

La sentenza della Cassazione chiude un capitolo lungo e complicato nella storia delle telecomunicazioni italiane. E apre nuovi interrogativi su come lo Stato affronterà in futuro i rapporti con i grandi operatori privati. Per ora resta un fatto: dopo quasi trent’anni, la vicenda del canone del 1998 si chiude con una vittoria per Tim e un conto salato per le casse pubbliche.