Roma, 21 dicembre 2025 – L’iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali è stato confermato fino al 30 settembre 2028. Lo prevede il testo della manovra finanziaria, appena approvato dalla Commissione Bilancio e ora pronto per il voto in Aula. La misura, pensata per dare una mano alle aziende italiane, offre una maggiorazione variabile a seconda dell’importo investito e dell’origine dei beni acquistati.
Iperammortamento fino al 2028: ecco cosa cambia per le imprese
In pratica, chi investirà in beni strumentali tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 potrà contare su una maggiore deducibilità fiscale del costo. La percentuale varia: per investimenti fino a 2,5 milioni di euro la maggiorazione sarà del 180%; tra 2,5 e 10 milioni scende al 100%; mentre per chi investe da 10 a 20 milioni si ferma al 50%.
Attenzione però: il bonus riguarda solo i beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o nei Paesi dell’Accordo sullo Spazio Economico Europeo. Una scelta voluta, dicono fonti parlamentari, per sostenere la filiera industriale europea e evitare che gli incentivi finiscano per favorire acquisti da fuori Ue.
Le associazioni di categoria: un primo bilancio
“Un segnale importante per il nostro sistema produttivo”, ha detto Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, in una breve intervista nel pomeriggio. Per Fortis, la proroga dell’iperammortamento permette alle imprese di pianificare investimenti a medio termine, soprattutto in un periodo in cui la trasformazione digitale e quella green richiedono risorse importanti.
Anche Confindustria ha accolto positivamente la novità, pur segnalando qualche criticità. In una nota diffusa ieri sera, l’associazione ha chiesto “più chiarezza sui tipi di beni che potranno usufruire dell’agevolazione” e una semplificazione delle procedure burocratiche. “Le imprese hanno bisogno di certezze e di tempi rapidi”, si legge nel comunicato.
Innovazione e occupazione: cosa ci si aspetta
Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo Economico, la conferma dell’iperammortamento potrebbe spingere gli investimenti privati di circa 4 miliardi di euro all’anno tra il 2026 e il 2028. I settori più interessati? Meccanica avanzata, automazione industriale e tecnologie digitali.
“L’obiettivo è doppio”, spiega un funzionario del Ministero: “da un lato ammodernare gli impianti produttivi, dall’altro creare posti di lavoro qualificati”. Soprattutto le aziende più all’avanguardia – quelle che puntano su robotica, intelligenza artificiale e sostenibilità – dovrebbero trarre i maggiori vantaggi.
Le regole e le prossime mosse
La norma inserita nella manovra finanziaria dice chiaro che l’agevolazione vale solo per gli investimenti fatti dopo il 1° gennaio 2026 e completati entro il 30 settembre 2028. Restano fuori i beni comprati da fornitori extra-europei, una clausola che, secondo alcuni operatori, potrebbe penalizzare le imprese più internazionali.
Il testo finale della legge sarà discusso in Aula nei prossimi giorni. Non si escludono cambiamenti dell’ultimo minuto, soprattutto dopo le richieste delle associazioni di categoria che vorrebbero allargare il numero dei beneficiari. Per ora, però, il governo mantiene la linea della prudenza: “Serve un equilibrio tra sostegno alle imprese e sostenibilità dei conti pubblici”, ha confidato un esponente della maggioranza.
Un provvedimento molto atteso
L’iperammortamento, nato nel 2017 con il Piano Industria 4.0, è stato uno degli strumenti più apprezzati dalle imprese italiane per rinnovare macchinari e adottare tecnologie avanzate. La sua proroga fino al 2028 viene vista dagli esperti come un segnale di continuità nelle politiche industriali.
Resta da capire quale sarà l’effetto reale sulla produzione nazionale. Molto dipenderà dalla capacità delle aziende di sfruttare l’opportunità e dalla velocità con cui arriveranno i decreti attuativi. Intanto, il mondo delle imprese segue con attenzione i prossimi passaggi parlamentari.
