Israele dà il via libera a 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania: le implicazioni per la sicurezza e la pace

Israele dà il via libera a 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania: le implicazioni per la sicurezza e la pace

Israele dà il via libera a 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania: le implicazioni per la sicurezza e la pace

Matteo Rigamonti

Dicembre 21, 2025

Gerusalemme, 21 dicembre 2025 – Il gabinetto di sicurezza israeliano ha dato il via libera alla costruzione di 19 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata. Con questa mossa, il numero totale degli insediamenti approvati negli ultimi tre anni sale a 69. La notizia è stata diffusa oggi dall’ufficio del ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, che insieme al ministro della Difesa, Yoav Gallant, ha spinto per questa decisione.

Israele accelera: 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania

La riunione del gabinetto si è svolta nelle ultime ore, anche se il comunicato non specifica l’orario esatto. La decisione riguarda la zona che Israele chiama Giudea e Samaria, cioè la Cisgiordania. Qui vivono circa 3 milioni di palestinesi e più di 700mila coloni israeliani, secondo le stime delle Nazioni Unite aggiornate al 2024.

Il ministro Smotrich ha commentato senza mezzi termini: “Sul campo stiamo bloccando la nascita di uno stato terrorista palestinese. Continueremo a sviluppare, costruire e colonizzare la terra del nostro retaggio ancestrale, con la certezza di camminare sulla strada giusta”. Parole che rispecchiano la linea dura della destra religiosa israeliana, da sempre favorevole all’espansione degli insediamenti.

Tensione alle stelle: il contesto politico e le reazioni dall’estero

L’ok ai nuovi insediamenti arriva in un momento di forte tensione tra Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese. Negli ultimi mesi, gli scontri si sono moltiplicati, soprattutto nelle zone rurali a sud di Hebron e vicino a Nablus, tra coloni e palestinesi. La comunità internazionale, a partire dall’Unione Europea, considera queste colonie una violazione del diritto internazionale. Anche gli Stati Uniti, alleati di Israele, hanno espresso più volte “profonda preoccupazione” per questa espansione, temendo che allontani ancora di più la possibilità di una soluzione basata su due Stati.

Fonti diplomatiche europee a Tel Aviv avvertono che “questa scelta rischia di spegnere ogni speranza di dialogo”. Nabil Abu Rudeineh, portavoce dell’Autorità Palestinese, ha definito la decisione “una provocazione che azzera ogni residua fiducia nei negoziati”.

Sul terreno: cosa cambierà davvero?

Secondo Peace Now, gruppo israeliano contrario agli insediamenti, le nuove costruzioni saranno distribuite tra Ramallah, Betlemme e Jenin. Alcune sorgeranno vicino a villaggi palestinesi già segnati da tensioni. Si tratterebbe sia di piccoli insediamenti nuovi, sia di ampliamenti di quelli esistenti.

Il governo israeliano giustifica la scelta parlando di “sicurezza per i cittadini” e della necessità di rafforzare la presenza ebraica in zone strategiche. Ma l’ONU avverte che questa espansione rischia di rendere impossibile la soluzione dei due Stati, frammentando ancora di più il territorio palestinese.

Le voci dei protagonisti e il futuro incerto

Bezalel Smotrich, leader del partito Sionismo Religioso, ha ribadito: “Non ci fermeremo davanti alle pressioni internazionali”. Il ministro della Difesa Gallant non ha parlato pubblicamente, ma fonti vicine a lui dicono che la decisione è stata presa anche con l’ok dei vertici militari, per “motivi di sicurezza”.

Dal lato palestinese, la reazione è stata immediata e dura. Un abitante di Qalqilya, raggiunto al telefono, ha commentato: “È una dichiarazione di guerra contro il nostro popolo”. Le organizzazioni umanitarie temono che le tensioni aumentino, soprattutto con l’avvicinarsi delle festività natalizie, quando a Betlemme arriveranno molti pellegrini.

Un conflitto che si fa sempre più intricato

La questione degli insediamenti israeliani rimane uno dei nodi più difficili del conflitto mediorientale. Mentre il governo Netanyahu rafforza la propria posizione interna puntando sul consenso dei coloni, la distanza tra israeliani e palestinesi si allarga. Eppure, in mezzo a questo scenario complicato, resta – almeno sulla carta – la possibilità di tornare a negoziare. Ma oggi, tra nuove costruzioni e vecchie ferite mai chiuse, quella strada sembra più lontana che mai.