Padova, 21 dicembre 2025 – La Procura di Padova ha avviato un’inchiesta sulla morte di Luigina Niero, 74 anni, deceduta il 4 dicembre all’ospedale di Camposampiero dopo aver sopportato per due anni dolori alla schiena. Solo nelle ultime settimane le era stato diagnosticato un cancro. L’indagine, guidata dal pubblico ministero Marco Brusegan, vuole capire se ci siano stati ritardi nella diagnosi o errori medici che hanno ridotto le possibilità di cura.
Due anni di dolori, diagnosi arrivata tardi
Per quasi due anni, Luigina Niero ha convissuto con forti dolori alla zona lombare. Un malessere che, secondo i familiari, era diventato parte della sua vita quotidiana. “Non riusciva più a camminare come prima, si lamentava spesso”, racconta la figlia, che l’ha assistita negli ultimi ricoveri. Nonostante visite continue e vari accertamenti – anche approfonditi, dicono fonti sanitarie – nessuno era riuscito a trovare una causa precisa. Solo un paio di mesi fa, con nuovi esami, sono emerse metastasi multiple: il tumore era ormai in fase avanzata.
La Procura indaga, scatta l’autopsia
L’inchiesta della Procura di Padova si concentra sull’ipotesi di un errore nella diagnosi. Il pm Brusegan ha incaricato il medico legale Antonello Cirnelli di eseguire l’autopsia. Toccherà a lui stabilire se le metastasi erano già visibili prima e se una diagnosi più veloce avrebbe potuto cambiare il corso della malattia. Cirnelli avrà due mesi per esaminare tutta la documentazione clinica e gli esami degli ultimi anni.
Da ambienti giudiziari filtrano le prime indiscrezioni: si vuole capire se i sintomi siano stati sottovalutati o se non si sia fatto abbastanza per collegarli a un possibile tumore. “Vogliamo solo sapere se si poteva fare qualcosa di più”, confida il marito della donna, ancora molto provato.
Dubbi sui tempi della diagnosi
Il caso di Luigina Niero mette in luce alcune criticità nelle procedure adottate per diagnosticare dolori cronici alla schiena, soprattutto in persone anziane. Dalle prime ricostruzioni, la donna si era rivolta più volte al medico di base e agli specialisti dell’ospedale di Camposampiero. Gli esami – radiografie, risonanze magnetiche, analisi del sangue – non avevano mostrato nulla di anomalo fino all’autunno scorso.
Solo con il peggiorare della situazione e nuovi segnali clinici, sono stati fatti ulteriori accertamenti, che hanno portato alla scoperta delle metastasi. “Non è raro che certi tumori si manifestino con sintomi poco chiari”, spiega un oncologo dell’Ulss 6 Euganea, “ma è fondamentale valutare sempre il quadro nella sua interezza”.
Ipotesi di responsabilità medica
La Procura vuole capire se ci sono stati errori o negligenze da parte dei medici che hanno seguito Luigina Niero. In particolare, si indaga se una diagnosi più tempestiva avrebbe potuto migliorare le chance di cura o allungare la vita della donna. Al momento non risultano indagati, ma la posizione dei sanitari verrà valutata dopo le conclusioni del consulente tecnico.
I familiari hanno presentato un esposto dopo la morte della 74enne, chiedendo chiarezza sulle cause e sulle scelte terapeutiche degli ultimi mesi. “Vogliamo solo giustizia per nostra madre”, ha detto la figlia uscendo dal Tribunale.
Aspettando i risultati dell’autopsia
I risultati dell’autopsia saranno decisivi per capire se ci sono responsabilità. Il medico legale Cirnelli dovrà rispondere a domande precise: quando è comparso il tumore? Si poteva scoprire prima? E soprattutto, una diagnosi più veloce avrebbe cambiato l’esito?
Nel frattempo, Camposampiero resta sotto shock per questa vicenda. In paese, molti ricordano Luigina come una donna riservata ma sempre presente nelle attività della parrocchia. Ora la sua storia riapre il dibattito su come vengono gestiti i casi complessi in sanità e sull’importanza di ascoltare con attenzione i segnali dei pazienti più fragili.
