Sydney, 21 dicembre 2025 – Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha annunciato stamattina l’avvio di una verifica approfondita delle attività di polizia e dei servizi segreti, a una settimana dall’attentato che ha colpito la zona di Bondi Beach. La decisione, comunicata da Canberra, arriva in un momento in cui il Paese si interroga sulla capacità delle sue istituzioni di garantire la sicurezza nazionale in un clima sempre più teso.
Albanese ordina controlli serrati sui servizi di sicurezza
Il premier ha spiegato che il governo vuole capire se le forze dell’ordine e i servizi di intelligence abbiano i poteri e i mezzi necessari per affrontare minacce come quella che ha colpito la comunità ebraica di Sydney. “Dopo il terribile attacco antisemita a Bondi Beach, dobbiamo assicurarci che gli australiani siano davvero protetti”, ha detto Albanese in una nota diffusa alle 9.30 locali. La revisione coinvolgerà sia la Australian Federal Police sia l’ASIO, l’agenzia per la sicurezza interna, hanno fatto sapere fonti governative.
L’atmosfera resta tesa a Sydney. Le indagini sull’attentato – avvenuto sabato scorso intorno alle 19, vicino alla sinagoga di Bondi – continuano senza sosta. Gli inquirenti, guidati dal commissario Mark Rowley, hanno confermato che si tratta di un gesto motivato dall’odio religioso. “Stiamo cercando di ricostruire ogni dettaglio”, ha detto Rowley ai giornalisti davanti alla sede della polizia del New South Wales.
Un minuto di silenzio per le vittime: la comunità si unisce
Nel pomeriggio, Albanese ha pubblicato un messaggio su X (ex Twitter) rivolto a tutto il Paese. “Stasera, a una settimana dall’attacco terroristico di Bondi, osserveremo un minuto di silenzio e accenderemo una candela in memoria delle vittime”, ha scritto il premier. Il dolore nella comunità ebraica resta profondo: la sinagoga di Old South Head Road è ancora sotto controllo delle forze dell’ordine, mentre lungo il marciapiede si accumulano i fiori lasciati dai cittadini.
Lo shock non riguarda solo Sydney. “In tutto il Paese, il dolore è ancora forte”, ha ammesso Albanese, invitando gli australiani a ricordare insieme le vittime e a sostenere le famiglie colpite. La cerimonia si terrà alle 20 davanti al municipio di Waverley, con centinaia di persone attese. “Insieme combatteremo ogni forma di antisemitismo”, ha concluso il primo ministro.
Istituzioni in campo, società civile in allerta
La decisione del governo di rivedere i servizi di sicurezza ha ricevuto il plauso della comunità ebraica australiana. “È un segnale importante, ma ora servono azioni concrete”, ha detto Miriam Goldstein, presidente del Jewish Board of Deputies del New South Wales. Anche l’opposizione conservatrice ha dato il suo appoggio, chiedendo però più chiarezza sulle modalità della revisione.
Intanto, la polizia ha aumentato i controlli nei luoghi sensibili di Sydney e Melbourne. Pattuglie visibili davanti a scuole ebraiche, sinagoghe e centri culturali. “Non possiamo permetterci altri errori”, ha confidato un agente in servizio a Bondi Beach poco dopo le 11.30. Fonti investigative riferiscono che non sono emersi nuovi elementi sulla rete dell’attentatore, ma le indagini proseguono.
Una prova per il Paese: sicurezza e coesione messe alla prova
L’attacco di Bondi Beach – il più grave episodio antisemita degli ultimi anni in Australia – ha riaperto il dibattito sulla sicurezza interna e sulla capacità delle istituzioni di prevenire simili tragedie. Secondo i dati del governo, nel 2024 sono stati segnalati oltre 200 episodi di odio religioso, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente.
Le associazioni per i diritti civili chiedono che la risposta non si traduca in una stretta indiscriminata sulle libertà personali. “Serve un equilibrio tra sicurezza e rispetto dei diritti”, ha sottolineato il giurista David Rosenberg, docente all’Università di Sydney.
In serata, mentre le candele si accendono lungo la costa di Bondi e la gente si raccoglie in silenzio, resta forte la domanda su come l’Australia saprà reagire a questa ferita. Il governo promette vigilanza e unità: “Non daremo spazio all’odio”, ha ribadito Albanese. Ma la vera sfida è appena cominciata.
