Torino, 21 dicembre 2025 – Nel pomeriggio di oggi, il centro di Torino è stato teatro di scontri tra manifestanti e polizia, durante la protesta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. La questura ha riferito che undici agenti dei reparti mobili sono rimasti feriti, colpiti da oggetti lanciati da un gruppo di manifestanti incappucciati. Le tensioni sono esplose intorno alle 15, quando il corteo, partito da Palazzo Nuovo, ha raggiunto le vie del centro, degenerando in violenti confronti con le forze dell’ordine.
Pomeriggio di caos: scontri e feriti nel cuore di Torino
Il corteo, convocato alle 14.30 davanti a Palazzo Nuovo, ha radunato centinaia di persone, tra cui attivisti arrivati da Genova, Bologna, Milano e dal Nord-Est. In testa, un gruppo con il volto coperto ha provato a sfondare il cordone della polizia, lanciando bottiglie e altri oggetti. Gli agenti hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Le cariche si sono susseguite per diversi minuti: manganellate e colpi di bastone da entrambe le parti. Il bilancio, secondo la questura, è di undici poliziotti feriti, alcuni trasportati in ospedale per controlli.
Le reazioni politiche: Salvini, Tajani e Zangrillo entrano nel dibattito
La risposta politica è arrivata subito. In serata, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha pubblicato un duro post sui social: «Da una parte donne e uomini in divisa, che difendono la legalità. Dall’altra i soliti violenti, figli di papà frustrati e falliti, che oggi hanno mandato sette agenti all’ospedale. Lo sgombero di Askatasuna è solo l’inizio, RUSPE sui centri sociali covi di delinquenti!». Il messaggio ha subito scatenato un acceso dibattito tra chi sostiene la linea dura e chi la contesta.
Più misurato il tono del vicepremier Antonio Tajani (Forza Italia), che ha chiamato al rispetto della città: «I torinesi che vogliono lavorare e vivere in pace non stanno certo dalla parte di chi rompe vetrine, brucia auto e minaccia gli altri. Torino è una città di moderati e lavoratori, va rispettata anche dai centri sociali».
Non meno netto il giudizio del ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, presente oggi a Torino per un evento all’ospedale Regina Margherita: «Askatasuna un centro culturale? Balle. Era un covo di eversione. Lo sgombero è stata una buona notizia per Torino e per l’Italia».
Dalle strade di Torino la voce dei manifestanti e la solidarietà dei centri sociali
Durante la manifestazione, sui palazzi del centro sono state proiettate scritte contro il governo Meloni e il sindaco Stefano Lo Russo, definito «servo infame». Gli slogan scanditi dai manifestanti – “Aska non si tocca, lo difenderemo con la lotta” – hanno accompagnato tutto il percorso. In serata, i militanti di Askatasuna hanno annunciato nuove proteste: «La notte di Capodanno saremo in strada per inaugurare un anno di lotte». È già fissata un’assemblea per il 17 gennaio e un corteo nazionale il 31 dello stesso mese.
Solidarietà è arrivata anche da altri centri sociali, come il Leoncavallo di Milano, sgomberato ad agosto: «Quello che è successo a noi a Milano si ripete a Torino: decisioni calate dall’alto, imposte senza ascoltare il territorio. Lo sgombero di Askatasuna è un attacco a Torino, alla legittimità di protestare e al dissenso», si legge in una nota diffusa nel pomeriggio.
Sindaco Lo Russo: «Violenza inaccettabile, solidarietà a polizia e cittadini»
Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha condannato con fermezza la violenza degli scontri: «Vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà alle forze dell’ordine coinvolte, ai commercianti e a tutti i cittadini che hanno subito disagi, soprattutto a pochi giorni dal Natale». Lo Russo ha aggiunto: «Niente può giustificare la violenza e i danni. Sono comportamenti inaccettabili che mettono a rischio la credibilità delle rivendicazioni».
Torino resta in allerta: nuovi scontri in vista?
La tensione in città resta alta. I manifestanti hanno già annunciato altre iniziative nelle prossime settimane. La notte di Capodanno sarà un banco di prova importante per la sicurezza. Nel frattempo, la questura tiene alta la guardia: «Stiamo monitorando la situazione», spiegano fonti interne. Sullo sfondo, resta il nodo aperto del rapporto tra istituzioni e movimenti antagonisti, che a Torino, come altrove, continua a dividere politica e opinione pubblica.
