Prato, 21 dicembre 2025 – Riccardo Vannucchi, 59 anni, proprietario del laboratorio “Dari Caffè” a Prato, è stato arrestato pochi giorni fa con l’accusa di aver drogato e violentato una sua dipendente di 24 anni. Dai primi accertamenti dei carabinieri, l’uomo sarebbe un recidivo: diciotto anni fa era già finito in manette per un episodio simile, che aveva come vittima una giovane attratta da un falso annuncio di lavoro.
Il passato oscuro di Vannucchi: il caso del 2007
Nel giugno 2007, Vannucchi era stato arrestato con accuse pesantissime: tentato omicidio, sequestro di persona, furto e uso di documenti falsi. La vittima, una 26enne di Sesto Fiorentino, aveva risposto a un’offerta di lavoro come segretaria. L’appuntamento era fissato a un distributore di benzina, dove Vannucchi si presentò a bordo di un’Alfa 156 rubata al sindaco di Montale. Fingendosi un manager, convinse la ragazza a salire in macchina e la portò nella zona di Empoli.
Il racconto diventa drammatico: con la scusa di un colloquio di lavoro, la condusse a Querce, frazione di Fucecchio. Qui, secondo le testimonianze, avrebbe provato a strangolarla con una cravatta. La donna perse i sensi, si risvegliò legata con cavi elettrici. Fortunatamente un contadino, passando di lì, si accorse di quello che stava succedendo e intervenne. La ragazza riuscì a scappare. Vannucchi fu preso una settimana dopo a Colle Val d’Elsa. All’epoca, la notizia aveva creato grande allarme tra gli abitanti della zona.
L’ultimo episodio: la denuncia della giovane dipendente
Lunedì scorso, secondo gli investigatori, Vannucchi avrebbe chiesto alla giovane dipendente di fermarsi dopo il lavoro nel laboratorio di via Ferrucci. “Mi ha detto di restare per sistemare alcune cose”, ha raccontato la ragazza agli inquirenti. Poco dopo, le ha offerto una minestra. In quella zuppa, però, c’erano tracce della cosiddetta “droga dello stupro”, una benzodiazepina.
La ragazza è svenuta. Si è ripresa solo ore dopo, dentro al camper di Vannucchi, con addosso vestiti diversi da quelli con cui era arrivata. Confusa e impaurita, è riuscita a raggiungere l’ospedale Santo Stefano di Prato. Qui ha raccontato tutto ai medici e ai carabinieri. Gli esami non hanno trovato segni di una violenza sessuale tradizionale, ma le analisi tossicologiche hanno confermato la presenza della sostanza nel sangue.
Le prove al vaglio degli investigatori
Gli inquirenti hanno raccolto i filmati delle telecamere interne del laboratorio. Parte dell’abuso, secondo le forze dell’ordine, sarebbe stata ripresa proprio dai sistemi di videosorveglianza. “Abbiamo prove concrete che confermano la versione della vittima”, ha detto uno degli ufficiali dell’indagine.
Durante l’interrogatorio, Vannucchi avrebbe ammesso almeno in parte quanto successo. “Ha confermato alcuni dettagli”, riferiscono fonti vicine al caso. Nel frattempo, il laboratorio è stato sequestrato per ulteriori accertamenti.
Un profilo inquietante: recidiva e modalità simili
Dai documenti emergerebbe l’immagine di un uomo che pianifica con cura le sue azioni. In entrambi i casi – nel 2007 e ora – Vannucchi ha usato la promessa di un lavoro o il rapporto di fiducia per avvicinare le vittime. L’uso di sostanze sedative e la scelta di luoghi isolati sono elementi ricorrenti.
Per gli inquirenti, il fatto che fosse già stato condannato per reati simili è un’aggravante importante. “Ci sono segnali che indicano una pericolosità sociale”, ha spiegato una fonte della procura.
Prato sotto choc: reazioni e clima in città
A Prato l’arresto ha suscitato sgomento tra i negozianti della zona e i lavoratori delle attività vicine al “Dari Caffè”. “Non avremmo mai pensato una cosa del genere”, ha confidato una barista della via. Alcuni abitanti raccontano di aver visto spesso Vannucchi lavorare fino a tardi, ma nessuno aveva notato niente di strano.
Le indagini continuano per chiarire ogni dettaglio e capire se ci siano altri episodi simili nel passato dell’uomo. Nel frattempo, la giovane vittima è stata affidata a un centro specializzato per il sostegno psicologico.
La comunità resta in attesa degli sviluppi della giustizia, mentre il caso riapre il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla protezione delle persone più fragili.
